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Faccio il buono o faccio il bene?

Non ne ho voglia. Ma poi si pentì e vi andò

(Matteo 21, 28-31)

28"Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: "Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna". 29Ed egli rispose: "Non ne ho voglia". Ma poi si pentì e vi andò. 30Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: "Sì, signore". Ma non vi andò. 31Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?". Risposero: "Il primo". E Gesù disse loro: "In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.

Quanto volte ci è capitato di leggere questa parabola che Gesù racconta per smascherare il buonismo ipocrita dei dottori della legge e dei sapiente del suo tempo. E’ talmente lampante la diversità dei personaggi raccontati in questa parabola che forse molto spesso l’abbiamo liquidata troppo facilmente. Io trovo che questo racconto sia terribilmente moderno e ci riguarda molto da vicino e merita qualche riflessione in più.

Gesù propone queste due figure per dimostrare cosa gli sta’ a cuore e cosa sta’ a cuore al Padre relativamente alla relazione con lui. Appurato che viene lodato il primo figlio e che quindi è lui a compiere la volontà del Padre, proviamo a fare qualche riflessione su questa figura. Sarebbe troppo facile dire che a Dio piace la nostra sincerità d’animo, quello che realmente compiamo al di la delle apparenze e se gli obbediamo oppure no! Certamente è anche tutto questo ma io credo che ci sia qualcosa di più in questa parabola.

A me pare che il cuore della faccenda stia in queste parole: “Ma poi si pentì e vi andò”. Dietro a questo movimento c’è un mondo da esplorare! Questo figlio si ‘pente’ perché ha potuto essere anzitutto se stesso, con i suoi difetti, così com’è! Ha potuto esprimere il suo dissenso difronte ad una richiesta che gli costa fatica e si è sentito libero di farlo. Ha potuto dire liberamente “non c’ho voglia, non ci vado, non mi rompere…” anche al Padre, che gli ha dimostrato tutto il bene e l’amore di cui aveva bisogno. In altre parole il primo figlio è una persona libera! E' libero come sono liberi i bambini e al Signore piacciono i bambini, perchè gli piacciono le persone libere!

Ma poi succede qualcosa nel suo intimo: si pente!

L’uomo è capace di pentirsi se riesce a NON escludere il suo mondo emotivo da quello che accade all’esterno, da quello che la vita gli propone. Solo in questa situazione è capace di fare il bene! Solo così è capace di relazionarsi con gli altri e con Dio in modo autentico, tirando fuori il meglio di se e di superarsi.

Il secondo figlio si dimostra ‘buono’ ma non fa il bene! Io credo che rappresenti un po’ l’uomo moderno, forse ancor di più il cristiano moderno che non vuole sfigurare difronte ad una richiesta fatta dal parroco, non vuole sembrare ‘cattivo’ dicendo la verità e cioè che è impegnato e non può lasciare quello che sta’ facendo; non riesce a dire di ‘NO’ per dimostrarsi buono, il più buono di tutti; quello a cui tutti possono chiedere qualsiasi cosa! Il cristiano moderno vuole sembrare e sentirsi buono con se stesso e con tutti e ha paura di deludere. Non importa cosa fa e cosa dice, l’importate è che gli altri riconoscano che è un ‘buono’.

Magari il cristiano moderno non si comporta fino in fondo come il secondo figlio, cioè non arriva a non fare ciò che ha promesso, non con gli altri almeno. Con Dio lascio ad ognuno un esame di coscienza. Magari il cristiano moderno fa ciò che gli viene detto ma dentro di se mormora, cova rabbia, cova sentimenti avversi perché non ne aveva voglia e non sceglie ma viene scelto. L’immagine però è salva: ha fatto il ‘buono’ ma è infelice!

Fare in bene non vuol dire immediatamente apparire buoni. Non è così! Se fino ad ora hai pensato questo ti dico che è sbagliato!

