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Fragilità come occasione

Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano.

(Matteo 13,10-17)

10Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: "Perché a loro parli con parabole?". 11Egli rispose loro: "Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 12Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 13Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 14Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice:

Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete. 15 Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi e
hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!

16Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. 17In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!

«Mi sono sentito come una barca sbattuta in mezzo a tutte queste parole…» dice Massimo Troisi – Mario Ruppolo a Philippe Noiret – Pablo Neruda, dopo aver sentito un suo splendido verso nel celebre film “Il postino di Neruda”.

Il brano di Vangelo di oggi sembra davvero descrivere questo smarrimento di fronte al modo di parlare di Gesù… e, nello stesso momento, il senso di profonda serenità che la comprensione può donare. Già perché Gesù, dice ai suoi, parla in parabole, perché chi ha occhi e orecchi disponibili a guardare e ad ascoltare l’invisibile e l’inaudito possa comprendere.

Per comprendere le parole di Gesù bisogna essere sensibili. Vivere in profondità ciò che ci accade nella vita e lasciarsi toccare nell’abissale intimità da quello che i nostri occhi riescono a vedere e le nostre orecchie possono ascoltare. È questione di “empatia”, direbbero gli psicologi, “misericordia” è invece il termine che troviamo nella Sacra Scrittura e che rende esattamente questa meravigliosa esperienza.

Scrive fra Pietro Maranesi commentando lo splendido testo della “Lettera ad un ministro” di Francesco d’Assisi: «La risposta di Francesco – è qui la grande intuizione del Santo nella quale applica quanto vissuto con i lebbrosi – non ha come primo obbiettivo dare al ministro dei suggerimenti o ordini per superare lo scandalo della fragilità, ma vuole innanzitutto aiutarlo nel trasformare quell’esperienza di fragilità in occasione personale di crescita per la sua anima. Per il ministro l’incontro/scontro con la fragilità dei suoi fratelli deve diventare occasione di misericordia, cioè di vita evangelica, unica via, poi, per superare la fragilità che regnava nella sua comunità. Di fronte ad un ostacolo, ad un impedimento, allo scandalo di una fragilità del fratello (fisica e morale) innanzitutto non devi chiederti, sembra dirgli Francesco, come posso fare per risolvere il problema, ma quale grazia Dio mi sta donando».

Ogni fragilità che incontriamo nella nostra vita, che sia nostra o di chi “guardiamo”, può diventare occasione di amore sincero e profondo, di comprensione, di conversione.

Per questo le parabole con cui Gesù si rivolge a chi lo ascolta, sono per alcuni totalmente incomprensibili e per altri svelano «i misteri del Regno di Dio» (Mt 13, 11).

«Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano»: Gesù parla dal di dentro di ogni beatitudine. Comunica quello che vive, la Sua è una consegna intima della felicità, la sperimenta, la attraversa e la consegna, non dice verità per altri, ma ciò che ha sperimentato vero per Sé… non dichiara una teoria, ma ciò che si compie in Lui mentre lo sta vivendo. L’esperienza della fede è far accadere le parole che si dicono… scoprire vero l’annuncio mentre lo si sta facendo, è una continua opera di creazione. Non si tratta di credere o testimoniare qualcosa che è successo, ma qualcosa che sta succedendo oggi per me.

È perciò nel desiderio e nella ricerca di Bene che troveremo il Bene da comunicare ad altri perché vissuto in prima persona.

A chi ha desiderio, ricerca, fiducia, spazio e libertà di accoglienza, disponibilità a lasciarsi cambiare e mettere in pratica la Parola, saranno date comprensione, sapienza, guarigione.

Solo da questa accoglienza potremo vivere un passo ulteriore sia verso gli uomini, che verso il Signore: la restituzione, il non appropriarsi neppure della grazia ricevuta e della Parola ascoltata. Restituzione che avviene con le nostre opere, con le nostre più vere intenzioni del cuore, con la volontà profonda di non rimanere «insensibili», ma di lasciarci toccare e, quindi di guarire!

Allora la nostra «barca» non sarà «sbattuta» in mezzo alle onde, ma sarà “cullata” dalle Parole che il Signore ci dona; allora il linguaggio delle parabole che Gesù ci regala non saranno dei racconti di impossibile realizzazione, come spesso appaiono le “esagerazioni” di Gesù, ma la possibilità reale di accogliere l’amore di Dio, di essere perciò guariti e liberati, e di donare, a nostra volta, quello stesso amore, assoluto, eccessivo, liberante.

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Ultima modifica ilVenerdì, 25 Luglio 2014 10:33
  • Citazione: Mt 13, 10-17
Chiara Gatti

Responsabile del Progetto TAU APP, l’App Francescana del Vangelo.

Come socia della Cooperativa Sociale Francescana Fratelli è Possibile, si occupa di coordinare la redazione della rivista trimestrale Momenti Francescani (Vangelo, Fonti Francescane e attualizzazioni per ogni giorno) e fa parte del Coordinamento della Redazione di Tau App, l’App Francescana del Vangelo per smartphone e tablet, per “toccare la Parola” (Vangelo quotidiano, attualizzazione, link a video, canzoni, prosa, poesia, fotografie e opere d’arte, articoli di riviste in assonanza con la Parola ...).

Svolge inoltre attività di formazione come mediatrice sociale in percorsi formativi rivolti al mondo della scuola, del lavoro e dell’associazionismo in genere. Ha collaborato per anni alla realizzazione del Festival Francescano, in particolare nel settore dei progetti didattici e dell’accoglienza e ospitalità.

E’ sposata, ha due figli e da anni vive la sua vocazione francescana come professa solenne nella Fraternità di Cesena - Ordine Francescano Secolare, occupandosi di formazione a livello locale e regionale.

I testi proposti su Buona Novella da Chiara sono frutto di una amicizia tra Buona Novella e la Redazione di TAU APP.




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