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Gesù, la messa e le farfalle nello stomaco

Chiese semi-vuote… solo perché è estate?

Bisogna forse partire da una domanda: che senso ha la messa? Perché andare in chiesa a sorbirsi una "pappardella" di quasi un’ora? Ci hanno detto che bisogna andare, che se non ci vai fai peccato.

Io penso al “Sine dominico non possumus”. È la risposta data da alcuni cristiani degli inizi del IV secolo scoperti a celebrare l’eucarestia e intimati dal console romano di smettere, pena la morte. “Sine dominico non possumus”, “Senza la domenica non possiamo vivere”. E vengono uccisi. Ora, o questi erano totalmente fuori di testa, o avevano capito qualcosa che a noi cristiani di oggi sfugge o che abbiamo perso: la messa è Gesù Risorto che si fa presente tra i suoi per rinnovare il dono della sua vita nei segni della Parola e del Pane. Lui è lì, in quella Parola e in quel Pane, e si dona a noi. In ogni eucarestia.

Come rinunciare a questo? Rinuncerebbe l’innamorata a stare con il suo amato e a vivere con lui i gesti dell’amore, del dono reciproco?

Ma forse il problema sta proprio qui: noi, a messa, non sentiamo “le farfalle nello stomaco”. Perché? Perché quel Gesù lo conosciamo poco, ci siamo accontentati di quattro cose imparate in qualche anno di catechismo (anche qui: perché bisognava andare). Come conoscerlo meglio? Basterebbe prendere in mano un vangelo (...quanto poco conosciamo la Scrittura noi cattolici!). Sì, sicuramente. Ma il vangelo non basta, perché spesso è una lettura non facile da affrontare. Ecco la Chiesa. Persone. Persone che hanno scommesso la propria vita su di Lui. Sono loro che rendono presente Gesù. Gesù diventa qualcosa di concreto, visibile, toccabile, nelle persone che hanno fatto esperienza di Lui.

Non si può essere cristiani senza eucarestia. Non si può essere cristiani senza essere comunità. Attenta! “Non si può” non vuol dire “Vietato” (saremmo punto e a capo!), vuol dire “Non ci si riesce”. Non si riesce a essere cristiani senza celebrare l'eucarestia: se si comincia a non partecipare più, la fede diventa debole, perché non si nutre della Parola e del Pane che Gesù è. Non si riesce a essere cristiani senza incontrarsi con altri cristiani, confrontarsi, crescere e cercare assieme, arricchirsi gli uni gli altri. Oltretutto, è il tipo di esperienza che Gesù ha voluto per i discepoli, quando li ha chiamati a seguirlo: stare assieme.

Allora: guardati attorno, incontra, respira, ascolta…! Come fosse la prima volta! E potrà capitarti, com'è capitato a me, di sentire la presenza di Gesù, come qualcosa di concreto, visibile, toccabile, nella piccola comunità riunita per l'eucarestia in una parrocchia di periferia per molti dimenticata da Dio. Al punto di sentire le farfalle allo stomaco.

 

Note: Dominicum è il neutro sostantivato dell'aggettivo dominicus, "del Signore (Dominus)", e da solo significa "una cosa che è del Signore", che appartiene a lui, al Dominus (greco Kyrios), cioè al Signore glorioso, al Risorto. L'aggettivo neutro dominicum potrebbe invece sottintendere un sostantivo, poi caduto, ma di cui ha assunto il valore: corpus, o sacrificium, sacramentum, mysterium, convivium, diem... ovvero tutti questi assieme! È il giorno del Signore, il giorno nel quale si celebra il sacramento del sacrificio del Signore, il suo mistero di morte e risurrezione, la sua pasqua, nella cena del corpo del Signore, convito del Signore con i fratelli.

 

Ultima modifica ilDomenica, 21 Luglio 2013 22:16
Irene Tonolo

Sono insegnante di Religione nella scuola superiore, con una lunga esperienza nell'animazione dei giovani e giovanissimi, esperienza che ho tralasciato per dedicarmi alla famiglia (sono moglie e madre), ma che mi ha segnato profondamente e mi guida ancora oggi nel mio lavoro.




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