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Cristo salva l’uomo con il tuo splendore - 2parte

In quale volto Dio si è rivelato è fatto conoscere?

Quando vedrai Colui che non ha corpo divenire uomo a causa di te, allora puoi eseguire la rappresentazione del suo aspetto umano…Se hai compreso che l’Incorporeo si è fatto uomo per te, allora, è evidente, puoi eseguire la sua immagine umana. Poiché l’invisibile è divenuto visibile attraverso l’Incarnazione, tu puoi eseguire l’immagine di Colui che si è visto” (Giovanni Damasceno).

San Paolo precisa in Col. 1, 15: “Egli (Il Cristo) è l’immagine del Dio invisibile”. La comparsa dell’immagine sacra è legata a quattro principi fondamentali:

  • La manifestazione visibile, (principio teologico)
  • La rassomiglianza (principio formale),
  • La conformità (la composizione),
  • La tensione neptica (principio della rinuncia)

Il Cristo non ha dato nessun’ordine che si scrivesse la sua immagine, tuttavia la sua immagine è stata tracciata dagli apostoli e conservata fino ad oggi. Ora ciò che viene scritto per mezzo dell’inchiostro e della carta, è rappresentato sulla icona con colori diversi e con altro materiale. L’immagine quindi non rappresenta solamente il Cristo, ma anche l’insieme delle manifestazioni dell’Alleanza. Quest’Alleanza è l’incontro tra la bellezza divina e l’accoglienza umana il cui archetipo si trova nell’icona dell’Annunciazione. L’immagine ha quindi, la funzione di trasmettere la manifestazione di Dio attraverso le sue sembianze e qui entra la rassomiglianza.

Secondo la tradizione un’immagine “Acheropita” (non fatta da mano d’uomo) di Gesù fu donata al re Abgar di Edessa e scomparsa nel 1204, durante il sacco di Costantinopoli. Questa immagine è la fonte di tutte le rappresentazioni di Cristo, e di tutte le icone presenti in ogni iconostasi nei suoi diversi ordini. C’è poi un'altra fonte per la rassomiglianza ed è l’evidenza interiore, come ci dice Filoteo il Sinaita: “In ogni ora e in ogni istante, preserviamo gelosamente il nostro cuore dai pensieri che offuscano lo specchio dell’anima, la quale per sua natura è destinata a ricevere le sembianze e l’impressione luminosa di Gesù Cristo…” L’illuminazione che ci è promessa dopo la purificazione del nostro cuore, è la grazia di vedere Gesù. Si tratta di vedere “la vista, infatti, è il più acuto dei sensi permessi al nostro corpo” lo diceva Platone. Ma al di là  dell’usura del tempo, dell’oblio e della malattia degli uomini, la rassomiglianza racchiude una ricchezza inestimabile che fa parte della vocazione dell’uomo: “camminare verso Dio”, ed è Cristo che ogni giorno ci trasforma, ci rende a Lui somiglianti.

Nell’icona gli iconografi tracciano inizialmente lo schizzo del ritratto con un solo colore, facendo fiorire poco a poco un colore sull’altro precisando la rassomiglianza al modello, allo stesso modo anche la grazia di Dio nell’uomo comincia nel battesimo e ricostruisce l’immagine originale pian piano, poi quando vede che tutta la volontà dell’uomo che aspira alla bellezza (a Cristo), facendo fiorire virtù su virtù eleva l’anima e le rende la rassomiglianza. Questo è il cammino di tutti i santi, meraviglioso, grande, questo progetto per ogni uomo. La conformità dell’icona è fondata sull’incontro fra la scrittura e la tradizione, e fra lo Spirito Santo e l’evidenza interiore. L’icona dipende, quindi, dalla scrittura, il suo spazio da forma alla Rivelazione e manifesta la luce di Dio.

