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Amare da Dio

Amare è la vocazione principale dell’uomo, di ogni uomo. Nel tempo si è cercato di raccontare cosa fosse l’amore, consumando fiumi d’inchiostro nel tentativo di definire questo sentimento umano che sembra essere sempre oltre la definizione, inafferrabile.

Noi sappiamo che ‘Dio è amore’ e forse per questo non si può circoscrivere e nemmeno dire qualcosa di definitivo su di lui.

Non voglio fare un trattato teologico/filosofico sull’amore (anche perché non ne sono capace) ma solo una piccola riflessione partendo da quello che per me meglio definisce cosa sia l’amore e cosa vuol dire amare:

Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt 7,12)

Da questo principio, da questa fonte scaturisce una norma che da sola, se applicata, sarebbe il più grande motore dell’armonia tra ogni uomo, renderebbe il mondo davvero una grande famiglia! E’ la cosiddetta “Regola d’Oro”, è amare ‘come se stessi…’

Vi faccio notare che questa regola ha una portata eccezionale, ha in germe una rivoluzione incredibile. Chiede di amare per primi! Chiede di amare da Dio! Chiede di fare anzitutto un esame di coscienza (e quindi una buona conoscenza di se) su cosa desidero per me, quale ‘coccola’ mi piacerebbe mi fosse fatta, cosa mi rende felice, di cosa ho bisogno… e a partire da questo essere attento all’altro, anticipare le sue esigenze, stupirlo con queste premure, con queste attenzioni. Funziona anche al negativo sapete? Quello che mi fa male, che mi dispiacerebbe fosse fatto a me starò attento a non farlo a chi incontro, agli altri. Ho banalizzato tanto ma spero che la vostra fantasia e il vostro desiderio di amore vi susciti propositi e riflessioni più profondi.

Chiara Lubich dice: “Nell’amore umano, in genere, si ama perché si è amati: e anche quando l’amore è bello, si ama nell’altro qualcosa di se. C’è sempre qualcosa di egoistico nell’amore umano, oppure si attende ad amare quando l’interesse ci porta ad amare.

L’amore divino soprannaturale, invece è gratuito! Ama per primo.

Se vogliamo quindi lasciar vivere l’uomo nuovo in noi, se vogliamo lasciare accesa in noi la fiamma dell’amore soprannaturale, dobbiamo anche noi amare per primi”.

Anticipare all’altro quell’amore di cui noi stessi abbiamo bisogno, questo ci rende davvero felici! Perché stiamo imitando Dio. E quando ami così attiri lo Spirito Santo che ti accende il desiderio di farlo ancora, di farlo meglio, di andare oltre! E bruci e ti consumi ma sei felice! Entri nella logica del Vangelo che dice ‘Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48)

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Ultima modifica ilVenerdì, 30 Gennaio 2015 23:21
Agostino Di Meglio

Agostino Di Meglio, classe '74, vivo a Roma dove lavoro come consulente web in una società di informatica. Ho frequentato i primi due anni dell'Istituto Teologico di Assisi. Ho tante passioni tra cui il mare... mi richiama tanto l'infinità di Dio e del suo Amore! Sono innamorato della vita e sono sempre in ascolto di essa, perchè è maestra e perchè è uno dei mezzi privilegiati attraverso cui Dio mi parla.

Sito web: buonanovella.info
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1 commento

  • Paolo Morandi
    Paolo Morandi Sabato, 31 Gennaio 2015 10:17 Link al commento

    Per poter davvero amare, penso che sia fondamentale iniziare dal "Dimenticare se stessi!"...
    E’, infatti, il modus vivendi più difficile da realizzare; possibile, tutto sommato, solo se finalizzato per il “Regno di Dio”.
    Essere fuori di sé, si dice dei pazzi; ma uscire da te stesso per il bene altrui - sforzandoti quindi di evadere non solo dalle tue eventuali sofferenze e preoccupazioni più o meno quotidiane, bensì anche di non badare più di tanto a quel ovvio senso di gratificazione per il successo di qualche tua buona opera e addirittura neppure a certi momenti di profonda gioia per l’eventuale constatazione di una particolare grazia ricevuta - tutto ciò, in fondo, può essere riassunto con una sola parola: dimenticarsi!
    E tale comportamento costituisce, dunque, la cartina tornasole del vero amore…
    Ecco perché lo possiamo di continuo osservare in Gesù, anche mentre saliva il monte Calvario: “Donne di Gerusalemme, non piangete per me. Piangete piuttosto per voi e per i vostri figli” (Luca 23, 28); e persino tra gli indicibili tormenti dell’agonia sulla croce: "Padre perdona loro, perché non sanno ciò che fanno” (Luca 23, 34)…




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