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Chiesa e giovani - 6

10) Beh, tanto per cominciare dovrebbe essere una chiesa e una parrocchia dove non esiste lo strapotere e dove non ci sono volontari o parrocchiani di serie A e serie B. Dove la gestione e l'organizzazione di qualsiasi cosa si faccia secondo un sistema a rotazione.... Così da impedire che qualcuno si sente a padrone o superiore o, peggio, che non si lasci spazio ad altri per paura di essere usurpati. Il mio è un sogno di chiesa dove i figli di conviventi vengono battezzati.... E dove, ma non succederà mai, anche gli omosessuali vengono sposati; dove quando si deve prendere una decisione lo si fa dopo aver ascoltato tutti i volontari... (tipo decidere che uno deve diventare ministro straordinario)..... Perché io mi ritrovo ad avere ministri straordinari che fanno robe da accapponare la pelle..

Si apre in questo intervento qualche altra considerazione assai importante, per questa piccola “raccolta dati” sulla Chiesa odierna.

L’enorme pericolo e rischio che il ragazzo intervistato teme è che la Chiesa sia proprietà di qualcuno o lo diventi! Quante volte si percepisce questo nelle nostre comunità, spesso organizzate in chi fa tutto (o quasi) e chi invece non ci sta più. E’ forse questa una delle cause che i fedeli sono sempre gli stessi, o che tendono a diminuire? Non si sa da dove abbia origine questa “tradizione” ma è ben vero il fatto che ci siano famiglie o gruppi in parrocchia che hanno messo non solo presenza ma anche radici (e ben radicate!).

Di contro, ci si trova di fronte a situazioni nelle quali ci sono persone che si lasciano accompagnare da parole come queste o simili: «C’è tizio, chiedi a lui, che è dentro dappertutto, no?».

Invito a pensare una Chiesa dove sul serio ognuno occupa il posto che occupa come servizio, non come padronanza o dominio su altri. Dove la “gara cristiana” sia non su chi fa di più, o ha più incarichi ma piuttosto su chi offre maggior servizio, maggiore disponibilità in base alle proprie condizioni.

Abituati ormai a vedere il negativo delle cose, quanta fatica nel progettare in positivo, con un po’ di sano ottimismo, magari andando a cercare chi è… più distante.

Capita (e non di rado) che coloro che sono più lontani fisicamente, spesso abbiano il cuore più vicino al Vangelo, alla solidarietà, alla umiltà del “fare il bene”.

È davvero impensabile una parrocchia, una comunità dove tutti i fedeli hanno un compito preciso (di maggior responsabilità o meno, non importa) e, in forza di questo, siano stimati, spronati e amati per la passione, il tempo, la dedizione che mettono al loro servizio?

E… chi siamo noi per “distinguere” le persone che possono essere fedeli autentici da quelli meno? A partire dal battesimo ogni occasione è un’opportunità in più che abbiano per offrire una testimonianza autentica di Vangelo, di accoglienza, di familiarità a chi ci chiede qualcosa… E ogni cristiano ha missione e compito di essere evangelizzatore, non tanto a parole ma con i fatti, semplici ed umili di ogni singolo giorno.

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Ultima modifica ilMercoledì, 19 Marzo 2014 23:03
Don Federico Fabris

Sacerdote dal 2007, insegnante di religione nelle scuole medie di Padova.




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