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Non farmi bastare il poco

Dio perfeziona tutto, ma desidera soprattutto perfezionare l’uomo; non obbligandolo o forzandolo, no; ma proponendogli di scoprire che sia stato creato per un amore senza confini, per molte più persone da amare, come Lui. Il perfezionamento dell’amore significa un amore disinteressato e totalmente gratuito. […] La gelosia di Dio consiste proprio in questo desiderio ardente che noi amassimo Lui e i fratelli, e confessassimo questo amore senza esitazioni. E chi non ha mai sperimentato almeno per una volta nella vita l’emozione, la gioia, la serenità, la libertà, la contentezza, il conforto, il piacere, la pace, il senso di appagamento, la sicurezza che innondano il cuore ogni qualvolta egli abbia confessato l’amore verso una persona vicina, attraverso gesti o parole?”  (Fra Lucian Iosif Dumea- Padre, fratello e amico)

Il “perfezionamento” dell’amore-sintagma che dovrebbe ricomparire perennemente come un leitmotif nella vita del cristiano, che per vocazione è portato a voler svilluppare un intelletto (l’intus legere, il leggere dentro) d’amore. Quell’intelletto che permetta di guardare e di amare oltre, con un amore che non sappia limitarsi all’io, ad un nucleo familiare ristretto, ad un gruppo delimitato di persone che vivono e pensano come noi, alla popria comunità che ognuno vorrebbe vedere crescere e fiorire. Tutte cose buone e giuste, che appagano il cuore, ma che non si vogliono sufficienti. Padre Lucian definisce quest’ insoddisfazine nel suo libro come il desiderio, la “sete di alture e di profondità”, una scintilla che “non si spegne mai, torna e ritorna di nuovo non per obbligarti, ma per liberarti”, la “pace che non da pace”, la “pace che ti fa vivere e sentire la vita”. San Francesco, sottolinea padre Lucian, ha colto nell’altro un dono e instancabilmente ha cercato di essere egli stesso dono per il prossimo; una donazine che nella condivisione diventa addirittura perpetuazione del miracolo della moltiplicazione.

Non permettere, mio Signore, che mi sia sufficiente vivere tra i confini, specialmente quando dietro ad essi vengono estraniati esseri umani come me, con la scusa patetica che ci mancano le politiche per tutelare persino “i nostri”. La società incita sin da piccoli ad essere sempre  forti, combattivi per non stare mai sotto nessuno, una nuova razza ariana del tutto uniforme educata a dominare, derubata dal  consenso verso le forme di empatia e delle particolarità. Si perde sistematicamente la coscienza del cielo e ci si contagia di polvere; non era proprio ciò che avevi in mente quando soffiasti vita su ciò che avevi creato... Ci invecchiano gli stereotipi del tipo “cosí si è sempre fatto, cosí fanno tutti”. Si invecchia anche nel non condividere il tempo, i sogni, e le idee.  Attorcigliati su noi stessi, sopraffatti da pensieri e preoccupazioni che racchiuse in maniera ermetica, finiamo per percepirle in modo del tutto ingigantito rispetto alla loro vera portata, sprecchiamo tempo in cui avremmo potuto amare, sorridere e... vivere. Ci dimentichiamo quasi di credere, di sperare, di respirare la vita che ci passa accanto. Non permettere che mi basti l’ossigeno di un perimetro limitato per riempire i polmoni tanto da poter respirare bene. Non lasciare che mi senti “a casa” solo tra le mura che circondano quelle poche cose che ho raccolto talvolta gelosamente; e non solo sotto il tetto che offre riparo e comodita’ alla mia famiglia. Fa che mi senti a casa ovunque avviene l’incontro e la condivisione attraverso i quali la famiglia diventa dono non soltanto per sè stessa: laddove in una parola, in uno sguardo, in un gesto possiamo sentirci in Tua presenza, in un Amore perfetto che avvolga il nostro.

