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Esattamente come il chicco di grano

Parlando con le persone, gli amici, i compagni di cammino ci si accorge che nella sofferenza non siamo soli, o meglio, non siamo gli unici a soffrire!

Come dice qualcuno “la sofferenza prima o poi arriva a tutti, chi non ce l’ha se l’aspetti!”… non è per portare sfortuna, ma è semplicemente la realtà: la sofferenza esiste da sempre, fa parte della vita di ciascuno, nessuno escluso. La differenza sta nel come la viviamo. Spesso sbagliamo le domande, ci chiediamo “Perché proprio a me?”, “Se Dio esiste perché ha permesso questo?”

Se il dolore ci toglie completamente la gioia e la speranza, allora ci siamo persi qualche passaggio. Io non posso credere che con la sofferenza finisca tutto, se anche dovesse succedermi la cosa peggiore, quella che temo maggiormente, la prima nella top ten delle cose che non vorrei mai provare, la mia gioia non può finire. Perché la morte non ha l’ultima parola.

Gesù ha sconfitto la morte e io ho deciso di schierarmi dalla parte del più forte, dalla parte di chi ha vinto, dalla parte di chi ha scelto liberamente, per amore, di addentrarsi nella sofferenza per distruggerla dal suo interno. E ha vinto. È risorto! La morte non l’ha potuto trattenere.

Allora mi chiedo: perché in giro si vedono tanti morti che camminano? Perché quando ci capita proprio quella cosa che stavamo cercando di evitare come la peste la nostra vita non è più degna di essere vissuta?

Semplice: abbiamo la memoria corta. Anzi cortissima. Ci dimentichiamo che il Signore può fare cose grandi nella nostra vita. Lui che ha creato il mondo, ha reso fecondi Abramo e Sara, ha liberato Israele dagli egiziani, si è fatto uomo, è morto e poi risorto può anche liberarci dal laccio della morte. Se noi glielo lasciamo fare. Apri la porta ed entra la grazia. Il Signore può fare tutto se noi gli diamo il permesso. Può anche aiutarci a trovare la gioia dietro il dolore più grande. Il problema è che noi cristiani (bell’esempio!) siamo i primi a restare impantanati al Venerdì Santo, ci piace lamentarci e cullare nella nostra croce, ci piace essere coccolati e non vogliamo fare un piccolo sforzo per andare oltre. Dobbiamo fare la domanda giusta: “Qual è il dono nascosto dietro questa sofferenza?”...

La Chiesa, che è Madre, ci ricorda che è necessario morire per sperimentare la bellezza della Resurrezione. Esattamente come il chicco di grano che morendo porta frutto.

La sofferenza, il dolore, non ci devono spaventare perché dietro nascondono sempre un dono più grande, una vita nuova, nuove possibilità per raggiungere quello che infondo tutti cerchiamo: la gioia piena. Come Gesù siamo chiamati a fare un passaggio dalla morte alla vita, dalla paura di soffrire all’abbandono fiducioso al Padre, certi che Lui per primo sta dalla nostra parte e vuole vederci felici!

Suor Fabiana e Claudia Porcu

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Ultima modifica ilMercoledì, 09 Aprile 2014 10:18
Sr. Fabiana Benedettini

Suora francescana innamorata del Signore oltrechè della gente. Mi piace ascoltare (e osservare.....a volte siamo un po' come i puzzle che dobbiamo trovare i nostri incastri per trovare un senso e una bellezza) le persone, ma soprattutto mi piace voler bene alle persone e per questo ogni tanto il cuore mi fa male. Ho studiato lingue e letterature straniere e poi scienze religiose. Mi piace fare lavoretti utilizzando le mani...legno, cuoio, etc. mi piace anche leggere romanzi polizieschi, vedere i film di azione, cantare a squarciagola 

Desiderio grande1: andare in Terra Santa, negli Stati Uniti e in Australia (chi mi accompagna)??

Desiderio grande2: prendermi un mese per poter andare a trovare un po' di persone

Desiderio grande3 ma forse è il primo: lasciare il segno in questa vita...

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