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Chiesa e giovani - 24

Come vorresti la Chiesa? Come la sogneresti?"

28) Per quella che è la mia esperienza, io ho imparato ad apprezzare la Chiesa e a sentirmi legata sinceramente a Dio grazie a persone come i frati del Sog di Assisi o il prete della mia parrocchia, che ha 28 anni ed è sempre in mezzo a noi giovani... Quindi quello che posso dire che mi piacerebbe è questo: preti e frati più vicini a noi, sia concretamente che nel modo di pensare... Persone divertenti e un po' pazze, capaci di trasmettere la gioia di stare vicino a Dio. Quello che non mi piace è il tradizionalismo eccessivo. A parer mio una messa allegra e un po' diversa ti resta dentro cento volte di più… Purtroppo molte persone non la pensano così, appena un prete fa qualcosa di diverso dal solito partono le critiche... Quindi per riassumere penso che mi piacerebbe una semplice cosa: un po' di apertura mentale in più!

Persone divertenti, e un po’ pazze, per una… apertura mentale maggiore!

Nulla di eclatante ci offre questo intervento, anzi! L’importanza di essere vicini alle persone: sembra “solo” questo che le pecore chiedono ai loro pastori. Spesso, invece, distanti fisicamente e mentalmente dal pensiero popolare, forse perché indottrinati troppo di elevatissima teologia (non alla portata di tutti, però, ahimè…).

In effetti, troppo è il tempo speso tra chiesa e canonica, dove si incontrano pochissime persone e fedeli, in realtà; molto poco, per non dire nullo, il tempo speso in giro per il paese/città, bar e piazze dove il popolo di Dio si può trovare senza far fatica, e magari molto più a suo agio di altri luoghi più “impostati”.

Scegliere di stare in mezzo alle persone, e portare la gioia di Dio: l’obiettivo primo e insostituibile di chi Dio chiama al ministero sacerdotale. A me piace, e so che liturgicamente pecco sempre, durante l’omelia stare in mezzo alle persone piuttosto che in presbiterio, con i due metri di statura che mi ritrovo: molto più a mio agio, io e le persone stesse, che non son costrette ai "cervicali" per tener sempre alzata la testa! Ma la tradizionale abitudine nel “giocare in casa” porta alla fatica di scendere in campo in trasferta, in un terreno non proprio. Proprio questo continuamente il nostro papa Francesco chiede di praticare…

Ed ecco che, chi prova a “sfondare” il tradizionalismo sedimentato passa per pazzo, esaltato o maniaco di protagonismi personali… Da che mondo è mondo, però, la storia l’hanno cambiata coloro che hanno non messo da parte, ma utilizzato la pazzia per scuotere l’indifferenza e la ripetitività di ciò che è sacro, ma che a volte ha perso il suo senso più profondo.

Aprire la mente equivale – credo – a non fermarsi alle proprie sicurezze e certezze dandole per assodate, ma imparare dai bambini: ogni giorno una novità, un qualcosa in più da poter scoprire e conoscere. Non fermandosi alle”solite e tradizionali” modalità, ma sfruttando creatività e immaginazioni…

A volte… anche un semplice stare in sagra e bere una birra con un gruppetto di ragazzi/e, diventa un pretesto per invitarli a messa. E, chi mi conosce, lo sa molto bene… Vero?

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Ultima modifica ilVenerdì, 25 Luglio 2014 09:14
Don Federico Fabris

Sacerdote dal 2007, insegnante di religione nelle scuole medie di Padova.




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