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Rompere il cerchio della Violenza

Avete inteso che fu detto... ma io vi dico...

Matteo 5,38-41.43-44

Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio e dente per dente"; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guanciadestra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due.
Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico"; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori,
 
Gesù, nel Discorso della Montagna, insegna a chi intende seguirlo la logica dell' "andare oltre".
Noi, purtroppo, spesso siamo "anti". Abbiamo la convinzione che, per essere cristiani, occorra essere anti-qualcuno o anti-qualcosa. Mentre Lui pretende di essere "oltre", non "contro".
Si tratta di andare oltre la valutazione della ragione e del torto, del diritto. Andare oltre il rigido perimetro della giustizia. Andare oltre l'accertamento di chi deve fare il primo passo.
Se uno comincia a domandarsi: « A chi tocca? », oppure decide: « Non tocca a me », può avere mille ragioni secondo una logica umana, ma si colloca inesorabilmente fuori dal Vangelo.
Gesù, poi, pretende che amiamo i nemici. Uno dei punti fondamentali della logica paradossale del Discorso della Montagna, che è la "magna charta" del cristiano, è appunto l'atteggiamento nei confronti dei nemici.
« E chi è il mio prossimo? », si informò il dottore della legge.
« E chi sono i miei nemici? », potremmo domandarci noi.
Dal momento che devo amare i nemici, ho pure il dovere di sapere chi sono. Devo conoscerli, guardarli bene in faccia. Non posso ignorarli.
Proviamo, dunque, a elencare alcune categorie di nemici.
 

L'altro

Ossia il diverso. Diverso totalmente da me. Colui che non ha i miei gusti, le mie idee, non condivide i miei punti di vista, i miei schemi. Colui col quale risulta impossibile un'intesa passabile. Non ci sopportiamo (punto e basta). C'è, tra di noi, incompatibilità: di carattere, di mentalità, di temperamento. La nostra vicinanza è fonte di continue incomprensioni e sofferenze.

L'avversario

Quello che mi sta sempre di fronte, in atteggiamento ostile, di sfida. In ogni discussione, me lo ritrovo contro. Tutto ciò che faccio, ciò che propongo, incontra inesorabilmente la sua critica più accanita e puntigliosa. Il suo compito specifico è quello di controbattere le mie iniziative, le mie idee. Non mi perdona nulla. Non mi lascia passare nulla. Il suo è un muro compatto di ostilità preconcetta.

Lo scocciatore

E la persona che ha il potere di irritarmi fino all'esasperazione. Quella che si diverte a farmi perdere tempo. Che mi arriva tra i piedi nel momento meno opportuno, per i motivi più futili. Pedante, insistente, invadente, ficcanaso, petulante, indiscreta.
Mi obbliga ad ascoltare discorsi interminabili e sconclusionati. Mi investe con un torrente di chiacchiere per raccontarmi un'inezia che conosco già.
Mi infligge i suoi minuscoli guai che drammatizza fino a farli diventare tragedie di proporzioni cosmiche.
Non ha il minimo rispetto del mio tempo, dei miei impegni, della mia stanchezza. Anzi, prova una specie di gusto sadico nel tenermi prigioniero della ragnatela viscida delle sue sciocchezze.

Il furbo

E l'individuo sleale, specialista in brutti scherzi, doppiogiochista per vocazione.
Mi carpisce una confidenza per andarla subito a vendere presso chi ci ha un interesse. 
L'individuo che si dimostra affabile, benevolo, cordiale, sorridente, e poi mi pugnala alle spalle. 
Mi dice una cosa, ne pensa un'altra e ne fa una terza. 
Mi elogia in maniera esagerata. Salvo poi, in mia assenza, a distruggermi con la critica più feroce. 
Insomma, il classico tipo di cui non ci si può fidare. Astuto, sornione, subdolo, calcolatore, abituato a tenere il piede in una ventina di scarpe...