Non farmi bastare il poco. Temo l’amore sterile, Signore, quando amare al singolare, amare dietro condizioni è diventato di moda. Quanto è bello il poter liberarsene dal proprio guscio! Il raggiungimento di una tale libertà non è indolore; come il bruco che lascia la crisalide, si necessita di tante piccoli morti: morire alle necessità superflue, alle cose che ingombrano e ci rendono un po’ schiavi, alla routine che crea un’irrisoria sensazione di sicurezza e conforto… Sono sterili gli occhi capaci di piangere soltanto le proprie sventure; quanto nonsenso dimora in noi le volte che ci sentiamo soli nelle nostre sofferenze, mentre per ragioni simili stanno sgorgando lacrime da migliaia di altri occhi. Non sappiamo e non vogliamo metterle insieme, pur consapevoli che cosí facendo, il loro peso diminuirebbe. E cosí anche le mani che abbracciano solo dietro una rigida selezione di convenienza, sono sterili, Signore. È sterile la preghiera che si innalza a Te solo per parlare di noi stessi. Diventano sterili anche le labbra che abbondano in parole di critica, di pretesa, le labbra che non sanno ringraziare. È’ sterile l’uomo in preda alla scontentezza di non avere ciò che pretende di meritare, ci rendono sterili il nostro sconfinato egoismo, gli affanni, il saper esserci solo per un piccolo microcosmo. Non solo l’uomo vive in profoda disarmonia con Te, ma trasforma la sua esistenza in una tremendamente triste. Con quanta pazienza guardi verso la nostra piccolezza quando siamo convinti di poter portare la nostra anima su vette alte, guidati dall’orgoglio di farcela da soli… Cosa può germogliare di buono il cuore dell’uomo che si rispecchia sempre in sè stesso? L’anima cresce in Te, ma non indipendentemente dal confronto con l’altro, anche quando l’altro è molto diverso da noi.  Diceva Jung che persino ciò che degli altri ci irrita, può  portarci alla comprensione di noi stessi.  Alziamo invece muri di pietra che fanno più male a noi e non a chi ha sbagliato, mentre l’orgoglio ci rammenta sempre la ferita dolente  e mai tutto ciò che ci ha uniti. Se Tu facessi questo con noi, anche per un solo istante, saremmo persi.  Usiamo invece la “debita distanza” anche quando questo fa male e lascia le cose sospese in maniera inerte nello stesso stato di conflitto, delusione, dolore, invece di sanare il cuore ed i rapporti con un perdono, con l’oblio, che ci libererebbe di tutto. Se solo lo volessimo davvero...

Ho paura del tempo che passa senza fruttificare in alcun modo; di guardare con gli occhi presi in prestito, di sentire con il cuore del mondo.  Non farmi bastare il poco, mio Signore. Il mio cuore vuole avere qualche pulsazione del Tuo... “La vita  è gratificante e bella solo quando è condivisa. L’uomo dona senso alla sua esistenza solo quando vive accanto agli altri, per gli altri. Il senso della vita su questa terra è quello che l’uomo impari ad amare.” Semina dentro di me il desiderio incessante di incontrati tutti i giorni in coloro che incrociano il mio cammino, per toccarti in loro, per ascoltarti in loro, per amarti in loro, per lasciarmi amata attraverso loro.

Il segreto della felicità consiste nelle nostre azioni concrete di carità indirizzate verso gli altri, piccole e semplici che siano... anche solo un sorriso, anche solo una breve e povera preghiera. La nostra felicità consiste nel far felici coloro attorno a noi, attimo per attimo. Solo quando avremmo cercato la felicità della’altro, troveremo la nostra.” (Fra Lucian Iosif Dumea- Padre, fratello e amico)

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Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere fotocopiata, riprodotta, archiviata, memorizzata o trasmessa in qualsiasi forma o mezzo – elettronico, meccanico, reprografico, digitale – se non nei termini previsti dalla legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni ed integrazioni. E’ consentito riprodurre l’opera a condizione che sia integrale (o in parte) e che sia citato l’autore e la fonte (www.buonanovella.info) a cappello dell'articolo citato.

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Io… e la Tua Passione

In questo tempo di grazia, Signore, viene ancor più forte il desiderio di immergersi in quell’immenso atto d’amore consumato sulla croce, di lasciarsi stupiti dalla sua grandezza. Vivere la passione non è un esercizio intellettuale, di memoria e immaginazione, ma partecipazione reale. Cosa provavi sulla croce più di duemila anni fa? Quello che provi ogni qualvolta vieni schiacciato dal peso delle infiniti croci sulle quali quotidianamente e in modo spietato ti inchiodiamo: tanto dolore. Cos’è cambiato da allora Signore?

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In deserto

I Domenica del Tempo di Quaresima

Mt 4, 1-11

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».

Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».

Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».

Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Prendi la tua croce e seguimi

La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio

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Amo il nostro silenzio

"Guarda come la natura cresce in silenzio; guarda le stelle, la luna, il sole muoversi in silenzio. Abbiamo bisogno di silenzio per riuscire a toccare le anime."

