banner header
Log in

Chiesa e giovani - 2

«le mie sembreranno risposte banali o già sentite, ma io purtroppo non ho mai avuto la fortuna di vivere quotidianamente questo tipo di Chiesa. Penso che vorrei una chiesa nella quale si possa essere attori nelle celebrazioni, vorrei che il parroco mi salutasse alla fine della messa, che mi facesse un sorriso quando incrocia il mio sguardo nel momento della comunione. Mi piacerebbe che vivesse con noi e con gioia i gruppi AC. In realtà sto parlando di come vorrei il mio parroco non la mia parrocchia... ora cerco di mirare l'obiettivo... vorrei una parrocchia nella quale non siano sempre gli stessi a prestare servizio, perchè vedo che poi c'è il fare 'in automatico' e non per volontà. Vorrei che in parrocchia arrivasse chi crede nella comunità, nella condivisione, anche se non sempre va a messa (io la diserto spesso). Vorrei una parrocchia intraprendente, che mi proponga esperienze, testimonianze, parole e canti nuovi. Vorrei che l'omelia la potessimo fare insieme (so che ci sono i gruppi di incontri della Parola, ma non è la Messa il momento culmine?). Vorrei che la Chiesa mi mettesse dei dubbi, perchè a volte la pigrizia mi porta a non farmi domande (grave). Ma soprattutto vorrei vedere il sorriso della gente quando si entra in Chiesa… allora mi sentirei felice in quel luogo. Non so se tu hai mai osservato, ma quando si varca la soglia, sì c'è la concentrazione per il rito, ma si è quasi incapaci di dare la mano all'altro nel momento del Padre Nostro, io non voglio questo»

Prendendo spunto da questa ulteriore risposta che mi è arrivata, a proposito di “come i giovani sognano la Chiesa”, - vi rendete conto facilmente – si potrebbero scrivere pagine e pagine anche qui, facendo elenchi di episodi magari non sempre positivi, o che hanno lasciato strascichi negativi o tristi nell’animo degli stessi giovani.

Anche in questo scritto, con gioia sento vivo il desiderio di un sogno accompagnato da note musicali che vanno a formare una banda, un’orchestra polifonica! E così… la Chiesa la si può non solo immaginare, ma costruire. Spesso ci si dimentica di chi siamo in profondità: pretendiamo la felicità, ma quanta fatica nel donare agli altri quella che abbiamo noi. È più conveniente e semplice “evitare” l’incontro, soprattutto se può avere il rischio di scontro; è più “da grandi” non immischiarsi in cose altrui, piuttosto che farsene carico…

Eppure… pensiamo se dipendesse principalmente da noi se un nostro conoscente è triste, abbia smarrito fede ed entusiasmo, non fosse capace di trovare comprensione e ascolto per i suoi problemi, e risposte per domande o dubbi. Ci si rende conto che la pastorale odierna è da cambiare: mi piace di più pensare che sia da rivitalizzare. Iniziare a sentirsi una squadra che insieme trova il mister alla domenica, con gioia ci si saluta e ci si dà quattro pacche sulle spalle per darsi carica in vista della partita settimanale da giocare nel posto di lavoro, a scuola, in ufficio; considerare ogni persona elemento indispensabile per creare originalità di gioco, dono prezioso per trovare schemi per creare azioni di fede spettacolari e spumeggianti; entrare, stare e uscire con uno sguardo sorridente, riempito di motivazione per vincere quelle partite che si considerano già perse…

Proposta: vivere l’incontro con Dio in Chiesa con cuore e viso sorridenti, e “contagiare” gli altri con questo virus molto potente… Improponibile, o troppo facile, per realizzare già qualche cambiamento gradito?

-----------

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere fotocopiata, riprodotta, archiviata, memorizzata o trasmessa in qualsiasi forma o mezzo – elettronico, meccanico, reprografico, digitale – se non nei termini previsti dalla legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni ed integrazioni. E’ consentito riprodurre l’opera a condizione che sia integrale (o in parte) e che sia citato l’autore e la fonte (www.buonanovella.info) a cappello dell'articolo citato.

Ultima modifica ilGiovedì, 20 Febbraio 2014 00:48
Don Federico Fabris

Sacerdote dal 2007, insegnante di religione nelle scuole medie di Padova.

1 commento

  • Simone
    Simone Giovedì, 20 Febbraio 2014 14:06 Link al commento

    "È più conveniente e semplice “evitare” l’incontro, soprattutto se può avere il rischio di scontro; è più “da grandi” non immischiarsi in cose altrui, piuttosto che farsene carico…"

    E' proprio questo che disorienta nelle nostre parrocchie e nella Chiesa in generale. Sì fanno molte cose nelle nostre parrocchie, ma il dono dell'empatia, del rendersi partecipi delle giorie, ma sopratutto dei dolori altrui, aiutando il fratello che vive qualche disagio. sapendoglielo leggere negli occhi prima ancora che lui lo manifesti, ormai sopravvive in pochissimi... e non solo nei fedeli laici, ma anche nei pastori molte volte.
    Credo che sia bello per te aver trovato nei ragazzi tutto quello che hai trovato ponendo le tue domande, perché, se restano con questi propositi, saranno loro stessi a portarli a compimento nelle loro comunità,




Per poter lasciare un commento devi prima fare il login oppure effettuare la registrazione

17°C

Roma

Bel tempo

Umidità: 63%

Vento: 9.66 km/h

  • 11 Apr 2016 20°C 13°C
  • 12 Apr 2016 23°C 16°C
I segni dei tempi li sappiamo riconoscere?