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Chiesa e giovani - 34

Come vorresti la Chiesa? Come la sogneresti?"

37) Come sogno la chiesa? Non userò sermoni o chissà che testi biblici per descrivere come mi piacerebbe che fosse la chiesa al giorno d’oggi, mi basta una sola ed unica parola: FELICE! Forse al massimo potrei aggiungerci un “semplicemente” subito prima, ma il concetto rimane quello: io vorrei che la chiesa fosse “semplicemente felice”. Forse però, caro Don, la mia risposta alla tua domanda non è del tutto completa se io non ti scrivessi almeno qualche motivazione, giusto?
Beh, il motivo per cui vorrei una chiesa felice e felice in modo semplice è...semplice anch’esso e l’abbiamo sperimentato assieme in questi giorni di Grest con i bambini che, al contrario di quanto ci vogliano far credere gli adulti, al contrario di come alcuni genitori vorrebbero che fossero i loro figli, sono le creature più semplici del creato e son felici con poco, basta loro essere ascoltati e supportati... e dei bambini felici rendono felici pure noi animatori che li seguiamo, li ascoltiamo e li supportiamo durante tutto il periodo del Grest. Loro sono felici e fanno degli sforzi “sovraumani” per alzarsi ogni mattina, mettere da parte le cose “facili” che la vita presenta loro (tv, videogiochi ecc) per sfidare l’acqua che puntualmente faceva capolino e ritrovarsi con gli amici a giocare sotto le regole degli animatori.
Se la chiesa fosse veramente ascoltata e supportata, allora anch’essa sarebbe felice, e di riflesso i praticanti (che nella mia metafora prendono le vesti di animatori) sarebbero felici, la chiesa supererebbe molte delle avversità che in questi anni sta vivendo, e otterrebbe molti più risultati, convincendo i cristimatori (cristiani-animatori) a non lasciare mai soli i propri bambini-chiesa. Tuttavia non bisogna confondere l’essere felice in maniera semplice (proprio nello stile dei bambini), con l’essere “allegri”. A far gli “stupidi” son capaci tutti, ma per far ridere son sufficienti i clown. Mi dispiace dover continuare con la metafora, ma è inevitabile essendo appena finita questa mia avventura da pochi giorni appena...se fai solamente ridere un bambino, il bambino è felice al momento, ma quando torna a casa non gli rimane più nulla, solo il ricordo delle risate che con il passare delle ore scompare; se invece fai felice un bambino, la felicità lo accompagnerà sempre, anche a distanza di anni, ti ritroverà quando si è fatto un ometto, o magari da adulto e da genitore, e assieme ricorderà quanto bene è stato e magari porterà suo figlio a vivere le stesse sue esperienze… la chiesa dovrebbe essere uguale a quel bambino che sì, ride, ma in fondo è e vuole essere felice, così da andare avanti in eterno. Per vedere finalmente una chiesa felice e semplicemente felice, non bisogna aspettare che sia lei stessa a farsi felice da sola, ognuno dovrebbe fare del suo per fare in modo che la chiesa non sia soltanto un luogo dove se si ride e si scherza va bene, e quando invece ci son delle regole da seguire per far andare a buon fine il “gioco” in compagnia di tutti, allora si abbandona...altrimenti quando ritorneremo a casa ci mancherà ancora e sempre qualcosa...

Siamo accompagnati, questa volta, da un intervento di quelli “tosti”, non tanto nella lunghezza, ma nella profondità!

Una Chiesa… semplicemente felice!

Chi non la vorrebbe, e chi non la ricercherebbe una Chiesa così?

Non solo allegria, ma felicità: non sprazzi di gioia, ma una gioia continua, fissa… costante, e sempre presente, ecco!

Come diventa realtà un’idea di questo tipo? Non tralasciare mai – verrebbe da dire – il momento del gioco come divertimento, e il momento di gioco come metodo di educarsi.

Pensandoci un po’ su, infatti, mi piace (e molto!) l’idea di una Chiesa che sappia giocare: si, divertimento, compagnia, allegria; ma, nel medesimo tempo, impegno, onestà, “sano agonismo” nel gioco, così come… nella fede.

Quanti i momenti tristi, di giudizio, di “non gioco” per invidia, paura di perdere prestigio nelle nostre comunità! O peggio, la convinzione che “solo” alcuni possano farvi parte attivamente; gli altri da puri e semplici spettatori…

Quante invece le occasioni per vivere “come un Grest”! Non veder l’ora di ritrovare gli amici di sempre, le famiglie che vivono la fatica della settimana, ma son desiderose di scambiarsi un abbraccio e una “buona domenica” nel piazzale della chiesa, prima di entrarvi… Quale arrivare in ritardo? No, impossibile! Si arriva con largo anticipo, perché c’è qualcosa che ci attrae, ci conquista, ci fa star bene; ci permette di essere allegri! Non solo, di più: felici!

Proviamo a trovare ciascuno (anche te lettore che ora stai finendo questo lungo scritto!) la maniera di rendere allegra e contenta la nostra comunità! Indichiamo il faro della felicità, rivolta a tutti, e non abbiamo paura di camminare insieme, come “un’escursione da Grest” per raggiungere la mèta!

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Ultima modifica ilVenerdì, 17 Ottobre 2014 00:43
Don Federico Fabris

Sacerdote dal 2007, insegnante di religione nelle scuole medie di Padova.

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