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La mia fede

Ho atteso che il sipario della sera, si accostasse sopra le mie mani in preghiera e che tutto quello che avevo assorbito nella giornata, avesse il senso di un volo d’amore per tutti.

E’ stato come guardare nelle venature di una foglia, è stato come spolverare il cuore e ricambiarsi d’abito all’improvviso, è stato come sprofondare nell’abisso di un gradino di una crescita, che voleva soltanto farmi appoggiare la memoria, alla fiaba più bella!

Cade la pioggia sopra il volto, cade la pioggia e dico, sono forse le mie lacrime che si posano in me, muovo un passo e proseguo il sentiero, mi avvicino alla calamità di un abbraccio che vorrei sentire, sentire.

Mi metto a guardare quel gabbiano che scivola via nel mare, come se fosse in cerca della sua preda, del suo cibo, mi metto a correre come se anch’io fossi alla ricerca della stessa cosa, ma non di una preda, ma di un Cibo!

Ci sono momenti in cui mi è sembrato di toccare la radice, la radice della vita, certo non potevo modificarla, potevo solo restarne affascinata e consumare i miei piedi per sentire quella sua sorgente.

Mi sono accorta che quel cielo era un bellissimo dipinto in me, mi sono accorta che quelle parole che pronunciavo davanti all’alba, non erano altro che le mie ancore, le mie ancore.

Ed io restavo immobile davanti a questa luce, che mi portava la mente,  il cuore e l’anima fuori nell’attimo della preghiera, ed io ero ancora in viaggio, senza aver perso le mie coordinate.

Le mie vele, dico, sono ancora alte, alte, alte, e quello che vado ad affrontare sono solo delle onde, onde di cui la mia vita non può fare a meno, vado aprendo le braccia, perdendo ogni incertezza.

Ma ecco, ecco il mio porto, ecco il mio arrivo, ecco questa cara avventura che presenta al mio sguardo la cara libertà, ecco la mia lettiga di sogni avverati, ecco la mia vita sposa della Luce.

Mi hanno preso l’attenzione le prime virgole su una lettera pastorale, mi hanno toccato il cuore le righe di chi dice che l’amore, non è un passo che si ferma, ma un passo che va avanti e che combatte abbattendo ogni muro, grida e poi canta, canta perché l’amore è una gioia insostituibile.

Resto, resto qui, e come un seme appena gettato su di un terreno, aspetto la mia fioritura, aspetto che un giorno queste mie mani siano carezze per il prossimo.

 

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Ultima modifica ilDomenica, 10 Novembre 2013 23:13
Valentina Guiducci

Riguardo alla mia amata scrittura, fin da bambina mi accompagna il desiderio di poter dare attraverso delle parole una cara speranza.
Ho scritto tanti libri, pubblicati cinque, l'ultimo s'intitola: "Le Carezze dell'Amore" Zona Editore. Scrivo riflessioni anche su "Testata d'Angolo", un web giornale. Ho piacere di poter dare la gioia che sento nel cuore attraverso delle righe.

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