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Faccia da quaresima

C’è un’espressione nel nostro parlare comune che dice molto del nostro modo di vivere questo tempo speciale che si è aperto con il Mercoledì delle Ceneri e ci porterà alla Pasqua di Resurrezione: avere una faccia da quaresima. Lo usiamo in senso negativo per descrivere qualcuno che ha un’espressione mesta, un volto scarno, patito.

È vero, la Chiesa ci consegna tre parole per la Quaresima cariche di impegno, anche fatica. Digiuno, preghiera, carità. Ma forse siamo noi ad averle fraintese e ad averle caricate di un senso quasi di autolesionismo (penso in particolare al digiuno). Invece sono cariche di vita, cariche di gioia!

Partiamo dal digiuno. Lasciamo stare il fatto che per noi è già un problema viverlo per due giorni (avremmo qualcosa da imparare dai nostri fratelli musulmani). Non so voi, ma per me era una profonda sofferenza. Ci siamo inventati – pur di scamparlo – che bisogna digiunare da tante cose, dalla tecnologia che risucchia le nostre vite (è vero), da alcuni divertimenti, dal fumo (e va sicuramente bene). Ma l’invito a digiunare dal cibo resta. E ci precipita spesso in uno sconforto profondo. Alla messa delle ceneri, alla sera, arriviamo con la nostra faccetta smunta. Una faccia da quaresima.

Il digiuno non è semplicemente mortificazione (altra parola allegra!), è dire che è altro quello che ci nutre. E potei dire “è un Altro quello che ci nutre!”. Dio riempie la nostra vita. C’è cosa più gioiosa di questa? Non ho bisogno di riempirmi la pancia di chissà cosa, non ho bisogno di rimpinzarmi con chissà quali alimenti, Dio ha a cuore la mia vita, Dio si prende cura di me!

La preghiera. Noi siamo capaci di pregare con un senso di rassegnazione perché tanto poi “sia fatta la tua volontà” …e chissà perché pensiamo sempre sia qualcosa di brutto, come se Dio si divertisse a mandarci disgrazie. Preghiamo con paura! Paura che ci vada storto qualcosa! Raro che ci venga da pensare che Dio ha qualcosa di bello per noi, perché Lui di noi è follemente innamorato! …ancora, c’è cosa più gioiosa di questa?

Riscopriamo la preghiera. Non semplicemente per chiedere qualcosa, ma per sentire la presenza di Dio nella nostra vita. Il nostro Dio è un Dio che c’è, c’è stato e ci sarà! “Io sono” è il suo nome, “Amore” è il suo nome. È un Dio che è fedele, che mantiene le sue promesse, che non lascia il suo Figlio nel sepolcro! E non lascerà noi!

La carità. Abbiamo fatto di questa parola bellissima un sinonimo di elemosina. Carità è amare con il cuore di Dio. La carità non si fa, si vive. È donare senza riserve, senza secondi fini, senza fare i conti per sapere se e quando ci tornerà qualcosa indietro. È vedere aprirsi un sorriso sul volto dell’altro. È sapere soltanto, a volte, di aver fatto la cosa giusta, di aver fatto semplicemente una cosa buona. E questo non può che riempire di gioia.

Via quelle facce da quaresima, gioiamo, fratelli!

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Ultima modifica ilMercoledì, 25 Febbraio 2015 00:45
Irene Tonolo

Sono insegnante di Religione nella scuola superiore, con una lunga esperienza nell'animazione dei giovani e giovanissimi, esperienza che ho tralasciato per dedicarmi alla famiglia (sono moglie e madre), ma che mi ha segnato profondamente e mi guida ancora oggi nel mio lavoro.

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