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Le origini cristiane dell'Albero di Natale

L'albero: un simbolo per tutti
 
L'albero è sempre stato simbolo di vita per tutte le culture, ancora prima della nascita del Cristianesimo, poiché la sua immagine, così come quella dell'uomo eretto, unisce terra e cielo perché rinnova la sua vita ogni anno dopo un'apparenza di morte: l'albero è la più diffusa e chiara immagine del rinnovarsi della vita. Nelle religioni più volte si trova un albero sacro, depositario della vita. Yggdrasil era l'albero sacro dei Germani settentrionali, i Maya conoscevano un albero sacro che cresce al centro del mondo, Tammuz era il dio sumero della vegetazione, venerato come albero della vita; per gli Egiziani l'albero sacro allatta il faraone ed è garanzia di vita ultraterrena. Nella Bibbia l'Albero della Vita o della Conoscenza cresceva nel giardino dell'Eden. "L'albero in senso generale celebra l'unione tra terra e cielo per via delle radici piantate al suolo e i rami rivolti verso il cielo." (A.De Gubernatis in Storia Comparata degli usi natalizi, Forni, Bologna, 1986).
 
L'albero: l'ambito cristiano

L'usanza di avere e decorare un albero durante l'Avvento in preparazione alle feste di Natale, è entrata largamente nelle case cristiane. Lo troviamo nelle chiese, nelle strade, nei negozi ed anche sui giornali, senza però, uno speciale riferimento cristiano.
Sembra che l'albero si presenti come alternativa al presepe di tradizione latina o, come alcuni dicono, come simbolo delle feste invernali e del nuovo anno. Invece pochi simboli, sono tanto antichi e così specificatamente cristiani come l'albero di Natale, visto che il suo obiettivo è stato sempre quello di ricordare ai fedeli che Cristo, nato per noi in Betlemme di Giudea, è il vero Albero della vita (Ap 2,7), l'Albero dal quale l'uomo fu separato a causa del peccato di Adamo (Gn 2,9).
Dal punto di vista prettamente storico, questa usanza risale alla Germania del XVI secolo. Esistono decine di leggende diverse fra loro in merito, ma nessuna comprovata in via ufficiale. Tuttavia ne esiste una, che risale a molti secoli prima, tra le più accreditate per via di scritti e testimonianze nelle quali si attribuisce a S.Bonifacio, il merito della nascita di questa usanza. (cfr. Epistole - Die Briefe des heiligen Bonifatius und Lullus, a cura di M. Tangl, Berlin, 1916)
 
La leggenda che lega l'albero di Natale a San Bonifacio
Si racconta che S. Bonifacio, apostolo della Germania, nell'intenso lavoro missionario realizzato ad Hessen, osò abbattere, nell'anno 724 la "Sacra Quercia del Tuono di Geismar" , che i locali utilizzavano per adorare il dio Donar (Thor). Il Santo, con un gruppo di discepoli, arrivò nella radura dov'era la "Sacra Quercia" e, mentre si stava per compiere un rito sacrificale umano, gridò: «questa è la vostra Quercia del Tuono e questa è la croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio Thor». Presa una scure cominciò a colpire l'albero sacro. Un forte vento si levò all'improvviso, l'albero cadde e si spezzò in quattro parti. Dietro l'imponente quercia stava un giovane abete verde.
San Bonifacio si rivolse nuovamente ai pagani: «Questo piccolo albero, un giovane figlio della foresta, sarà il vostro sacro albero questa notte. È il legno della pace, poiché le vostre case sono costruite di abete. È il segno di una vita senza fine, poiché le sue foglie sono sempre verdi. Osservate come punta diritto verso il cielo. Che questo sia chiamato l'albero di Cristo bambino; riunitevi intorno ad esso, non nella selva, ma nelle vostre case; là non si compiranno riti di sangue, ma doni d'amore e riti di bontà».
Il santo vescovo, fece costruire con quel legno una cappella in onore di S. Pietro e, al suo posto, piantò un abete in onore di Gesù Cristo.
 
Questa leggenda, apparentemente insignificante, segnò un taglio decisivo al paganesimo della regione. Da quel momento il cristianesimo si andò inculturando, e le antiche usanze continuarono ad esistere avendo però nuovi significati. Questo modus operandi di evangelizzazione per "cristianizzazione" della cultura popolare, è tipico dell'azione missionaria cristiana, ed è uno degli aspetti che conferma la veridicità del racconto di S.Bonifacio. Cade l'albero dell'idolatria, ma si acquista l'Albero della Luce. Un altro vescovo, S.Barbato di Benevento, replicherà il gesto di condanna dell'idolatria di S.Bonifacio, mediante l'abbattimento di un palo.
 
