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Fede e Ragione, due ali per la verità - parte 3

 

Fede e Ragione

Enciclica Fides et Ratio

Provo simpatia per Pilato.

State spalancando gli occhi o pulendo gli occhiali. Avete letto bene. Provo simpatia per quest’uomo così moderno, così simile a me, a tanti miei contemporanei.

Perché, ammettiamolo o no, la domanda sulla verità si leva prepotente dentro di noi. Ci nascondiamo dietro frasi fatte e luoghi comuni: quale verità, la verità non esiste, tutto è relativo… Ma la desideriamo, la cerchiamo, sentiamo che c’è: ci dev’essere qualcosa capace di dare senso ultimo alla nostra vita. L’alternativa è l’assurdo.

Papa Wojtyla lo sapeva bene. Ed è per questo che ha intessuto l’enciclica Fides et Ratio di un’affermazione forte: ogni uomo tende alla verità ultima e definitiva. Su se stesso, anzitutto, e sulla vita, sul mondo. La potenza di questa espressione si percepisce pensando che siamo in un’epoca caratterizzata da un concetto debole di verità, da un pluralismo che confonde mettendoci di fronte tanti modi tutti legittimi e apparentemente validi di vedere e vivere la vita, da un relativismo che è diventato la risposta buona a tutte le domande, nella teoria come nella pratica…

Ogni uomo tende alla verità ultima e definitiva. Ogni uomo porta con sé il desiderio e la nostalgia dell’Assoluto.

Cosa sono letteratura, musica, pittura, scultura, architettura ed ogni altro prodotto dell’intelligenza umana se non canali attraverso cui l’uomo esprime l'ansia della sua ricerca? E che cos’è la filosofia se non il mezzo con cui egli dà voce, con i mezzi e secondo le modalità scientifiche ad essa proprie, a questo desiderio? (n. 24).

Nell’enciclica vi è una visione profonda dell’uomo, che ne salva la dignità e l’interiorità, di fronte a qualsiasi tentativo di ridurlo a mezzo, strumento, insieme di pezzi: l’uomo è colui che cerca la verità, nelle sue varie forme, da quelle che poggiano sull’evidenza immediata o trovano conferma attraverso la sperimentazione - come quelle proprie della vita quotidiana e della ricerca scientifica -, a quelle di carattere filosofico, a cui l'uomo giunge mediante la capacità speculativa del suo intelletto, fino a quelle religiose (30); ed è colui che vive di credenza, poiché a sostenerlo sono più le verità accolte, accettate, credute, basate sulla fiducia interpersonale, che quelle verificate personalmente (31).

C’è una questione ulteriore: quale rapporto tra le verità raggiunte con e dalle filosofie e religioni e la verità rivelata in Gesù Cristo, colui che si offre come la Verità (Gesù dice “Io sono la via, la verità, la vita”!, Gv 14,6)? La verità rivelata ha assunto il volto di una persona, Gesù di Nazareth, che porta la risposta ultima e definitiva alla domanda di senso di ogni uomo, la domanda che racchiude tutte le domande sul vivere e sul morire, sul come e perché vivere e sul come e perché morire. Accogliere questa verità è il passo in più, che solo la libertà può fare. La verità di Cristo, in quanto tocca ogni persona in cerca di gioia, di felicità e di senso, supera di gran lunga ogni altra verità che la ragione può trovare e chiama in causa la libertà dell’uomo. Nella libertà egli è chiamato ad accogliere Colui che si offre come la Verità.

La Chiesa non possiede la verità. Essa cerca di vivere nella fedeltà alla Verità che ha ricevuto in Gesù Cristo, nella sua incarnazione, morte e resurrezione, in quell’evento che rappresenta la “crisi” perché “interrompe” l’uomo nel suo “qui e ora” per aprirgli ed aprirlo a una realtà nuova, a una possibilità (la possibilità) di senso, ovvero di una interpretazione della realtà coerente e globale.

Questa risposta la Chiesa offre, di questa è testimone, a questa è chiamata a prestare servizio.

 

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Ultima modifica ilMartedì, 17 Settembre 2013 20:21
Irene Tonolo

Sono insegnante di Religione nella scuola superiore, con una lunga esperienza nell'animazione dei giovani e giovanissimi, esperienza che ho tralasciato per dedicarmi alla famiglia (sono moglie e madre), ma che mi ha segnato profondamente e mi guida ancora oggi nel mio lavoro.

1 commento

  • Irene
    Irene Venerdì, 13 Settembre 2013 19:39 Link al commento

    Stavolta devo chiedere perdono agli operai... Mio marito non è riuscito ad arrivare alla fine dell'articolo! Mi impegnerò di più la prossima volta. ;)




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