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Chiesa e giovani - 39

Come vorresti la Chiesa? Come la sogneresti?"

42) Io vorrei una chiesa più giovane. Con questo non intendo solo che sia guidata da preti giovani, ma soprattutto che chi la frequenti sia giovane. Inoltre mi piacerebbe che si facessero più attività per coinvolgere i giovani, per esempio far visita agli anziani o alle persone ammalate sentendosi così più partecipi. È pur vero che queste attività si possono svolgere anche da soli, ma se ci fosse qualcuno particolarmente trainante, e con un gruppo ben affiatato, queste esperienze sarebbero molto più interessanti, non solo per aiutare, ma anche per creare un gruppo sempre più unito. Il mio sogno è di entrare in Chiesa e vederla piena di giovani non solo nelle occasioni più importanti, ma ogni domenica.

Se venisse chiesto, in maniera semplice ma diretta, quando potremmo trovare una chiesa “gremita” di giovani, sicuramente la maggior parte delle persone risponderebbe: «Mai!». Una parte numericamente più bassa, invece, risponderebbe così: «O quando c’è un matrimonio di qualche amico… oppure quando c’è il funerale di un giovane…».

Risposte chiaramente non arricchenti, ma tutt’altro: significa che solo in occasioni assai particolari (e forse per lo più negative, come le esequie, in particolare) una chiesa si trova “abitata” di giovani…

Lo scarto grande del nostro tempo, questo…

Un’abitudinaria presenza pressoché nulla giovanile, salvo invece nelle occasioni più particolari, trovarsi un’assemblea stracolma, tanto da non starci in chiesa…

Ecco… Perché quando si tratta di “salutare” una persona cara, giovane, la chiesa si riempie facilmente… e quando si tratta di celebrare la domenica, festa della risurrezione settimanale, i posti sono… vuoti?

Cosa spinge i nostri giovani a esserci ad un “addio”, piuttosto che presenziare e vivere la gioia, l’assemblea domenicale?

Ovviamente trovare risposte esaustive a questo interrogativo non è immediato. Tutto ciò, comunque, fa scaturire nella nostra riflessione, qualche pensiero sul fatto che, senza coinvolgimento diretto, un giovane si sente “fuori luogo”, quasi uno “stare” in una dimensione che isola dal sentirsi presente, importante…

Un po’ (solo un po’?) forse è questione anche di coerenza dei “cattolici praticanti”: presenti ogni domenica nel secondo banco, a destra, davanti al presbiterio… ma mancanti quasi del tutto nel tavolo numero 4 bel bar in centro al paese, dove i giovani hanno il loro “ritrovo”, per condividere un pensiero, una chiacchierata, un bersi il caffè assieme…

È indubbiamente fondamentale una figura di traino, un “motivatore”… Si può essere d’accordo – certo – ma fino ad un certo punto: da solo, nessuno è mai andato da nessuna parte!

Un bel proverbio recita così: Sei vuoi andare veloce, corri da solo. Se vuoi andare lontano, corri insieme a qualcuno.

Credo si addica (e molto!) in questo contesto!

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Ultima modifica ilGiovedì, 20 Novembre 2014 00:46
Don Federico Fabris

Sacerdote dal 2007, insegnante di religione nelle scuole medie di Padova.




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