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Cristologia dei Testimoni di Geova - 2

I TESTIMONI DI GEOVA
La Bibbia dei testimoni di Geova: verità o menzogna?

Un elemento che proprio non si può trascurare, anche perché decisivo per tutto il nostro discorso, è la questione della Bibbia. Elemento inevitabile da affrontare perché è l’unica fonte di verità per i testimoni di Geova (TdG), i quali affermano che la loro dottrina è tutta fondata sulla Bibbia e che loro sono gli unici ad aver compreso la verità in essa contenuta, soprattutto perché i traduttori «si sono attenuti fedelmente al contenuto delle lingue bibliche originali»[1]. Però, se c’è questa fedeltà alla Sacra Scrittura, perché ciò che ne viene fuori è un divario dottrinale incolmabile, tale da non far rientrare i TdG nella grande famiglia cristiana? È evidente che c’è da far chiarezza proprio nell’ambito della Bibbia, che è e resta, al di là di tutto quello che diremo, l’unico terreno di confronto tra cristiani e testimoni di Geova. Sorge subito una domanda: la Bibbia dei TdG, dal titolo “Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture” (TNM) è uguale alla nostra (intendiamo la traduzione CEI)? Nelle loro predicazioni porta a porta pare proprio di si[2], anzi, sono loro stessi che invitano a confrontare i testi, proprio per far notare che non c’è alcuna differenza. Riportiamo qualche versetto (ma ce ne sarebbero tanti) per assicurarcene:

Mt 26, 26-27:  «questo significa il mio corpo». (TNM)

                     «questo è il mio corpo». (CEI)          

           

2Cor 13, 13[3]:   «L’immeritata benignità del Signore Gesù Cristo e l’amore di Dio e la partecipazione nello spirito santo siano con tutti voi». (TNM)

                             «La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi». (CEI)

In realtà, con una rapida occhiata, è alquanto evidente la differenza testuale e questa comporta non semplicemente una diversità di parola (che potrebbe anche essere accettata), ma una diversità di significato e, di conseguenza, di contenuti della fede. Che fare? Andiamo a parlare con i traduttori geovisti e ci confrontiamo con loro. Non è possibile, perché su loro richiesta, per generosità e umiltà, sono purtroppo anonimi[4]. Mi chiedo: è possibile che Paolo, Pietro, Giacomo, Giovanni e gli altri abbiano autografato le loro lettere per superbia e per vanagloria, piuttosto che per dare credibilità a quegli scritti destinati alle comunità cristiane? Sarebbe assurdo. In effetti l’anonimato dei traduttori dei TdG è pensato per altri motivi, come rivela W.Cetnar, ex TdG e addirittura ex membro del Corpo Direttivo (il vertice del movimento, una sorta di collegio cardinalizio): in questo modo non si possono né controllare né valutare le loro qualifiche, ma ancora di più, nessuno si assume la responsabilità della traduzione[5]. Resta comunque da capire perché c’è questa differenza biblica, come si arriva a questo divario. Il punto di riferimento per giudicare una traduzione della Sacra Scrittura è il testo critico, che, sulla base di manoscritti, papiri, traduzioni antiche e citazioni dei Padri della Chiesa, si propone di ricostruire il testo biblico il più vicino possibile all’originale. Questa è anche una preoccupazione dei TdG: «Solo avendo questo basilare significato possiamo determinare se la Traduzione del Nuovo Mondo o qualsiasi altra traduzione della Bibbia è giusta o no»[6]. È, dunque, inevitabile il riferimento al testo critico per capire quanto stiamo dicendo. Qui utilizzeremo quello preparato da Westcott e Hort nel 1881 perché utilizzato dagli stessi TdG e da questi presentato al pubblico prima nel 1969 e poi nel 1985 col titolo “The Kingdom Interlinear Traslation of the Greek Scriptures”. Noterete che sotto ogni riga del testo greco c’è una traduzione letterale, parola per parola e, di fianco a questa, ne compare un’altra in lingua moderna, spesso diversa dalla prima, sulla base della quale si fonda l’attuale Bibbia dei testimoni di Geova. Ripropongo i versetti citati prima:

In Mt 26, 27 una cosa è dire «questo significa» e un’altra è dire «questo è». Ecco l’interlineare:

Immagine1

L’errore è ben visibile: la traduzione letterale sotto il greco è corretta (this is = questo è), ma nella colonna di destra troviamo un’altra traduzione (this means = questo significa). In realtà i TdG negano la presenza “reale” di Cristo nell’Eucaristia, piuttosto leggono il gesto di Gesù in chiave “simbolica” e, in effetti, una cosa è dire che quel pane “rimanda” a Cristo e un’altra è dire che quel pane “è” Cristo.

2Cor 13, 13 presenta lo stesso errore e anche qui si fa dire al testo ciò che non dice.

Immagine2

Come si può notare, il versetto contiene tre complementi di specificazione, introdotti dall’articolo-genitivo “tou”: “del” Signore Gesù Cristo, “di” Dio e “dello” Spirito Santo. I TdG traducono bene i primi due, ma l’ultimo, quello riferito allo Spirito Santo, viene cambiato: “of the” (dello) diventa “in the” (nello). In questo modo viene rotta una concatenazione che non solo sottolinea la personalità dello Spirito Santo, ma indica anche una uguaglianza delle tre persone divine. Questo perché i TdG non credono che lo Spirito Santo sia una persona, ma solo una forza attiva del Padre; ecco perché parlano di «partecipazione» e non di «comunione», perché quest’ultima implica l’azione dello Spirito Santo, che, non a caso, è scritto rigorosamente in lettera piccola.

Cosa dire? Come concludere? È evidente che la traduzione dei TdG non è corretta, anzi, sembra piuttosto astutamente alterata dal Corpo Direttivo quando non è in accordo con i loro insegnamenti. Allora NO cari amici TdG, la vostra Bibbia non assolutamente come la nostra.

 


[1] Ragioniamo facendo uso delle Scritture, p. 402.

[2] Ibidem.

[3] Nella Bibbia dei Tdg è 2Cor 13, 14.

[4] Ragioniamo facendo uso delle Scritture, p. 403.

[5] HADLEY P., Perché hanno lasciato i testimoni di Geova, Napoli, Crociata del libro cristiano, 1980, p. 100.

[6] La Torre di Guardia, 1/06/1970, p. 340

Per approfondimenti:

GIACOMO ESPOSITO, "In guardia dalla torre", Benevento, Passione Educativa, 2013
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Ultima modifica ilSabato, 15 Marzo 2014 00:21
Giacomo Esposito

Vivo a Casalnuovo di Napoli, ho 28 anni e sono felicemente marito e papà. Ho conseguito gli studi presso l'ISSR di Napoli (alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale).Oggi gestisco un caffè-letterario (DiaLogos), creato per essere un luogo di incontro e riflessione. Sonoo certo che Gesù Cristo è stato l'investimento più sicuro della mia vita, dal quale ho ricevuto con abbondanza ogni dono.

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