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Ciao Michele, c’è ancora speranza…

Ciao Michele, ti starai chiedendo con quale presunzione e da quale alto piedistallo ti scrivo queste parole, nessuna presunzione, nessun piedistallo, sono una ragazza semplice, ho vent'anni e oggi credo nella vita.

Vent’anni… forse sono troppo pochi per poter dire qualcosa, ma alla fine, come hai detto tu, i limiti sono soggettivi. Anche io, come te, posso annoverare piccole o grandi liste di errori, di tentativi falliti, e anche io, come te, sto cercando di darmi uno scopo, sto tentando di collocare la vita dentro un senso che le possa dare una direzione. Hai ragione, le domande non finiscono mai, così come non finiscono gli sforzi, i dubbi, le critiche, i sentimenti non ricambiati, i risultati non ottenuti, non finiscono mai le attese degli altri, gli standard che incasellano in tabelle anonime, create sul parametro dell’efficienza e escludenti l’unicità, la bellezza, la rarità che ogni persona porta con sé. Hai ragione, questa realtà non premia i talenti, la sensibilità, non valorizza i sogni, da questa realtà non si può pretendere niente, né sicurezze, né riconoscimenti, né un ambiente stabile.

Hai ragione Michele, questo mondo non era quello che ti doveva essere consegnato e nessuno poteva costringerti a rimanere, però se ti avessi conosciuto ti avrei chiesto di restare, ti avrei chiesto di provare a costruirlo insieme quel mondo che sognavi, che speravi, che per diritto ti doveva essere dato.
Hai ragione, non ci sono le condizioni per imporsi, volevi il massimo e non il minimo, ma il massimo non era a tua disposizione. Chi ti potrebbe dare torto Michele?

Eppure, se oggi fossi qui, non esiterei a dirti che c’è ancora speranza. Siamo noi quella speranza Michele, persone semplici che hanno dei sogni, spesso insultati, derisi, calpestati, persone semplici che ogni giorno provano a creare, con fatica, quello spazio che non ci viene dato. Siamo noi quella speranza Michele, persone giovani alle quali, quotidianamente, viene sottratta la speranza verso un futuro che oggi, più che mai, non è a misura nostra.

Oggi credo nella vita, non era così fino ad un paio di anni fa, quando anche io, come te, preferivo lasciare questo mondo, un mondo che non sentivo più mio, dove non c’era posto per me, per le mie attese, i miei desideri.
È stata proprio quella vita, alla quale non credevo più, a pormi accanto qualcuno capace di vedere le cose diversamente, capace di opporre, al mio scorgere solo un’uscita di emergenza, un plurale che apriva la possibilità a più uscite di emergenza, che non fuggivano dalla vita, ma che erano pronte a scommettere di nuovo sulla vita.

Oggi credo nella vita, credo anche in questo mondo incapace di sperare e di aiutare a sperare. È proprio questo mondo, che non ha il diritto di rubarci la speranza, ad aver bisogno della nostra speranza. Prima o poi, questo mondo si renderà conto che il suo futuro eri tu Michele, e le tante persone che, come te e me, non accettano il compromesso, quello stesso compromesso che vorrebbe ridurre la singolare unicità di ognuno a normalità senza nome né volto.

Ai tanti Michele che, come te, si sentono traditi e accantonati, vorrei dire: costruiamolo insieme questo nostro spazio, questo nostro futuro che ci viene rubato. Oggi credo nella vita… c’è ancora speranza e quella speranza eri tu Michele, quella speranza siamo noi!

(Link alla lettera di Michele, scritta da lui prima del suicidio: Vai alla lettera)

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Sei un tesoro

Un uomo non credendo al suo valore, alla sua preziosità, era fuggito da Dio. Ascoltando le voci che lo giudicavano in base ai criteri dell’apparire si era cacciato in una buca e si era ricoperto di fango e terra. Triste, depresso, si cibava dei vermi e dell’acqua che cadeva dal cielo.

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E il verbo si è fatto carne

Mio Signore, instancabile ti riveli nascondendoti e ti nascondi rivelandoti al mio cuore assettato di te; un cuore che ti invoca senza sosta e che, con la stessa assiduità inciampa in polvere e nulla, eleva confini di terra e fumo, allontanando l’anima dalla sua sorgente di pace, sollievo e ristoro. Semini nell’essere umano la sete di assoluto, sete di te, sin dal primo respiro è questo che ci salva.

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