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La Decima ammonizione di S.Francesco

Ammonizione 10: LA MORTIFICAZIONE DEL CORPO

Ci sono molti che, quando peccano o ricevono un'ingiuria, spesso incolpano il nemico o il prossimo. Ma non è così, poiché ognuno ha in suo potere il nemico, cioè il corpo, per mezzo del quale pecca. Perciò è beato quel servo che terrà sempre prigioniero un tale nemico affidato in suo potere e sapientemente si custodirà dal medesimo; poiché, finché si comporterà cosi, nessun altro nemico visibile o invisibile gli potrà nuocere.

L'ammonizione 10 rappresenta un testo non di facile lettura: innanzitutto per l'utilizzo polisemico (dai tanti significati) della parola "nemico", ripetuta per ben quattro volte, poi per la visione apparentemente negativa del corpo. Nel testo continua l'uso del termine che aveva caratterizzato l'ammonizione precedente, con la differenza che qui acquista un significato plurimo: il "nemico" dell'uomo non è più solo quello esterno (visibile o invisibile) che gli si pone di fronte con tutte le sue possibilità negative di fargli del male, ma anche quello interno alla sua persona, identificato con il proprio corpo, il quale, essendo la causa del peccato, deve essere considerato il vero e unico nemico da temere. Mentre nella precedente ammonizione Francesco esorta i frati all'amore ai nemici "esterni", qui ribalta l'atteggiamento per richiedere una grande risolutezza nel combattere il nemico interno del proprio corpo. Insomma, oltre all'utilizzo polisemico del sostantivo, emerge, come si vede, anche una visione negativa del corpo, ritenuto causa del proprio peccato e dunque un nemico da combattere, vincere e rinchiudere in prigione.

Indubbiamente siamo di fronte ad un visione "medievale" della negatività del corpo, una visione oggi lontana dalla nostra antropologia. Tuttavia, pur tenendo presente questi aspetti, il breve testo di Francesco conserva un nucleo di enorme interesse e valore per la nostra sensibilità. Infatti l'ammonizione è costruita su di una tensione: molti sono spinti a guardare fuori se stessi per ricercare negli altri la causa dei loro problemi, invece debbono cercare dentro loro stessi, là dove è presente la verità delle loro scelte e la causa dei loro fallimenti.

Ci sono molti "che", mediante una dinamica tipicamente adolescenziale, di fronte ai fallimenti della vita, tentano di attribuire agli altri la causa delle loro difficoltà. Scaricare sul mondo esterno la "colpa", giudicandolo cattivo e menzognero, rappresenta indubbiamente un meccanismo che alleggerisce dalla fatica delle proprie responsabilità: poter dire che "non è colpa mia" costituisce un bisogno di primaria necessità per un adolescente. Se il mondo non fosse stato così, io non avrei agito in quel modo. E dunque se potessi cambiare il mondo, cambierei anche io e sarei migliore. Attribuire al nemico e al prossimo la colpa della nostre situazioni permette di essere ancora "innocenti" come quando si era bambini, e dunque di essere degni di amore e comprensione"da parte della mamma".

Francesco, senza grandi giri di parole, demolisce questo meccanismo, affermando che la colpa non è degli altri, di un mondo sbagliato e di un prossimo cattivo. Sappiamo molto bene che il mondo è troppo grande e complesso per poterlo cambiare e renderlo migliore; ci illuderemmo cadendo in una profonda frustrazione se mettessimo tutto il nostro sforzo per cambiare il mondo sperando così di diventare migliori noi stessi. La questione per Francesco è ricordare ai suoi frati che scaricare la colpa delle proprie povertà e insufficienze sugli altri è un meccanismo adolescenziale; ed esso non conduce a molto, non aiuta a gestire le ingiurie e il peccato, ma solo a subirli scaricandosi semplicemente dal senso di colpa. Non si può chiedere agli altri ciò che invece dovremmo e potremmo fare noi se diventassimo adulti!

Un uomo adulto è, infatti, colui che ogni volta parte da sé nell'affrontare la fatica della vita, consapevole che solo cambiando la propria collocazione dentro la realtà cambierà anche il modo di incontrarla e gestirla. E' interessante il ribaltamento di prospettiva operato da Francesco. Il suo tentativo in questo testo è porre l'attenzione sul corpo del singolo, reso lo snodo fondamentale e determinante della "soluzione dei problemi". Se hai in potere il tuo corpo hai in potere il mondo! E' chiaro che per "corpo", qui non si intende semplicemente la parte fisico-materiale della vita, ma la propria umanità con la quale si pecca, cioè, richiamandosi all'Ammonizione 2, con la quale ci si appropria della volontà e ci si esalta dei beni che Dio compie.

Per Francesco il corpo con il quale si pecca e che è da considerare il vero nemico, è il nostro "io" che vive del desiderio auto centrato di dominare il mondo intero, desiderio che anima ogni adolescente. Per questo desiderio di potere e di dominio egli cade in balia di ogni nemico esterno, percepito come colui che commette ingiuria contro le proprie aspirazioni e i propri sogni di gloria. Per Francesco dunque non si tratta di difendersi dagli altri, ma di gestire il proprio "io", quale vero e unico spazio dato in potere alle nostre mani. Dominare i suoi impulsi e le sue pretese, usandola durezza del "carcere"e la custodia della "sapienza", significa diventare liberi dagli attacchi esterni. Un uomo che domina se stesso, mediante anche un "ascesi", un esercizio sui propri meccanismi umani, sarà capace di gestire meglio gli attacchi dei nemici esterni, sia quelli visibili che quelli invisibili. La propria autenticità di cuore, custodita con la fatica della responsabilità e con il desiderio della libertà, rappresenta non solo l'unica possibilità di superare le sindromi adolescenziali di addebitare sempre agli altri la colpa dei nostri fallimenti, ma anche di poter restare nel mondo senza accusarlo di tutto il male possibile, lieti, invece, di mettere a disposizione degli altri la nostra umanità. Quest'uomo che vuole lavorare su se stesso, anche aiutato dalla ingiurie subite dagli altri, per crescere nella sua consapevolezza e nella sua maturità umana, sarà capace di camminare con letizia e generosità dentro il suo mondo. E allora smetterà di lamentarsi e di incolpare sempre gli altri, ma si assumerà l'onere e l'onore di fare di sé un dono per un mondo senza nemici. Insomma, smetterà di essere un adolescente piagnone e diventerà un adulto responsabile.

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Ultima modifica ilDomenica, 12 Gennaio 2014 18:13
Padre Pietro Maranesi

Sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Rettore dell' Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi. Docente di Teologia Dogmatica e Francescanesimo all'Istituto Teologico di Assisi. Autore di varie pubblicazioni tra le quali Facere Misericordiam (2007), L'eredità di frate Francesco (2009), Il sogno di Francesco (2011), La clausura di Chiara d'Assisi (2012).




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