L’icona non appartiene al regno del virtuosismo, ma a quello della Grazia, che mette in evidenza il principio morale, la tensione neptica ossia della rinuncia. La rinuncia è il vuoto del cuore essenziale per accogliere la luce e l’immagine di Cristo perché è un combattimento contro tutto ciò che si oppone alla luce. È attraverso il vuoto del cuore, lo spazio disponibile, l’accoglienza che lo Spirito potrà operare nell’iconografo farsi che scriva la verità. L’icona diviene così tempo dello Spirito e luogo dell’escatologia, ci parla del futuro dell’umanità, ci libera dall’angoscia, ci aiuta nella comprensione della scrittura e fa scaturire la preghiera.

Il volto di Cristo, pur avendo i lineamenti di ogni volto umano possiede una bellezza incomparabile che lo rende vicino ed accessibile all’uomo. Sl. 45, 3 “tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia…” giustamente canta il salmista. I tipi iconografici di Cristo sono tre: l’Emanuele, il Santo Volto del Mandilion, il Pantocrator, che senza cambiamenti o quasi sono giunti fino a noi. Dirò qualcosa del Pantocrator di Morreale XII sec.

Se al Sommo de l’abside tu guardi ogni forma ti par si ricomponga in un’attesa estatica… Tu senti, senza cetra e senza voce, come un inmmensa sinfonia salire a quella sommità dove il Possente, la mano alzando a benedire, guarda come non guarda l’uomo ed ha negli occhi tutto il passato e tutto l’avvenire [1]

Questi versi dicono qualcosa dell’immenso splendore. Il mosaico con la disposizione delle tessere fa esaltare un regno di luce, si può ben affermare come si legge in un’iscrizione del palazzo Arcivescovile di Ravenna: “O la luce è nata qui oppure imprigionata qui liberamente regna”. L’immagine è immersa in un fondo d’oro sostanza che è aldilà di ogni colorazione naturale, l’oro fa si che la luce si fonde con lo spazio pittorico ed avvolge le figure come in un nimbo di santità; inoltre conferisce alle figure una mobilità misteriosa continuamente a secondo dei movimenti di chi guarda o del corso del sole. Tutto il meraviglioso poema musivo converge nella figura colossale del Cristo del catino  dell’abside.

Il gigantesco (le sue dimensioni sono impressionanti) busto con il suo atteggiamento e le sue dimensioni riempie completamente lo spazio e diventa un tutt’uno con esso. Egli è l’Onnipotente, centro di convergenza dell’A.T. e N.T., ha il nimbo d’oro cruciforme ornato di perle, il viso lungo gli occhi larghi e penetranti ti seguono ovunque, il naso leggermente arcuato, le sopracciglia inarcate tra un sorriso ed un’espressione severa, i capelli bipartiti  sulla fronte che cadono sulle spalle lasciando intravvedere  le orecchie, la barba è corta e spartita sul mento. Veste il ‘chiton’ di colore rosso porpora ed il manto blu che lo avvolge. La mano destra si apre nel gesto benedicente alla maniera orientale, nella sinistra tiene il libro aperto nel quale si legge in latino ed in greco la affermazione della Sua divinità “Io sono la Luce del mondo, chi me segue non camminerà nelle tenebre” (Gv. 8, 12), che gli dà una connotazione spirituale e mistica. Ai lati, a caratteri cubitali greci, la scritta “Gesù Cristo il Pantocratore” (Onnipotente). È una visione mirabile che attraverso lo sguardo che non si sazia di contemplare scende nell’animo e vi rimane impressa facendo sgorgare un solo pensiero, un solo desiderio, una sola brama, la speranza di raggiungerlo che è donata a tutti.


[1] Da “Monreale – I Tre templi” Giuseppe Fedele.

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Ultima modifica ilSabato, 22 Marzo 2014 01:08
Sr. Annamaria -Sorella Lode-

Sono una Suora francescana Missionaria di Gesù Bambino, vivo ad Assisi, e scrivo icone da ormai molto tempo. Conquistata dalla Teologia delle icone, trascorro il tempo nel servizio a Dio e agli uomini.




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