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Diaologo sulla fede

“Se penso a mia madre… Quando cura il giardino, quante volte l’ho sentita ripetere «Varda cossa che ga fato el Signor», guarda cos’ha fatto il Signore. Sono le parole che sua nonna pronunciava davanti alle bellezze della natura, a un piccolo fiore appena sbocciato, a una pianta che si mostrava in tutto il suo maestoso splendore, a un alberello che metteva le prime gemme, a un ciliegio nel pieno della sua fioritura… Era la fede dei semplici. È questa fede che vorrei avere, invece non ce l’ho, anzi, non ho proprio la fede”.

“E invece ce l’hai, ed è delle peggiori, quelle che non danno tregua, levano il respiro, t’illudono di averti mollato e poi tornano a sconvolgerti con più forza. La tua fede è quella dei mistici, dei grandi santi, che facevano a botte con Dio, lo prendevano per le spalle e lo scuotevano forte, sbattendogli in faccia i loro «perché» lo provocavano, lo interrogavano… e intanto si lasciavano cambiare da lui, dalla sua dolcezza, dal suo cuore grande, così grande da poter contenere anche il loro, accoglierlo, curarne le ferite e guarirlo. È questa la tua fede.”

“Ne parli come se fosse una punizione.”

“Affatto. È un dono. Il più grande che potessi avere. Il tuo errore sta nel considerare fede e ragione come due cose che non possono stare assieme. Invece hanno bisogno l’una dell’altra. La fede, senza ragione, rischia di diventare fondamentalismo, fanatismo, fideismo… Gli ‘ismi’ sono sempre pericolosi. La ragione, dal canto suo, senza la fede manca di ciò che la apre all’infinito, rischia di appiattirsi…
È come essere ciechi. Chi è cieco affina gli altri sensi, avverte i fruscii, i rumori più lontani, impara a distinguere le voci, i sapori, gli odori, riconosce le cose al tatto. Sa che tutte le informazioni che raccoglie corrispondono a qualcosa di preciso. Anche se non lo vede.”

“Io credo a ciò che vedo.”

“Il fatto è che bisogna anche saper vedere, come la tua bisnonna, che vedeva la mano di Dio in ciò che la circondava.”

“Allora ognuno vede ciò che vuole! Bella conclusione.”

“Mi sono spiegato male. Devi mettere insieme le informazioni! Tu che sei così razionale, così analitica, che non vuoi mai farti sfuggire niente, nessun particolare… rischi di lasciar fuori un pezzo. Vuoi davvero che ti manchi un pezzo nella tua analisi della realtà?”

“No, certo… Detta così, no”.

“Ecco: la fede è un altro sguardo sulla realtà, un’altra chiave di lettura. Non ti può mancare. O una parte della realtà resterà senza significato. Non dico senza spiegazione, ma senza significato.”

“Cosa intendi?”

“Spiegazione e significato non sono sinonimi. Puoi spiegarmi come funziona una cosa, ma questo non mi basta. Ho bisogno di darci un significato, un valore. Se la ragione, la scienza, danno una spiegazione, la fede dà un significato, aiuta a cogliere il valore delle cose, delle esperienze, della realtà. Come vedi, hanno bisogno l’una dell’altra. Non smettere di domandare!”

Ultima modifica ilMercoledì, 07 Agosto 2013 15:59
Irene Tonolo

Sono insegnante di Religione nella scuola superiore, con una lunga esperienza nell'animazione dei giovani e giovanissimi, esperienza che ho tralasciato per dedicarmi alla famiglia (sono moglie e madre), ma che mi ha segnato profondamente e mi guida ancora oggi nel mio lavoro.




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