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Abramo, l'assurdo sensato

Non vi pare assurdo Abramo? …leggere la sua storia non può che suscitare in noi la sensazione del: “non è possibile!”.

Eppure, dopo undici capitoli di Genesi, è il primo personaggio che incontriamo del quale possiamo non escludere la storicità. Nessuna fonte extrabiblica ci parla della sua esistenza, ma niente la negherebbe, ed il contesto socio-culturale in cui si innesta la sua vicenda, così come la Scrittura ce lo presenta, corrisponderebbe molto bene a ciò che la storia ci testimonia riguardo al II millennio prima di Cristo, epoca in cui, appunto, ci troviamo con il nostro Abramo.

Certamente non sarà sufficiente un solo incontro con quest’uomo singolarissimo; dialogheremo con lui e con le figure che gli sono accanto a più riprese. Tuttavia già l’irruzione della sua storia in Gn 12 in modo così netto, quasi “violento”, ci lascia sorpresi! Si interrompono all’improvviso le genealogie, che accompagnavano lentamente le presentazioni di tutti gli altri personaggi ed accade qualcosa di nuovo, come una chiave di volta: si impone una voce, quella di Dio, che comanda perentoriamente ad un uomo, Abram, di andarsene dalla sua terra, Ur dei Caldei: “Disse il Signore ad Abram: Vattene…”. Siamo di fronte ad un uomo ricchissimo, pieno di beni e di proprietà, realizzato e sicuro, sposato con una donna bellissima, signore di molti servi, politeista, per giunta settantacinquenne. Come può una voce, tra le mille altre, avere una tale autorevolezza e potenza da imporre una richiesta così terribilmente radicale e non venir respinta ma accolta?  Assurdo il comando di Dio, ma assurda anche l’accoglienza di Abram.

Eppure c’è qualcosa che non può sfuggirci: tutta questa pagina non fa altro che ruotare attorno ad un “io-tu”, dialettica continua di ogni incontro che si trasforma in relazione. Siamo, cioè, di fronte all’inizio di una vera e propria relazione tra Dio ed Abram, nella quale l’iniziativa è partita da Dio stesso che sradica letteralmente l’uomo per metterlo in cammino…verso dove? Non si sa neanche questo! L’importante è solo rimettersi in cammino, in un’apparentemente assurdo passaggio dalla massima sicurezza alla massima insicurezza. Quanta resistenza suscita questo pensiero nel cuore dell’uomo! Muovere passi senza sapere la meta, solo ascoltando una voce che si è fatta sentire nella nostra storia, attraverso la nostra vita, più forte delle altre voci.

Eppure, dicevamo, è qui che inizia la relazione che, nel tempo, renderà Abramo “l’amico di Dio”, come lo chiama la Scrittura. E vediamo quest’amicizia nascere dalla scintilla di una fiducia reciproca totale: come il sentimento opposto, quello cioè di sfiducia, soffoca e rattrappisce ogni legame, così la fiducia dà respiro, fa crescere e rallegra ogni amicizia che voglia autenticamente dirsi tale. Non che l’assurdo si sciolga, perché qui come in molti altri frangenti della storia di Abramo, veramente il tutto è paradossale; ma la fiducia o meglio il “far credito” (così andrebbe intesa la “fede” attribuita ad Abram se risaliamo al testo ebraico) ha in sé la capacità di rendere l’assurdo sensato, di donare, cioè, un “verso” anche a ciò che sembra non averlo, riempiendo di sicurezza anche l’incertezza totale.

A questo punto del viaggio l’importante non è la mèta, ma solo camminare, uscire dalla propria terra e parentela, iniziare qualcosa di nuovo, sostenuti non dai propri beni, ma da una relazione fondamentale nel cui orizzonte più grande si muovono i passi.

A questo punto del viaggio “si fa credito” a Dio, con l’impressione di rischiare di perdere tutto, e scoprendo, invece, che si è ricolmati strada facendo di benedizioni che superano infinitamente le proprie migliori attese.

“Allora Abram partì…”

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Ultima modifica ilMartedì, 17 Dicembre 2013 12:04
Stefania Baglivo

Studentessa presso l'Istituto di Scienze religiose in Assisi. Lavora nel Centro d'accoglienza della Caritas diocesana di Assisi e sta imparando dai poveri a conoscere Dio.




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