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Chiesa e giovani - 1

Nelle settimane scorse mi sono preso del tempo per “capire che aria tira” tra i giovani, riguardo alla Chiesa, e a come loro la sognano, come la desidererebbero…

È stato davvero prezioso sapere, prima di tutto che… tutti coloro a cui ho chiesto, hanno prontamente (o quasi) risposto; un segnale chiaro di come, per quanto se ne possano dire, in realtà il cuore dei nostri giovani è profondo, e loro stessi sono alla ricerca di cose non banali, ma di esperienze che possano far trovare armonia, equilibrio e gioia nella loro esistenza… includendo Dio!

Cercherò piano piano di approntare, attraverso le loro risposte, alcune considerazioni e riflessioni sui passi che la Chiesa (cioè noi tutti!) è calorosamente invitata a compiere, a realizzare, per far sì che Gesù sia incontrabile il più possibile con facilità, non con difficoltà o con modalità poco evangeliche…

Le risposte ricevute sono più di 20!!!

Perciò… è ben utile mettersi al lavoro, e iniziare questa escalation, se ci state. Quanto condivido è frutto di quanto libri e vita reale mi hanno aiutato a comprendere fino a qui: non è intenzione mia ergermi a maestro (non lo sono), né tantomeno a saputone (nemmeno vorrei esserlo!). Prendeteli come spunti da cui magari poter trarre qualcosa di buono: sarebbe sicuramente un’enorme soddisfazione sapere di aver aiutato o aver mosso qualche idea in qualcuno!

«desidererei una chiesa più attenta ai bisogni dei piccoli, dei bisognosi, dei sofferenti e degli ultimi; un po’ come fa Papa Francesco (un esempio di umiltà) per tanti sacerdoti che purtroppo sono caduti nei lacci del nemico, ricercando non più la volontà di Dio, ma la vanagloria ed il successo (alcuni)»

Mi nasce spontaneo il pensiero di paragonare la Chiesa ad un bambino o ad un anziano: entrambi hanno bisogno degli altri per poter vivere… Ecco, una prima parola che salta all’occhio: relazione. Gesù per primo e di conseguenza la Chiesa da lui voluta, hanno come prima qualità l’essere, il cercare l’altro; non un altro qualsiasi, ma l’Altro che mette in discussione l’«io»: ecco, dunque, l’indifeso, il povero, l’emarginato…  Che tristezza notare comunità dove qualcuno è proprio in disparte, o messo in disparte; che abitudine brutta aver intrapreso il binario del personale, solitario; che contro-testimonianza focalizzare o approfittare della comunità per arricchire il proprio nome, o per scalare gradini di importanza… Parlare di “crisi” oggigiorno, quindi, può far bene per comprendere un po’ la vita degli ultimi, dei “messi da parte”; ma troppe volte abbiamo accostato a crisi un qualcosa di non vero: casa, letto, riscaldamento, vestiario… in Italia lo si ha ancora, per non parlare di pc, cellulari & co…

Dovrebbe scaturire un pensiero molto efficace in ciascuno: “anche a me è chiesto di prendermi cura degli altri, di coloro dei quali nessuno subito si preoccuperebbe”. Un’ottima intuizione per far toccare con mano Chiesa e “carne di Cristo” (come dice papa Francesco). E, soprattutto, una maniera esemplare, per non essere statici ma dinamici!

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Ultima modifica ilGiovedì, 20 Febbraio 2014 00:40
Don Federico Fabris

Sacerdote dal 2007, insegnante di religione nelle scuole medie di Padova.




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