Nel secolo VII i Longobardi governavano il Ducato di Benevento guidati dal duca Romualdo, battezzato, che però sacrificava ancora al "culto del palo" in una setta chiamata Vipera e per questo motivo fu aspramente rimproverato dal nostro Santo. Ciò nonostante, col passare dei sacrifici, il simulacro della Vipera fu innalzato sopra una colonna, davanti alla quale i Longobardi, benché battezzati, usavano chinare il capo in segno di riverenza e di rispetto verso le tradizioni dei loro avi tutte le volte che vi passavano. S.Barbato pregò il Signore di cessare l'abominio di questo culto. Questa colonna cadde in terra nel 990, allorquando un terribile terremoto distrusse quindici torri e provocò la morte di centocinquanta persone.
 
Questa di S.Barbato, negli elementi presentati dalla vicenda, fu ritenuta valida dagli studiosi per accreditare veridicità alla leggenda di S.Bonifacio.
La decorazione di un albero con luci, si inserì nei riti di "rigenerazione" della luce quando, passato il solstizio, i giorni si ricominciavano ad allungare. Queste pratiche dell'albero della luce (Lichterbaum) erano proprie dell'ambiente scandinavo e tedesco e si inserirono nelle credenze di quei popoli, che pensavano che le piante sempreverdi avevano il potere di scongiurare gli spiriti cattivi che si agivano nelle oscure giornate invernali; a differenza dei cristiani, che credendo in Colui che brilla nelle tenebre, viene riconosciuto dal popolo per mezzo dello splendore della sua luce. In questo contesto, S. Bonifacio (inglese di provenienza ma romano di formazione), portò a termine una delle più grandi azioni missionarie della storia della Chiesa e la cui opera fu un fattore decisivo per lo sviluppo del cristianesimo in Europa.
 
L'albero: storicamente parlando

Tra i primi riferimenti storici alla tradizione dell'albero di Natale, la scienza, attraverso l'etnologo Ingeborg Weber-Keller, ha identificato una cronaca di Brema del 1570 che racconta di un albero decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. Ma è la città di Riga, capitale della Lettonia, a proclamarsi sede del primo albero di Natale della storia: nella sua piazza principale si trova una targa scritta in otto lingue, secondo cui il "primo albero di capodanno" fu addobbato nella città nel 1510. (cfr. Die deutsche Familie. Versuch einer Sozialgeschichte (= Suhrkamp-Taschenbuch. Bd. 185).Suhrkamp, Frankfurt am Main 1974) L'albero viene introdotto in Inghilterra nel secolo XVIII. Dall'Inghilterra arriva agli Stati Uniti, dove troviamo il primo albero adornato in una via pubblica a Boston (1912). Per influenza nord-americana torna in Europa e diviene molto popolare nei nostri paesi. A Roma figura, con Papa Giovanni Paolo II, insieme alla rappresentazione della grotta di Betlemme, davanti alla Basilica Vaticana.

L'albero: un simbolo Protestante ?

L'albero e il presepe coesistevano pacificamente nel centro Europa fino alla riforma protestante. L'influenza della predicazione iconoclasta dei luterani arrivò ad eliminare il presepe in favore dell'albero. In contrasto con il vuoto dovuto alla soppressione dell'immagine della Natività e per lottare contro una visione unicamente pagana dell'albero, si diffusero molteplici e belle leggende in favore dell'abete. Indiscutibilmente, l'albero santo – come lo si è denominato - si impose con forza. Abbiamo notizia del popolo di Selestat in Alsazia in cui il Natale, nel 1521, si celebrava adornando l'albero. Anche a Strasburgo, a partire dal 1605 si diffuse l'usanza di collocare regali e dolciumi ai piedi del pino. Questi dolci erano fatti con latte e miele, evocando così la Terra Promessa (Es 3,8) e dando l'accesso all'albero della Vita (Ap 22,14) simbolo di Gesù Cristo. (A.De Gubernatis in Storia Comparata degli usi natalizi, Forni, Bologna, 1986)
 
L'albero: dicono di lui
 
Papa Francesco : ''Anche oggi Gesu' continua a dissipare le tenebre dell'errore e del peccato, per recare all'umanita' la gioia della sfolgorante luce divina, di cui l'albero natalizio e' segno e richiamo''.

Benedetto XVI : "L'albero di Natale arricchisce il valore simbolico del presepe, che è un messaggio di fraternità e di amicizia; un invito all'unità e alla pace; un invito a far posto, nella nostra vita e nella società, a Dio, il quale ci offre il suo amore onnipotente attraverso la fragile figura di un Bimbo, perché vuole che al suo amore rispondiamo liberamente con il nostro amore".
  
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Ultima modifica ilVenerdì, 20 Dicembre 2013 19:05
Giovanni Isidori

Studente di Sacra Teologia all'Istituto Teologico di Assisi.

Ausiliario alla Sicurezza presso la Basilica di San Pietro in Vaticano.

Cantore nel coro-guida "Mater Ecclesiae", coro gregoriano di risposta nelle celebrazioni presiedute dal Sommo Pontefice.

Sito web: https://www.facebook.com/giovanni.isidori



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