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Cristo salva l’uomo con il tuo splendore - 1parte

È il grido dell’uomo che dopo duemila anni pur rimanendo uguale risuona nuovo nell’esigenza del suo cuore. Un cuore che ha sempre cercato il volto di Dio, ha sempre avuto sete di Lui, ha desiderato il suo aiuto, bramato contemplare la sua bellezza. Un cuore che solo Dio può appagare o come dice San Gregorio di Agrigento: “Niente è più dolce che fissare su di Lui gli occhi del nostro Spirito, per contemplare la Sua inesprimibile e divina bellezza . Niente è più dolce che essere illuminati e resi belli da questa partecipazione e da questa comunione con la Luce”.

Affronterò questo tema analizzando nella prima parte:

  1. La vocazione che l’artista riceve dalla Chiesa e il valore della persona;
  2. In quale Volto  Dio si è rivelato e fatto conoscere? (prossimo articolo).

La vocazione che l’artista riceve dalla Chiesa e il valore della persona

Il 4 aprile del 1999, giorno di Pasqua l’allora papa Giovanni Paolo II fa dono agli artisti di una sua lettera rivolgendola a chi innanzitutto cerca l’Epifania della bellezza. È molto significativo ed emozionante che Giovanni Paolo II inizi con le parole della Gn. 1,31 “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona”. Perché l’arte è la manifestazione della Gloria di Dio, è la costante delle cose, che rimanda a Dio, Creatore di questo mondo. L’uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio, impegnato a livello spirituale Egli realizza questo compito prima di tutto plasmando la stupenda “materia” della propria umanità; esprime sé stesso nell’atto creativo scoprendosi il rapporto di filiazione con Dio Padre, svolgendo il compito di essere artefice come Dio gli ha affidato. L’artista, infatti, si colloca fra due atti che esprimono il dono ricevuto da Dio:

  • L’ispirazione, amore del bello
  • L’opera che ultimata dona al mondo

Già il Vaticano II nella Sacrosantum Concilium n° 122 dice: “Tra le più nobili attività dell’ingegno umano noi enumeriamo a buon diritto l’arte religiosa, e il suo culmine che è l’arte liturgica. Esse stanno per loro natura in relazione con l’infinita bellezza divina esprimibile in qualche modo nelle opere umane…”. Il compito dell’arte sacra è quindi, quello di indirizzare le menti degli uomini a Dio, “l’arte è un mezzo utile per elevare il livello spirituale degli uomini, perché possano conoscersi ed elevare la propria anima nel loro cammino verso Dio". E la Gaudium et Spes n° 18 sottolinea l’importanza della letteratura e dell’arte nella vita dell’uomo. A conclusione del Concilio, i Padri hanno rivolto quest’appello agli artisti: “Questo mondo ha bisogno di bellezza per non cadere nella disperazione. La bellezza come la verità mette gioia nel cuore degli uomini…”. [1]

Il 17 febbraio 2000 durante la Giornata del Giubileo degli Artisti la scrittrice Alessandra Caneva ha offerto punti di riflessione invitando gli artisti a curare la visione interiore della bellezza per accogliere degnamente il dono che ci è stato dato per trascendere la realtà, oltre passando l’apparenza. La Chiesa ha sempre posto fiducia e attenzione negli artisti e le opere stesse sono oggi a testimoniarlo “momentini fede”, ispirati all’icona divina. La vocazione dell’artista è quindi quella di ritrovare la bellezza offuscata dal peccato capace di suscitare il dialogo tra Dio e l’uomo e riscoprire il vero volto della bellezza “Cristo”, togliendo gli intralci che allontanano l’umanità da Lui.

Col. 1,15 dice: “Cristo è l’immagine del Dio invisibile, a la cui immagine dobbiamo conformarci”. La tragedia dell’uomo di oggi è che si è dimenticato chi è: “l’uomo non sa più chi è”, queste parole ha detto Giovanni Paolo II ai giovani. È possibile per l’uomo ritrovare se stesso dentro una cultura in crisi che genera scetticismo sui fondamenti del sapere, dell’etica, della persona e rende più difficile cogliere il senso dell’uomo? (Evangelium Vitae n° 11). Sono convinta che l’uomo può ritrovare se stesso se avrà il coraggio di chiedersi e di pensare seriamente: Chi sono?, Da dove vengo?, Dove vado?, se ha il coraggio di smascherare l’equazione posta tra: ciò che è tecnicamente possibile e ciò che è eticamente lecito. L’impegno etico per la verità sarà capace di motivare il coraggio di scegliere e perfino di pagare il prezzo per scelte degne dell’uomo. La prima cosa da fare è mettere l’attenzione sulla persona umana. La persona dice Mounier “Non è l’essere ma un movimento d’essere verso l’essere[2].

