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Chiesa e giovani - 13

Come vorresti la Chiesa? Come la sogneresti?"

17) Parto dalla parrocchia perché secondo me poi, in grande, è quello che si riflette nella chiesa. Ti dirò... non credo nella parrocchia come posto in cui devo fare quello che voglio, basta che non sto in strada e non mi drogo… Ti parlo da ragazza (anche se ormai mi sto avvicinando alla vecchiaia): nella parrocchia vorrei trovare persone pronte ad accogliermi per come sono, che sappiano tirare fuori di me quel carisma che c'è di sicuro, e che non sempre si sa di avere, che mi sappia coinvolgere in attività, le più disparate, purchè mi facciano sentire parte di una famiglia, e, d'altro canto, nella parrocchia vorrei un sacerdote "giovane" nell'animo, che sappia correggermi quando sbaglio e riportarmi sulla retta via, ma anche incoraggiarmi, darmi consigli... io ho avuto la fortuna prima di trasferirmi, di avere un sacerdote eccezionale, che rimane tutt’ora il mio punto di riferimento, nonostante sia a 500 km di distanza; sapeva sgridarmi quando necessario, darmi consigli, e dirmi anche che avevo sbagliato, sì, ma che non succedeva nulla, che nell'errore potevo trovare la giusta direzione. Ecco.. oggi secondo me c'è bisogno di questo, di un sacerdote e una parrocchia che tornino al vero valore dell'amore, in senso ampio, che non puntino solo il dito perché hai peccato o perché non sei come i comandamenti dicono, ma che sappia allargare i propri orizzonti, sappia trasmettere quell'amore verso se stessi e gli altri..

Una riflessione profonda e precisa, quella che oggi riceviamo, e per cui è bello ringraziare l’autrice!

Potremmo esordire dicendo che la parrocchia è la realtà, in piccolo, di ciò che è reale in grande, la Chiesa intera, fin nelle sue massime forme.

Suggerimenti e pensieri preziosi, perché nel piccolo si può già respirare il grande, no? Perciò trovare nella semplicità del nostro paese, o del quartiere dove abitiamo, un luogo dove mi aspetta qualcuno, mi apre la porta, mi offre un caffè, si siede a chiacchierare con me… Quella che potremmo nominare “la casa della gioia”, dove trovare altre persone che trovano motivo di dare il meglio, curiose e attente a scovare le proprie qualità e potenzialità spesso offuscate dall’apparenza, o dalle “sensazioni a pelle” (molte volte ingannevoli, in realtà…).

Inoltre, balza all’occhio l’importanza di una o più figure educative, dalle quali poter attingere e alle quali poter chiedere accompagnamento nelle decisioni, nella crescita, nelle scelte importanti della vita. Certo, persone che incoraggiano, che consigliano, ma che non si sostituiscano a chi ha da camminare. Quante volte, anche nelle nostre celebrazioni, i “fac-totum” oscurano potenzialità e capacità altrui; o ci sono “maestri secolari” che si pongono come saccenti e “saputoni” ad ogni livello? Ognuno è invitato a dare il proprio che ha di esperienza, certo, lasciando aperte però le strade di chi, anche commettendo errori, ricerca la sua di esperienza.

E, nel medesimo tempo, la necessità di figure educative autorevoli, non autoritarie; figure che con discrezione ci sono, ma non obbligano o costringono; figure che non privano della fatica, dell’impegno, della responsabilità, ma che ne aiutano a comprendere il senso e la motivazione.

E’ noto come, anche a distanza di anni, alcune esperienze, alcune “dritte” ricevute in gioventù, fanno ritornare sui propri passi, o favoriscono salti di qualità nella fede, nella presenza attiva di testimonianza cristiana.

A volte, penso, basterebbe solo pensare che il compito nostro, oggi, è solo… seminare! Senza aver la pretesa, di voler anche raccogliere! Non può il buon Dio scegliere che, per la stagione del raccolto, ci siano altri impiegati e non noi? Se siamo sinceri, forse, abbiamo anche noi raccolto qualcosa che altri, in precedenza, hanno seminato…

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Ultima modifica ilMercoledì, 07 Maggio 2014 23:12
Don Federico Fabris

Sacerdote dal 2007, insegnante di religione nelle scuole medie di Padova.

1 commento

  • Simone
    Simone Giovedì, 08 Maggio 2014 09:56 Link al commento

    Seminare ma anche annaffiare quando il seme chiede acqua per crescere... Sei sempre un grande Don Fede!




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