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...Dio Ascolta!

Ho sempre trovato dolcissima la promessa di una sua discendenza che Dio fa ad Abram: "Non sarà costui (lo schiavo) il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede”. (Gen 15,4)

Eppure basta proseguire nella lettura della Genesi con il capitolo successivo, per restare perplessi, ammutoliti, di fronte all'evolversi imprevisto degli eventi.
E proprio quando pensiamo che è giunto finalmente il momento di una svolta positiva, non comprendiamo questo Dio che prima promette e poi sembra permettere il contrario.
In realta però solo la promessa stessa può essere la chiave di lettura dei capitoli successivi.

Sarai, la moglie di Abram, non ha infatti davvero fiducia in Dio; non crede che Egli sappia veramente cosa è meglio per lei e per suo marito e decide, di conseguenza, di risolvere a modo suo, con quella supponenza ed arroganza di cui ci ammantiamo anche noi ogniqualvolta la nostra incredulità prevale sulla nostra fede.
Schiacciata dalla sua “sterilità”, che viveva come una terribile colpa, Sarai era in realtà animata da un fine giusto (dare un erede al suo sposo): spesso anche le nostre tentazioni ed i nostri peccati sono mascherati da motivazioni “nobili” e plausibili.

Quante volte pretendiamo di sapere come “salvarci”! Ed ecco che davanti alle nostre croci, quando non abbiamo la forza ed il coraggio di rimetterci nelle mani di Dio e di gridare, con dolore e fede, “Sia fatta la Tua Volontà!”, perdiamo il “buon vino”, quello delle nozze di Cana, che dà sapore (senso) alla nostra vita.
E per ritrovarlo ci viene richiesta un’adesione a Cristo che non può essere mai passiva (come invece era stato il comportamento di Abram, che non ha avuto abbastanza fiducia in Dio da non ascoltare la moglie); occorre, dunque, non lasciarsi trasportare dagli eventi, da ciò che appare “giusto” secondo la mentalità di questo mondo, ma una ferma e decisa fiducia nelle promesse divine.

Il dolore e la colpa, che derivano dall’aver assecondato la nostra “sapienza carnale” e non quella Vera che viene da Dio, non potranno che ricadere su di noi; il nostro vittimismo, il nostro orgoglioso “prendersela con il Signore”, sono segno di un rapporto sempre più debole con un Dio sempre più lontano. Lontano non perché Lui ci abbia abbandonato, ma perché noi abbiamo deciso di non prestare ascolto alle Sue Parole, voltandogli le spalle.

Possiamo imparare tanto da Abram e Sarai ma anche la figura di Agar costituisce per noi un punto di riferimento importante.

Agar soffrì molto maltrattata da Sarai ma dimenticò di essere stata lei a causare la prima provocazione, dimenticandosi e disdegnando la sua padrona.
Decise allora di scappare via ma “il Signore la trovò presso una sorgente d’acqua nel deserto” e le dà un consiglio di vita: “Ritorna e restale sottomessa”.

Il Signore ci ritrova sempre, anche quando smarriamo la strada, disobbedendo alla Sua Parola; Lui è la nostra sorgente di Vita quando ci perdiamo nei nostri deserti, aridi. Come con Agar, come aveva fatto ancora prima con Adamo, il Signore chiede anche a noi “Da dove vieni?”, mettendoci di fronte al nostro peccato, al nostro evidente fuggire da Lui e allontanarci dalla Sua Volontà.
Ci invita a ritornare ai nostri doveri, con fiducia; “Chi si umilia sarà esaltato” ci dice Gesù e confessando così la nostra condizione possiamo riaprirci ad un autentico rapporto con Dio.

La nostra prima giara da riempire per riprenderci il “vino buono” di Cana, per riassaporare la pienezza della vita, è quella dell’obbedienza e come Agar anche noi, seguendo i consigli di Dio, saremo guariti interiormente.

Il Dio che vide Agar vede anche noi e ci dona le Sue Promesse: “Ismaele”, Dio Ascolta.

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Ultima modifica ilLunedì, 12 Gennaio 2015 00:34
Maria Carmen

Mi chiamo Maria Carmen (per tutti Marica), ho 24 anni, studentessa di Economia. Abito a Prato, sono catechista da diversi anni e ciò mi dà una gioia immensa. Una passione mai sopita per la scrittura come modalità preferita per trasmettere emozioni, una mania per la lettura. Sin da bambina ho avuto sempre una spinta particolare a non fermarmi al risaputo ma a continuare a pormi domande ed è così che potrei definire il mio modo di vivere la fede; una ricerca continua, un cammino in salita per cercare di vivere secondo lo Spirito anche nei giorni nostri, prendendo coscienza del fatto che, come diceva la volpe al Piccolo Principe, “L’essenziale è invisibile agli occhi!”, che Dio è veramente dentro di noi e il non vederlo non lo rende meno presente.




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