La tensione dell’uomo è tridimensionale: quella che sale da basso e l’incarna in un corpo, quella che è diretta verso il largo e la porta verso una comunione quella che è diretta verso l’alto e l’innalza verso un universale. La persona: = faccia, sguardo, ri- volto, è “volto” non un insieme di naso, fronte, occhi, è il fare ingresso dell’altro nel mio mondo. Per dirlo con Lèvinas è “Visitazione”. Perché nel volto si esprime la capacità di dialogare, il volto è Parola ri–volta all’altro. Ma bisogna riconoscere il “volto” e nessuno può riconoscere l’altro per me, a questo punto avviene il “riconoscimento” apertura grata perché l’altro mi aiuta a crescere nella mia umanità. Dal riconoscimento nasce la relazione, il rapporto, la conoscenza, l’amore con il quale la mia persona si decentra e vive nell’altro. L’amore non è un lusso; senza di esso la persona non esiste. Giovanni Paolo II afferma: “La persona è un essere per il quale l’unica dimensione adatta è l’amore[3].

L’amore aiuta l’uomo a trascendere per riconoscere che ogni volto è “traccia” del volto di un Altro, che ogni uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio. Questa immagine e somiglianza diviene perfetta in Gesù Cristo perché Egli riconcilia queste due realtà: è uomo ad immagine di Dio, è Dio ad immagine dell’uomo, e quindi immagine perfetta di Dio e dell’uomo. “Noi diventiamo ciò che guardiamo”. Ed è Cristo che dobbiamo diventare, questa è la nostra vocazione, è Cristo che dobbiamo guardare fino a che saremo capaci di vederlo e riconoscerlo presente nel fratello. In 2Cor. 3,18 leggiamo: “E noi tutti, a viso scoperto riflettendo come in uno specchio la Gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di Gloria in Gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore”.

Vedere Dio è il desiderio più profondo ditutto l’antico testamento. Tutta l’esperienza del popolo di Israele sia quella del culto che quella della Parola, anela verso la realizzazione privilegiata di vedere Dio. I suoi atti fan vedere che Egli è: il Dio Potente che giudica e combatte; il Dio compassionevole che consola e che guarisce, il Dio forte che libera e trionfa. In mezzo a Israele ha abitato questo volto perché Dio ha voluto istaurare una comunicazione con l’uomo ed ha mostrato il suo volto di volta in volta con la sua benevolenza ed i suoi prodigi. Israele sa tutto ciò e la sua presenza è la forza di tutto il popolo. Dice San Gregorio Nisseno: “Mosè ardeva dal desiderio di vedere Dio, il suo volto, e impara che vedere Dio significa seguirlo ovunque Egli conduca”. Questo si realizza in modo teofanico, velato nell’antico testamento, ma in Gesù Cristo, Icona in senso largo d’immagine, Dio si rivela, si fa conoscere. In Gv. 1,18 si legge: “Dio, nessuno l’ha mai visto, il Figlio unico che è nel seno del Padre e Lui che l’ha fatto conoscere”, e Gesù stesso dirà esplicitamente a Filippo che gli chiedere di vedere il Padre “Filippo, chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv. 14,9) Dopo l’ascensione, ha inizio il tempo in cui coloro che non l’hanno visto dovranno amarlo e rallegrarsi “senza vederlo ancora, ma credendo”. 1Pt 1, 18 dice: “Voi lo amate pur  senza averlo visto; e ora senza vederlo credete in Lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa…”. Siamo noi quelli che viviamo il tempo di non guardare in alto ma chiamati a testimoniare che Lui tornerà come è scomparso (Atti 1, 11). Questo grazie allo Spirito Santo che abita in noi, così come dice San Paolo in 2Cor 3, 18: “Noi tutti, che, a volto scoperto rispecchiamo la gloria del Signore, siamo trasformati in questa stessa immagine sempre più gloriosa, come conviene all’azione del Signore che è spirito”.


[1] Messaggio agli artisti 8 dicembre 1965.

[2] Mounier, Rivoluzione personalistica e comunitaria. Palli Ecumenica. Bari 1984.

[3] Giovanni Paolo II. (Messori) “Varcare la soglia della speranza”. Mondatori 1994.

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Ultima modifica ilSabato, 22 Marzo 2014 00:18
Sr. Annamaria -Sorella Lode-

Sono una Suora francescana Missionaria di Gesù Bambino, vivo ad Assisi, e scrivo icone da ormai molto tempo. Conquistata dalla Teologia delle icone, trascorro il tempo nel servizio a Dio e agli uomini.




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