Gesù fa il bene quando denuncia in modo chiaro l’ipocrisia e la falsità di coloro che si ritenevano le guide del tempo. Fa il bene quando si lamenta dicendo ‘Guai a voi…’ agli scribi e ai farisei umiliandoli in pubblico. Quando ha rivoltato i banchi nel tempio, quando non ha dato soddisfazione a chi lo interrogava per metterlo alla prova. Gesù fa il bene quando invitato a pranzo ridicolizza l’osservazione del padrone di casa… in tutti questi episodi e in molti altri Gesù fa il bene ma non sembra affatto buono! Ma a Lui non importa apparire buono, lui desidera che il cuore di chi gli sta’ davanti si ravveda e cominci a fare il bene perché lo vuole liberare!

Questo Gesù a me piace proprio tanto perché il suo modo di agire è liberate e mi viene voglia di essere come Lui, di somigliargli! Mi libera da retaggi antichi dove il cristiano deve essere necessariamente disponibile con tutti, sempre gentile. Deve essere buono, pacato e non deve arrabbiarsi mai. Mai ostile e sempre allegro, felice, e soprattutto non deve dire mai di NO.

Mi chiedo perché noi non siamo in grado di comportarci come il secondo figlio? Cosa ci spinge a dimostrare ed ostentare sempre quello che magari non siamo? Perché a tutti i costi dobbiamo sentirci buoni e bravi?

Io penso che molto lo dobbiamo alla cultura di oggi, pregna di sentimenti di buonismo diffuso, di atteggiamenti e scelte di facciata; Non a caso la chiamiamo “la cultura dell’apparenza” che nulla ha a che vedere con la sapienza del Vangelo e la vera ragione che dovrebbe muovere il cristiano, ma l’uomo in generale: il bene! Non voglio scadere in luoghi comuni e vedere il male dappertutto. So bene anche che il discorso è molto più ampio ed è assolutamente riduttivo pensare che la colpa sia solamente culturale, qualora fosse così. Sarebbe interessante approfondire questo argomento ma non è questo lo spazio dove poterlo fare.

Certo è che siamo figli di questa cultura e la respiriamo da sempre, da quando siamo nati. Proprio per questo il Signore del tempo e della vita viene a liberare l’uomo di ogni tempo e di ogni cultura dalla schiavitù in cui si rinchiude chiedendogli di essere autentico! Costa fatica, lo so ma è l’unica strada.

Se abbiamo il desiderio di somigliare al primo figlio bisogna che ci mettiamo anzitutto in ascolto di noi stessi, dei nostri sentimenti, dei nostri movimenti dell’anima… in altre parole avere una profonda conoscenza di chi siamo, di cosa desideriamo, dei nostri bisogni e desideri. Solo così possiamo stare in verità davanti agli altri e al Padre e di scegliere ‘liberamente’ la sua volontà perché abbiamo finalmente capito che è davvero ciò che ci fa bene e ci permette di fare il bene!

Vi auguro di cuore di fare il bene e non di fare i buoni perché al di là delle apparenze, questo è veramente ciò che giova all’altro e a noi stessi.

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Ultima modifica ilSabato, 18 Ottobre 2014 17:01
  • Citazione: Mt 21,28-31
Agostino Di Meglio

Agostino Di Meglio, classe '74, vivo a Roma dove lavoro come consulente web in una società di informatica. Ho frequentato i primi due anni dell'Istituto Teologico di Assisi. Ho tante passioni tra cui il mare... mi richiama tanto l'infinità di Dio e del suo Amore! Sono innamorato della vita e sono sempre in ascolto di essa, perchè è maestra e perchè è uno dei mezzi privilegiati attraverso cui Dio mi parla.

Sito web: buonanovella.info
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1 commento

  • Daniele Picconi
    Daniele Picconi Sabato, 18 Ottobre 2014 15:48 Link al commento

    Caro Agostino,
    grazie mille per questo bellissimo articolo! La libertà è preziosissima e Dio la rispetta sempre. Grazie per questo blog e per tutto quello che fai.
    Ti abbraccio e continua a scrivere articoli così belli ;)




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