Il persecutore

Colui che, di proposito, mi fa del male. Con la calunnia, la maldicenza, l'insinuazione pesante, la gelosia più sfrenata. 
Colui che prova piacere a umiliarmi. 
Colui che non mi dà tregua con la sua malignità.

Me stesso

Quanta sofferenza vivo che scopro essere figlia delle mie azioni o frutto di azioni cattive, che ripropongo compulsivamente, che mi hanno ferito in passato? Oggi uso le persone per i miei interessi, scredito gli altri per mettermi in risalto o semplicemente rivolgo le mie aggressività migliori verso me stesso, credendo che " l'odiarmi, mi sproni a cambiare ".

Questo è niente di cosa siamo capaci di fare per mantenere il controllo sulle persone attorno a noi per evitare che ci feriscano, di nuovo, o su di noi, per evitare di vedere le nostre fragilità. Così ti ritrovi a vivere due situazioni: o soffochi fra le mura che ti sei tirato su; o aggredisci il prossimo per difenderti, o per dimostrarti di valere.
 
Ora, qual è l'atteggiamento che devo tenere verso questi nemici (e altri ancora)?
Prima di tutto - l'abbiamo già detto - è necessario individuarli, riconoscerli. Lucidamente. Onestamente.
Soltanto precisando esattamente il campo nemico, io preciso il campo del mio amore. Infatti l'amore cristiano deve spingersi anche in territorio nemico. Non può rimanere fermo al « prossimo ».
Inoltre: non accettare questa situazione di inimicizia come definitiva. Non cristallizzarla. Impegnarsi, anzi, a farla evolvere, a smuoverla, a indirizzarla in un altro senso.
Rifiuto di considerare questa situazione come immutabile. Perciò sono disposto a pagare di persona perché venga rovesciata e trasformata in situazione di amore e di amicizia.
E se, in certi casi, vengo afferrato da un senso di scoraggiamento, perché l'impresa mi sembra disperata, allora guardo alla croce. E mi rendo conto che, attraverso la croce di Cristo, è entrata nel mondo una possibilità infinita di riconciliazione.
Anche il mio nemico è uno per il quale Cristo è morto. In un film, nella sequenza conclusiva, c'era questo ammonimento: « A trecento metri di distanza il nemico è un bersaglio. A tre metri è un uomo ».
Noi possiamo completare: vicino alla croce, il nemico è un fratello di sangue (il sangue di Cristo).
Questo è l'unico sentiero percorribile per Rompere il "cerchio della violenza."
Quindi, al di là dei nostri conflitti, delle nostre opposizioni, delle nostre dilacerazioni, esiste un terreno  "sacro " sul quale - dolorosamente e pazientemente - è possibile riannodare un rapporto fraterno.
L'essenziale è non rassegnarsi a che il nemico rimanga tale.
Credere che l'amore è più forte dell'odio.
Non accettare i bisticci senza fine.
Disertare il gioco sterile dei ripicchi.
Abbandonare il terreno delle vendette e dei risentimenti.
La volontà ostinata di riconciliazione è già opera di pace.
Dal momento in cui non accetto come ineluttabile la separazione, la rottura, lo stato di inimicizia, sto già camminando verso un fratello.
 
In conclusione:
O ti "formi" alla sequela di Gesù, o ti "de-formi" diventando parte di quel "cerchio", dal quale vorresti tanto sottrarti.
Ultima modifica ilLunedì, 16 Settembre 2013 15:06
  • Citazione: Mt 5,38-41.43-44
Giovanni Isidori

Studente di Sacra Teologia all'Istituto Teologico di Assisi.

Ausiliario alla Sicurezza presso la Basilica di San Pietro in Vaticano.

Cantore nel coro-guida "Mater Ecclesiae", coro gregoriano di risposta nelle celebrazioni presiedute dal Sommo Pontefice.

Sito web: https://www.facebook.com/giovanni.isidori
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