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Fede e Ragione, due ali per la verità - 2 parte

 

Fede e Ragione

Enciclica Fides et Ratio

“Vola solo chi osa farlo”.

Queste parole di Sepulveda, messe in bocca al gatto Zorba, che ha promesso alla gabbiana morente di insegnare a volare al suo piccolo che sta per nascere, ci riportano a quell’idea, centrale nell’enciclica Fides et Ratio, di una ragione “capace di Verità”. Vola solo chi osa farlo, come dire: ragione mia, solo se osi puoi innalzarti e raggiungere vette altrimenti impensate.

La Chiesa vuole dunque difendere la forza della ragione e la sua capacità di raggiungere la verità, presentando la fede come una particolare forma di conoscenza, grazie alla quale ci si apre alla verità della Rivelazione, a ciò che Dio stesso ha comunicato di sé (n. 13).

Già Pio XII, in un’udienza generale del maggio del 1943, aveva definito la fede “l’assenso dell’intelletto alle verità rivelate da Dio”, “un libero assenso della nostra mente”, in cui la volontà ha ruolo da protagonista, perché “non si può credere senza il voler credere”. L’intelligenza, dove non può dimostrare, è sempre e comunque chiamata ad indagare quei fattori di credibilità che stanno alla base delle verità rivelate. Sant’Agostino diceva “intelligo ut credam” e “credo ut intelligam”, ovvero ragiono per credere (intelligere è intus-legere, per chi ha studiato un po’ di latino, ovvero leggere dentro, andare in profondità, indagare) e credo per ragionare. Non un gioco di parole, ma un modo di legare fede e ragione a doppio filo, per riconoscere alla ragione un ruolo preparatorio, introduttivo alla fede, e a questa un ruolo di nutrimento nei confronti della ragione. Non a caso, queste due espressioni danno il titolo ai capitoli II e III dell’enciclica.

È san Tommaso che approfondisce questo rapporto; a lui si fa rifermento al n. 43: “La luce della ragione e quella della fede provengono entrambe da Dio, egli argomentava; perciò non possono contraddirsi tra loro. […] La fede, dunque, non teme la ragione, ma la ricerca e in essa confida. Come la grazia suppone la natura e la porta a compimento, così la fede suppone e perfeziona la ragione. Quest'ultima, illuminata dalla fede, viene liberata dalle fragilità e dai limiti derivanti dalla disobbedienza del peccato e trova la forza necessaria per elevarsi alla conoscenza del mistero di Dio Uno e Trino. Pur sottolineando con forza il carattere soprannaturale della fede, il Dottore Angelico non ha dimenticato il valore della sua ragionevolezza; ha saputo, anzi, scendere in profondità e precisare il senso di tale ragionevolezza. La fede, infatti, è in qualche modo «esercizio del pensiero»; la ragione dell'uomo non si annulla né si avvilisce dando l'assenso ai contenuti di fede; questi sono in ogni caso raggiunti con scelta libera e consapevole.”

Può sfuggire, ma non deve: la fede suppone la ragione. La fede si poggia, si basa, sulla ragione. Chi non pensa, non ragiona, non “legge dentro”, non può nemmeno avere fede. Poi la fede eleva, innalza la ragione, la spinge oltre se stessa. Non contro, oltre. Pascal, fisico e matematico del ‘600, espresse così questa consapevolezza: “l'ultimo passo della ragione è riconoscere che c'è qualcosa che la supera".

Dunque, bisogna che la ragione torni a volare. Non bisogna prefiggersi mete troppo modeste, dice Giovanni Paolo II, ma puntare in alto. Ed è la fede stessa a dare la spinta, è la Fede il gatto Zorba che dà fiducia alla gabbianella Ragione: “È la fede che provoca la ragione a uscire da ogni isolamento e a rischiare volentieri per tutto ciò che è bello, buono e vero. La fede si fa così avvocato convinto e convincente della ragione” (n. 56).

Qualcuno ha visto in questo una forte subordinazione della ragione alla fede (ciò spiega anche l’accoglienza negativa che ebbe l’enciclica in alcuni ambienti). In effetti, bisogna ricordare che, se l’uomo porta in sé una “ferita” (come scrivevo nell’articolo “Che cos’è il peccato?”), tutte le sue capacità risentono di essa e da essa sono segnate: la ragione, dunque, è ferita come sono ferite la libertà e la volontà dell’uomo. Solo l’apertura all’Amore e al Mistero che avvolge l’esistenza, e l’accoglienza di questo Amore, “guarisce” la ragione e la libera.

 

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Ultima modifica ilMercoledì, 04 Settembre 2013 21:14
Irene Tonolo

Sono insegnante di Religione nella scuola superiore, con una lunga esperienza nell'animazione dei giovani e giovanissimi, esperienza che ho tralasciato per dedicarmi alla famiglia (sono moglie e madre), ma che mi ha segnato profondamente e mi guida ancora oggi nel mio lavoro.




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