banner header
Log in

Aprirsi ad un'ospitalità feconda

Egli alzò gli occhi e vide tre uomini...

(Gen 18,1-15)

1 Poi il Signore apparve a lui [Abramo] alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno. 2Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui...

Si apre così il capitolo 18 della Genesi in cui il tema dell'ospitalità raggiunge la sua più completa apoteosi.
La querce nella Bibbia è uno degli alberi che indica la sacralità del luogo e rimanda ad eventi significativi del popolo di Israele. Si pensi a Giacobbe che, proprio sotto una querce nei pressi di Sichem, sotterrò tutti gli dei stranieri che possedevano la sua famiglia e quanti erano con loro: un gesto netto, deciso, contro l'idolatria (Gn 35, 2-4).
Inoltre nelle immediate vicinanze di quest'albero dalla chioma folta e rigogliosa spesso venivano piantate le tende per ripararsi dalla calura; è dunque all'ombra di una quercia che si dipana il nastro della vita umana, l'intrecciarsi di affetti, l'alternarsi di fatiche e gioie, la ricerca di Dio.

Nel frattempo Abramo "sedeva all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno" e questa informazione, anche se sembra quasi inutile, in realtà è come pennellata veloce che ci fa intravedere lo stato d'animo e la condizione fisica dei due anziani sposi che il caldo, e l'età avanzata, rendeva stanchi e fiacchi.
Abramo poi, da quando aveva lasciato la comunità sedentaria di Ur in Caldea, era diventato "un abitatore della tenda" e la mobilità precaria della tenda fa di lui un pellegrino sempre in viaggio verso l'ignoto; questo è il segno visibile della sua totale fiducia nelle promesse di Dio, del suo completo abbandonarsi nella fede.

"Egli alzò gli occhi e vide tre uomini che stavano in piedi presso di lui …"
Abramo, pur avvizzito nel corpo, mantiene giovane il cuore e quando il cuore è "pronto", "veglia", anche gli occhi non cedono al sonno; irrompe la legge dell'ospitalità, che infrange le prigioni della solitudine e della diffidenza e che, come ha detto il cardinale Carlo Maria Martini, si intreccia anche con l'impegno di ogni cristiano all'evangelizzazione《 perché Abramo pensava di ricevere un ospite e invece ricevette la visita degli Angeli di Dio! 》

"…Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò fino a terra … "
Correre, soprattutto nella cultura orientale, non è solo questione di fretta o sollecitudine ma anche sconveniente perché significava "umiliarsi".
Un gesto che rompe così gli schemi, questa "perdita della dignità", può essere giustificato solo dall'eccezionalità dell'evento: Abramo manifesta ancora una volta la sua giovinezza di spirito (prima la veglia, ora la corsa) come se avesse intuito in cuor suo, senza averne una chiara consapevolezza, che quei tre uomini erano ben più che pellegrini da accogliere.

Poi il testo dice che egli "si prostra": bisogna sottolineare che l'anziano patriarca non compie un gesto di adorazione bensì un omaggio simbolico di saluto e di accoglienza nel rispetto dei codificati riti orientali.
Lo scarto tra la rigida osservanza delle usanze e delle norme e la magnanimità di Abramo, si legge subito dopo nell'invito quasi pressante a fermarsi, quasi una preghiera accorata: "non passare oltre…"

Ed con tutti i suoi gesti di questa fresca ospitalità che trasuda gioia, Abramo lascia intendere che nel servire ha ricevuto un bene più grande.
L'invito si fa servizio, agio e ristoro per l'ospite: anche l'anticipare verbalmente ciò che si sta per offrire ( "Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi...") è segno di una dolce premura. 
Abramo sa che quei tre uomini non sono lì per caso, che nessuno passa accanto all'altro senza che questo incontro non si trasformi in reciprocità di bene.
Qui, all'ombra generosa della querce di Mamre, l'ospitalità è ben più che l'adempimento di una legge; diventa un'occasione per fare veramente esperienza di Dio, accogliendo Lui stesso nei "fratelli più piccoli".

E Gesù questo lo dirà chiaramente nel dialogo del "giudizio finale", che ritroviamo in Mt 25, 37-40:
"Allora i giusti gli risponderanno: 'Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando noi ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?' E il re risponderà loro: 'In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me'".

Ritornando al libro della Genesi occorre soffermarci anche sulla risposta di questi ospiti speciali, su quel "Fa pure come hai detto"; anche imparare a ricevere è un'arte dello spirito che completa il dono dell'ospitalità.
Così, in comunione, ognuno diventa compagno della forza altrui e cresce in nuova comprensione e in nuova sapienza.

Un cuore ospitale, infine, si esprime sempre concretamente in attenzione ai bisogni dell'altro, senza riserve né attese, senza il comodo ricorso a deleghe: ecco che dunque è lo stesso Abramo a correre a scegliere il vitello più tenero e buono perché all'ospite venga offerto il meglio, e non il suo scarto o superfluo.
E questa sensibilità non può non contagiare le persone intorno così che anche il servo "corre" perché si può trasmettere agli altri solo ciò che si vive; per essere credibili (e creduti) bisogna innanzitutto vivere e mostrare con il proprio esempio quello di cui ci facciamo portavoci.

Solo in questo modo l'ospitalità data si trasformerà nella fecondità desiderata:
"Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio."

-----------

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere fotocopiata, riprodotta, archiviata, memorizzata o trasmessa in qualsiasi forma o mezzo – elettronico, meccanico, reprografico, digitale – se non nei termini previsti dalla legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni ed integrazioni. E’ consentito riprodurre l’opera a condizione che sia integrale (o in parte) e che sia citato l’autore e la fonte (www.buonanovella.info) a cappello dell'articolo citato.

Ultima modifica ilDomenica, 03 Agosto 2014 13:18
  • Citazione: Gen 18,1-15
Maria Carmen

Mi chiamo Maria Carmen (per tutti Marica), ho 24 anni, studentessa di Economia. Abito a Prato, sono catechista da diversi anni e ciò mi dà una gioia immensa. Una passione mai sopita per la scrittura come modalità preferita per trasmettere emozioni, una mania per la lettura. Sin da bambina ho avuto sempre una spinta particolare a non fermarmi al risaputo ma a continuare a pormi domande ed è così che potrei definire il mio modo di vivere la fede; una ricerca continua, un cammino in salita per cercare di vivere secondo lo Spirito anche nei giorni nostri, prendendo coscienza del fatto che, come diceva la volpe al Piccolo Principe, “L’essenziale è invisibile agli occhi!”, che Dio è veramente dentro di noi e il non vederlo non lo rende meno presente.




Per poter lasciare un commento devi prima fare il login oppure effettuare la registrazione

17°C

Roma

Bel tempo

Umidità: 63%

Vento: 9.66 km/h

  • 11 Apr 2016 20°C 13°C
  • 12 Apr 2016 23°C 16°C
I segni dei tempi li sappiamo riconoscere?