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L'Ascesi

Dopo parole inflazionate o desuete, ecco oggi una parola estranea e francamente impopolare: la parola ascesi, che forse riecheggia per qualcuno privazioni e rinunce drastiche. Dal greco askesis, essa significa allenamento, esercizio: ascesi è dunque la virtù di chi si esercita per affinare la propria umanità, per farne un capolavoro.

Alcune convinzioni largamente diffuse ci rendono difficile accogliere l’idea che per vivere bene occorra in qualche modo esercitarsi.

Prima di tutto un certo culto di ciò che è spontaneo, percepito in sé come valore (e quanto questo criterio condiziona – anche senza che ce ne accorgiamo – la prassi educativa!).

In secondo luogo, la sopravvalutazione dell’impulso e dell’istinto come motori naturali e quindi in sé buoni del nostro agire. Mentre negli animali l’impulso al nutrimento, all’attività, al riposo, alla sessualità, appare regolato da una sorta di misura presente nello stesso patrimonio biologico, nell’uomo tutto questo avviene nella sfera di una libertà particolare. Gli impulsi divengono per l’uomo più forti e profondi, acquistano maggiori opportunità di domanda e di risposta. Egli ha così una duplice possibilità: può inserire quei comportamenti in un orizzonte più ampio di significati e dar loro un valore (quindi plasmare e regolare l’istintività in vista di un bene); ma può anche mettere le proprie energie e capacità in modo distorto ed eccessivo a servizio della soddisfazione di quegli impulsi.

«Ascesi vuol dire – sottolinea Guardini – che l’uomo si risolve a vivere da uomo»: che egli quindi cerca di riconoscere il giusto, ciò che è essenziale, e di sceglierlo, di scartare il falso, capace per questo di andare anche oltre i propri desideri.

Vediamo alcuni esempi.

Esiste in noi un profondo bisogno di relazione, che ci spinge verso gli altri. Tutti abbiamo sperimentato l’entusiasmo della simpatia o dell’attrazione, il provare gioia nella compagnia di qualcuno; ma poi sorgono malintesi e incomprensioni, e la presenza degli altri è sovente fonte di fatica e di amarezza o di delusione. Perché un’amicizia possa durare, perché un matrimonio continui nel tempo ad essere uno stare insieme dentro la vita, occorrono vigilanza e disponibilità al superamento di sé, di impressioni e impulsi del momento. In altre parole, occorre esercizio.

Il lavoro: per i più fortunati, che possono esprimere in ciò che fanno qualcosa di sé e dei propri doni, riesce ad essere fonte di soddisfazione e di un forte senso di valore personale. Ma i compiti continuano anche quando il piacere del lavoro non è più sentito. Eppure nessuna opera fiorisce senza una responsabilità che la assume nella fedeltà quotidiana e nel superamento di sé, che diventano qui capacità di durata.

Di fronte al mondo: l’uomo è raggiunto ogni giorno da tante sollecitazioni e stimoli, gli si offrono molte cose. Evidentemente non è possibile avere tutto in una volta: fare tutto, vedere tutto, leggere tutto. Bisogna scegliere, lasciar perdere una cosa perché un’altra possa essere. E scegliere una cosa significa sempre rinunciare a una o a molte altre (verità evidente, ma così estranea e indigesta per noi!). Si potrebbe qui aprire una parentisi su un atteggiamento che abbiamo bisogno di riscoprire: la sobrietà. Non è solo per motivi (validissimi) di ecologia e rispetto dell’ambiente che dovremmo cominciare a chiederci quante e quali cose ci siano davvero necessarie…

Anche il nostro rapporto con Dio necessita di questo esercitarsi paziente e convinto, pena il rimanere affidato all’emotività del momento.

Ogni ascesi implica anche una disciplina. Il termine, che può evocare in noi immagini di punizioni severe, in realtà deriva da discipulus e da disco, e quindi implica l’andare dietro a un altro per imparare. La riflessione sull’ascesi ci conduce a domande sull’educazione: riusciamo, in noi stessi e in coloro che ci sono affidati, a educare il desiderio? A comprendere e far comprendere che esistono in ciascuno delle vere e proprie schiavitù, desideri e attrazioni profondamente radicati che allontanano dalla verità della persona e impediscono di realizzarla? Abbiamo il coraggio di proporre rinunce che possano far sperimentare un nuovo spazio di libertà?

Ultima modifica ilDomenica, 29 Dicembre 2013 23:21
Sr. Giovanna Cereti

Clarissa di Forlì; 20 anni di lavoro come psicologa e psicoterapeuta + attività varie di insegnamento, tra cui quella all'ISSR di Forlì; dal 2000 in monastero, dove ha fatto la professione solenne nel 2008




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