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La Fragilità fonte di verità e vita in San Francesco -PARTE I

LA FRAGILITÀ FONTE DI VERITÀ E DI VITA SECONDO FRANCESCO DI ASSISI

1. Introduzione

" Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio. Il servo di Dio non può conoscere quanta pazienza e umiltà abbia in sé finché gli si dà soddisfazione. Quando invece verrà il tempo in cui quelli che gli dovrebbero dare soddisfazione gli si mettono contro, quanta pazienza e umiltà ha in questo caso, tanta ne ha e non più "


In questa famosa ammonizione Francesco di Assisi ripropone uno degli aspetti fondamentali della sua intuizione spirituale: la verità del cuore dell'uomo è raggiunta solo attraverso l'esperienza di povertà e fragilità.

 

L'affermazione, spesso ricorrente nella serie delle 28 ammonizioni, acquista nel testo sopra proposto una chiarezza e forza di assoluto valore. Anche in questo caso Francesco utilizza la figura letteraria della doppia via alla verità/vita, proponendo il ribaltamento dell'apparente logica presente nelle due possibilità: la vita "soddisfatta"/"forte" è un ostacolo alla verità, mentre la vita "insoddisfatta"/"fragile" rappresenta la vera possibilità per raggiungere la verità e la vita.
Nel primo caso, fino a quando riceve soddisfazione, il servo di Dio, afferma Francesco, non può conoscere "quanta pazienza e umiltà abbia in sé". La soddisfazione di cui parla il Santo riguarda tutti quegli atteggiamenti o situazioni che in qualche modo sono dovute e necessarie a colui che le riceve. Un altro frammento dalle ammonizioni di Francesco mi sembra chiaro nell'illustrare quanto presuppone il termine nel nostro caso:


" Però, in caso di estrema necessità, lo possono affidare (il frate malato) a qualche persona che debba provvedere (debeat satisfacere) adeguatamente alla sua infermità "


Il brano si trova nel capitolo della Regola non bollata dedicato ai frati malati, dove si ordina di non abbandonarli mai, ma ognuno si prenda cura di essi; solo nei casi di estrema necessità, quando non possono occuparsi di essi, debbono preoccuparsi di affidarli a qualche persona che prenda il loro posto nel "soddisfarli nella loro infermità", cioè nel dare loro tutto ciò che è necessario per la loro salute. La soddisfazione, dunque, a cui rinvia Francesco nell'ammonizione riguarda tutti quegli atteggiamenti legati al rispetto e alla stima che i frati debbono darsi reciprocamente; la soddisfazione è il nutrimento dell'anima e del corpo che deve essere amministrato e ricevuto perché la propria vita sia dignitosa e sana, cioè perché sia una esistenza soddisfatta. In questa situazione di "giustizia" che dà a ciascuno quanto gli spetta, vi è il rischio, però, per Francesco, di non poter giungere alla verità di se stessi, o meglio al rischio di illudersi o di ingannarsi di essere "servi di Dio". E' quanto ricorda Francesco nell'altra ammonizione, dove vuole smascherare una falsa verità che potrebbe emergere quando tutto va bene, quando la vita è soddisfatta e sicura:


" Ugualmente, se anche tu fossi il più bello e il più ricco di tutti, e se tu operassi cose mirabili, come scacciare i demoni, tutte queste cose ti sono di ostacolo e non sono di tua pertinenza, ed in esse non ti puoi gloriare per niente "


In una vita "soddisfatta" vi è il rischio di una menzogna fondamentale: appropriarsi di quanto sta avvenendo, credendo che sia nostro merito. Francesco non solo ricorda che tutto ciò che facciamo di bene, tanto da essere soddisfatti, non è di nostra "pertinenza", cioè non è nostra proprietà, ma anche ammonisce che potrebbe diventare un serio "ostacolo" qualora impedisse una conoscenza vera di sé. Dunque, una vita soddisfatta dei grandi successi è rischiosa per due motivi: perché fa diventare proprietari di quanto compiuto, e perché mostra una pazienza e umiltà, cioè una quiete e una serenità dell'anima, non del tutto provata e autentica.

Al contrario, il servo di Dio può giungere alla sua verità più profonda, solo quando dovrà patire la non soddisfazione della vita, cioè l'ingiustizia di non ricevere quanto sarebbe stato necessario e dovuto. Interessante la strutturazione della seconda parte della prima ammonizione citatavi, dove consapevolmente Francesco evidenzia quale sia il momento più tragico e difficile dell'esistenza di un uomo: quando "coloro che gli dovrebbero dare soddisfazione gli si mettono contro". Il momento più lacerante e sconvolgente della vita coincide con l'ingiustizia del non amore e del tradimento ricevuti da coloro che "dovrebbero" darci un tale nutrimento. L'ordine della vita, il dovuto dell'esistenza non solo si interrompe ma si ribalta, mostrando tutta la sua fragilità e contraddittorietà. In questo tradimento esistenziale l'uomo sperimenta fino in fondo la sua "povertà" strutturale, il suo bisogno assoluto dell'altro e dunque la sua fragilità di dipendere dalla gratuità e amore (infedele) dell'altro. Solo in questa situazione di povertà e fragilità il servo di Dio può veramente capire e misurare la verità del suo cuore, la verità supposta della sua pazienza e della sua umiltà. Dopo la lunga serie di affermazioni negative sulle situazioni di falsa gloria, alla fine dell'Ammonizione 5 Francesco offre la soluzione su quale sia il luogo dove incontrare la vera gloria:


" ma in questo possiamo gloriarci, nelle nostre infermità e nel portare sulle spalle ogni giorno la santa croce del Signore nostro Gesù Cristo "


La vera gloria del servo di Dio sta proprio nelle sue infermità e fragilità. In esse infatti si realizza una doppia operazione, che costituisce la doppia faccia della moneta preziosa ottenuta attraverso la via della fragilità. Da una parte il servo di Dio incontra la verità del proprio cuore liberato da ogni falsa apparenza e appropriazione indebita: la nudità della fragilità è la condizione per vedere oltre i vestiti del successo e giungere a quella carne "povera" ma autentica. Dall'altra, attraverso la povertà crocifissa, nella quale "per ingiustizia" si è cacciati, si può entrare nella via alla vita, perché tramite essa si prende su di sé "la santa croce del Signore nostro Gesù Cristo": nudi per unirsi al nudo. La fragilità violenta, sperimentata per ingiustizia, costituisce per Francesco il momento della verità e della vita, solo in quel momento infatti il servo di Dio potrà capire e vivere la sua umiltà e pazienza, cioè la sua unità e somiglianza a Cristo diventando così un uomo perfetto.

 

Prosegue a  -PARTE II

 

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Ultima modifica ilSabato, 07 Dicembre 2013 00:48
Padre Pietro Maranesi

Sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Rettore dell' Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi. Docente di Teologia Dogmatica e Francescanesimo all'Istituto Teologico di Assisi. Autore di varie pubblicazioni tra le quali Facere Misericordiam (2007), L'eredità di frate Francesco (2009), Il sogno di Francesco (2011), La clausura di Chiara d'Assisi (2012).




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