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Chiesa e giovani - 19

Come vorresti la Chiesa? Come la sogneresti?"

23) Io sono cresciuta in una parrocchia dove il mio parroco ci diceva sempre che il nostro essere valeva sempre di più di quello che pensavamo... Poi lui ci ha lasciato ed è arrivato un un nuovo prete, che per quanto buono e bravo non da quell'armonia e serenità che dovrebbe esserci all'interno di una parrocchia... Parlo di quella magia, quel colore che c'è solo nelle parrocchie... Odio, e non uso questo termine a caso, per dire che la richiesta di offerte durante la messa sia una cosa fuori luogo! Non è il momento adatto secondo me! Ed è per questo che ho smesso di andare a messa! È un momento per stare vicino a Dio!!!

Per me la chiesa dev'essere la seconda casa di tutti dove si trova riparo in caso di bisogno, non un altro luogo dove chiedono ancora soldi! .

L’essere vale di più di quello che penso…

Parole di un uomo saggio, di un prete che certamente ha vissuto il suo ministero “dentro” la gente che Dio gli ha affidato…

Quanto riusciamo ad essere noi, noi come noi stessi intendo, in mezzo alle altre persone? E quanto spesso invece ci rifugiamo in maschere, in travestimenti che possano esternare “solo” ciò che a noi interessa di più far conoscere, o che sia riconosciuto di noi?

La chiesa come seconda casa per ciascuna persona… Perdonate la battuta: e con l’ICI allora, come facciamo?

Ognuno in casa propria si sente portato a pulire, a tenere questo luogo in ordine, presentabile, come un qualcosa di prezioso, certo badando alle spese da fare, ma sicuramente non rinunciando a ciò che rende il proprio nido una realtà speciale. E così va fatto, altro che!

Ci lascia increduli il fatto che come cristiani, invece, nella Casa dove ci si riunisce per pregare, o per celebrare quello stesso Dio che ci rende una famiglia (ma ci crediamo di essere tutti parte di una numerosissima famiglia sul serio!?!), possano esserci tariffe, quote, “versamenti” da fare… A mio parere diventa questo il segnale più indelebile che la chiesa del paese… è di alcuni, non di tutti!

Pensa se al posto del solito prete, del solito sacrestano, del solito fiorista, del solito solista… ognuno che “entra” in chiesa trovasse una sua mansione, desse la disponibilità per qualche incarico senza affermare (cosa comunissima da queste parti): «Ah, aspetta, su… tra due minuti arriva Tizio, e poi Caio: fànno loro…».

Mi convinco sempre di più: qualora ognuno sentisse importante non solo il suo “starsene seduto” in chiesa, e vivere la celebrazione da spettatore, ma l’essere attore in un ambito… l’economia… sparirebbe del tutto, o sarebbe (quasi) del tutto superflua!

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Ultima modifica ilGiovedì, 19 Giugno 2014 22:26
Don Federico Fabris

Sacerdote dal 2007, insegnante di religione nelle scuole medie di Padova.




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