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'C'… come CUORE

“Cuore fa rima con amore”: basta questa frase scontatissima per suggerire il significato più corrente della parola, che designa il mondo delle emozioni e dei sentimenti, particolarmente chiamato in causa nell’esperienza travolgente dell’innamoramento e spesso contrapposto a “cervello”, “testa”, “ragione”.

Più attuale (e in un certo senso più sottile) è la riduzione fisiologica: la parola cuore – con buona pace di poeti, cantautori e musicisti – definisce semplicemente un organo prezioso, responsabile della circolazione del sangue: un organo del cui benessere occorre occuparsi con cura, e talvolta preoccuparsi fino a farne oggetto di un’ansiosa attenzione; un organo che può perfino essere trapiantato nel tentativo estremo di offrire a qualcuno un supplemento di vita.

Nell’una e nell’altra accezione rischia di andare perduta la ricchezza di questa parola: cuore è una dimensione dell’essere, quella profondità ultima di noi nella quale il corpo, la psiche, e la nostra capacità di relazione con Dio e di risposta a Lui intrecciano le loro radici e formano un tutt’uno. Il punto a partire dal quale la persona si muove, decide e agisce. Si tratta quindi della sorgente vitale dell’essere in cui l’uomo comunica con la Sorgente stessa della vita.

In un universo complesso e molteplice, dove il rischio più grosso che corriamo è quello di disperderci in mille stimoli ed esperienze, di frammentarci in tanti particolari senza più ritrovare il filo conduttore di noi stessi, diventa forse sempre più difficile comprendere cosa sia questo centro vitale della persona, dove si gioca la sua unità. Ma ne abbiamo tutti sotto gli occhi le conseguenze. Quanti, privati di un “centro”, mostrano un’intelligenza che si disperde sempre nell’esteriorità, un’emotività sequestrata dall’impulso del momento, un’affettività instabile e incapace di scelte responsabili … in altre parole, una drammatica frammentazione. Appare urgente tornare al cuore, per liberarlo dai desideri effimeri, dall’oppressione continua dei pensieri, dall’occupazione costante delle attività e dei progetti, perché possa rimettersi in ascolto. Un Altro, più intimo a noi di noi stessi, ha posto nel nostro cuore la sua dimora.

Non dobbiamo infine nasconderci che proprio al livello del cuore siamo profondamente segnati da una radicale ambiguità: il cuore può indurirsi e rinchiudersi; non siamo solo apertura al bene, siamo anche capaci di male. Il cuore dell’uomo si rivela così come il campo tremendo in cui nel mondo si decide la lotta per la salvezza.

La coscienza di questa fragilità, tuttavia, non ci atterrisce: “Vi darò un cuore nuovo” aveva promesso Dio per bocca dei profeti. Il Figlio si è fatto uomo per essere un cuore umano completamente aperto verso Dio e verso l’uomo; per essere in noi il cuore nuovo.

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Ultima modifica ilMartedì, 11 Marzo 2014 23:06
Sr. Giovanna Cereti

Clarissa di Forlì; 20 anni di lavoro come psicologa e psicoterapeuta + attività varie di insegnamento, tra cui quella all'ISSR di Forlì; dal 2000 in monastero, dove ha fatto la professione solenne nel 2008

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