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Fede e Ragione, due ali per la Verità - 1 parte

Fede e Ragione

Enciclica Fides et Ratio

Dobbiamo a Giovanni Paolo II quest’immagine del volo per descrivere lo sforzo tutto umano di innalzarsi sopra ciò che è puramente materiale per dare risposta agli interrogativi più grandi e importanti. Si trova in apertura dell’enciclica Fides et Ratio, la prima dedicata interamente ad approfondire il rapporto tra fede e ragione. E già nel dire che si tratta di due ali, è chiaro che hanno bisogno l’una dell’altra. Provateci, a volare con un’ala soltanto.

Siamo nel 1998, a conclusione di un secolo in cui il “sonno della ragione” ha generato i “mostri” dei totalitarismi portatori di morte, e l’abuso della ragione ha affinato i metodi per realizzarne i piani (per farsi un’idea basta leggere la corrispondenza dei medici e degli scienziati nazisti incaricati di trovare il modo più efficiente per eliminare più esseri umani con il minimo sforzo).

Siamo in un periodo in cui della ragione viene teorizzata la debolezza: sono cadute tutte le certezze nella possibilità di cogliere il senso ultimo della realtà, oppure, ammesso che ci sia, si afferma che la ragione non è in grado di accostarsi ad esso, non ce la fa.

In questo contesto, l’enciclica mostra una grande apertura nei confronti della ragione e una grande fiducia nella sua capacità di raggiungere la verità. Quale ragione? (Vi aspettavate la domanda “quale verità?”, ammettetelo. Un po’ di pazienza, tenterò di arrivare anche a questa)

Se diamo uno sguardo all’indietro, vediamo come il concetto di ragione si sia modificato nel tempo, passando da un pensiero prevalentemente speculativo a uno maggiormente sperimentale: la ricerca della verità ultima delle cose ha lasciato il posto all’osservazione della natura nel tentativo di scoprirne i segreti e di riprodurne i meccanismi. Il rapporto fede e ragione ne è risultato compromesso, ed esse hanno preso strade separate, credendo di non aver più nulla a che fare l’una con l’altra, di non aver più nulla da dirsi. La ragione scopre la verità contingente delle leggi della natura e si sente appagata, la fede si occupa delle “cose di lassù” con risultato di renderle ininfluenti, insignificanti per la vita concreta.

Le conseguenze di tale separazione tra fede e ragione - divenuta contrapposizione nell’età moderna - si vedono in tre espressioni della modernità: l’umanesimo ateo, che considera la fede come dannosa e alienante per lo sviluppo della piena razionalità, la visione positivista nella ricerca scientifica, che rischia di ridurre l’uomo a semplice oggetto composto di pezzi, e il nichilismo, che riducendo tutto a nulla toglie al mondo, all'esistenza e all’agire dell’uomo, senso, scopo, valore.

Nell’ambito della fede, ci si trova di fronte al fideismo, che non riconoscendo l'importanza della conoscenza razionale e del discorso filosofico per l'intelligenza della fede, anzi per la stessa possibilità di credere in Dio, rischia di ridurre la fede a superstizione o a pura soggettività.

Si tratta allora, da una parte, di appurare la capacità di conoscenza oggettiva della verità: il senso ultimo delle cose si può cogliere, l’uomo può giungervi in modo vero e certo, anche se perfettibile, attraverso la ragione, quella filosofica, quella propria della filosofia che sa andare dal fenomeno al fondamento, cioè dalla realtà a ciò che la fonda.

E si tratta poi, dall’altra, di recuperare il rapporto Fede – Ragione in chiave dialogante, riconoscendo l’autonomia di entrambe e il contributo che ciascuna può dare all’altra. Esse possono esercitare l'una per l'altra una funzione sia di vaglio critico e purificatore, sia di stimolo a progredire nella ricerca e nell'approfondimento. Se fede e ragione ritornano a parlarsi ed ascoltarsi, possono illuminarsi a vicenda, ed illuminare la strada per raggiungere quella verità ultima e definitiva alla quale ogni uomo per natura tende.

 

Ultima modifica ilSabato, 07 Settembre 2013 14:52
Irene Tonolo

Sono insegnante di Religione nella scuola superiore, con una lunga esperienza nell'animazione dei giovani e giovanissimi, esperienza che ho tralasciato per dedicarmi alla famiglia (sono moglie e madre), ma che mi ha segnato profondamente e mi guida ancora oggi nel mio lavoro.




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