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'B'… come BELLEZZA

Prodotti di bellezza, saloni di bellezza (beauty center!), cura di bellezza … non si può certo dire che sia parola poco pronunciata. Poche epoche hanno conosciuto come la nostra una così diffusa preoccupazione per la cura del corpo e del suo aspetto. E conseguentemente un massiccio e generalizzato investimento di risorse: i tempi e le cifre di spesa sono da capogiro. Ma guardandosi attorno si ha la sensazione che non siano cresciuti di pari passo la sensibilità estetica e “il buon gusto”.

Siamo poi soggetti ad un’altra distorsione: è convinzione condivisa – benché spesso soltanto implicita – che non esista una bellezza oggettiva, ma solo la corrispondenza con il gusto personale: bello significa di fatto “ciò che piace a me in questo momento” (o peggio, ciò che è conforme alla moda del momento) e così siamo sempre più imprigionati nel soggettivismo e condizionati dalle leggi del mercato.

In tutto questo il significato della parola bellezza si è come ridotto, rimpicciolito: era parola grande, evocatrice di apertura all’infinito attraverso l’esperienza dell’armonia; di un ideale capace di attrarre il cuore umano e di impegnarlo in una ricerca inesausta; di uno svelamento del Vero e del Bene che lascia trasparire la gloria di Dio. E’ passata nel linguaggio corrente a designare una pelle levigata o il giusto peso, diventando sempre più sinonimo di “giovane e senza difetti”.

“Voi diceste un giorno che il mondo sarà salvato dalla bellezza … Quale bellezza salverà il mondo?”: la domanda - che Dostoevskij pone sulle labbra di uno dei personaggi del suo romanzo L’idiota – è più che mai attuale.

Rimane tuttavia in noi una profonda sete di bellezza. Come saziarla?

Intanto cominciando a educarci– fra tanto imperante cattivo gusto – a percepire l’autentica bellezza. Mille piccole esperienze quotidiane possono aiutarci: diventa importante ciò che guardiamo, ciò che ascoltiamo, ciò che leggiamo, ciò di cui si nutrono la nostra mente e il nostro cuore.

Poi riaffermando il suo legame con il Bene e con la Verità: “la bellezza è l’espressione visibile del bene” ricordava Giovanni Paolo II agli artisti. Anche noi dobbiamo riscoprire la forza di attrazione gioiosa e di dedizione che essa esercita sul nostro cuore.

Infine coltivando la capacità di dono e di gratuità che può rendere “bella” la nostra vita. Arriveremo forse così, con san Francesco, a contemplare nel volto del Figlio crocifisso la bellezza dell’amore che si dona condividendo il dolore, e a invocarlo con questo nome: “Tu sei bellezza”.

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Ultima modifica ilMartedì, 11 Marzo 2014 23:08
Sr. Giovanna Cereti

Clarissa di Forlì; 20 anni di lavoro come psicologa e psicoterapeuta + attività varie di insegnamento, tra cui quella all'ISSR di Forlì; dal 2000 in monastero, dove ha fatto la professione solenne nel 2008




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