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50 sfumature di Vangelo - 2 settimana

I vangeli contengono una quantità di particolari che spesso sfuggono a una lettura superficiale. Piccole sfumature magari, ma utili per comprenderlo e apprezzarlo in pienezza. Ho deciso di dedicare cinque articoli ai vangeli delle cinque domeniche di quaresima, svelando per ciascuno dieci sfumature, a partire dalle parole che tornano più spesso nel testo.

La seconda domenica di quaresima ci presenta Gesù trasfigurato:

  1. Gesù. È il grande incompreso. Qui lo vediamo condurre i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni “in disparte”: quando gli evangelisti usano questa espressione vogliono indicare ostilità e incomprensione nei confronti di Gesù e del suo messaggio.
  2. Figlio. “Questi è il Figlio mio”: è la voce che risuona dalla nube, “Figlio dell’uomo” è il modo in cui Gesù parla di sé. Due espressioni diverse, entrambe però hanno a che fare con l’identità di Gesù, aggiungono un particolare per avvicinarsi a comprendere chi Egli sia e quale sia la sua missione.
  3. Mosè. Per gli ebrei è il grande legislatore. Al tempo di Gesù, molti intendevano il messia atteso come un nuovo Mosè che avrebbe restaurato e fatto rispettare la Legge. Ma una fede fatta di leggi e regole da osservare non parla al cuore dell’uomo.
  4. Elia. Tra i più grandi profeti, si era distinto per il suo zelo: aveva ucciso infatti 450 sacerdoti di un’altra divinità. Per molti, il messia doveva imporre la Legge con la violenza, cancellando i nemici della vera religione. C’è da chiedersi quale immagine di Dio avessero… e questa domanda riguarda anche noi! In quale Dio crediamo?
  5. Pietro. Forte come roccia… o duro come pietra? Quante volte Pietro è di scandalo (cioè sasso su cui si inciampa!) per la sua mentalità ottusa, le sue idee… Che fatica cambiare idea… che fatica cambiare mentalità, fare cioè quella metànoia di cui parla il Vangelo…
  6. Monte. È il luogo della condizione divina, luogo in cui Dio si manifesta. Per incontrare Dio bisogna alzare gli occhi dal proprio ombelico, mettersi in cammino, un cammino in salita, che però garantisce un incontro vero con Dio.
  7. Nube. Nell’Antico Testamento è immagine della presenza divina, fin dal libro dell’Esodo, in cui la vediamo accompagnare il popolo d’Israele fuori dalla schiavitù d’Egitto. Dio è presente nella nostra vita, a volte in modo misterioso.
  8. Morti. Gesù parla ai suoi discepoli della sua morte e resurrezione, ma essi sembrano non sentirci da quest’orecchio! Cosa vuol dire risorgere dai morti? Al tempo di Gesù c’era dibattito su tale questione. Forse anche oggi dobbiamo chiarirci le idee, se è vero che diversi cristiani credono nella reincarnazione…
  9. Voce. Dio parla! Siamo pieni di parole, messaggi che ci riempiono la testa e occupano il cuore. Non sappiamo più ascoltare. Bisogna fare silenzio, ritrovare quell’ascolto che è dimensione fondamentale di ogni esperienza religiosa.
  10. Vesti. Sono le stesse che troveremo, intrise di sangue, sul Golgota (“si divisero le sue vesti”). Non si arriva alla resurrezione se non passando per il sepolcro. Credere nella resurrezione significa accettare la propria morte, convivere con essa, per quanto sia umanamente difficile. Solo così è possibile vivere la resurrezione e gridare, con Paolo: “Dov'è, o morte, la tua vittoria?”.

Buon cammino!

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Ultima modifica ilMercoledì, 11 Marzo 2015 09:21
Irene Tonolo

Sono insegnante di Religione nella scuola superiore, con una lunga esperienza nell'animazione dei giovani e giovanissimi, esperienza che ho tralasciato per dedicarmi alla famiglia (sono moglie e madre), ma che mi ha segnato profondamente e mi guida ancora oggi nel mio lavoro.




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