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Il grido d’amore che vive in eterno

...Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli

«Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi.» Dal Salmo 8 (4-7)

Capita qualche volta di guardare il Crocifisso e cogliere l’immensa sofferenza di un Dio che ha scelto di farsi simile a noi, di morire per riscattare le nostre anime. Nelle prove, sotto il peso di quelle croci che portiamo talvolta in una solitudine abissale, guardiamo verso il Crocifisso per collocarci in una sofferenza più grande, apoteotica, per sentirci accompagnati, confortati, per alimentare il nostro bisogno di identificarci nella Croce e provare così un po’ di sollievo. Quante volte il mio sguardo t’incontra, Gesù Crocifisso, nella mia stanza, nella mia chiesa, nei luoghi più inaspettati…

Nell’abitudine dell’incontrarci spesso, ho fossilizzato lo sguardo dell’anima sulle tue piaghe, sul volto contrito dal dolore perpetuo che le mie colpe ti provocano. Ho sempre dinanzi le mie colpe; più contemplo il tuo volto e più distinguo con chiarezza i loro contorni. Fanno male a entrambi, Signore, più le guardo e più mi sento lontana; più guardo dentro di me e meno mi sento degna di sedermi sotto la tua croce. E spesso la Croce diventa ai miei occhi il tuo grido di sofferenza, il mio grido di sofferenza, talmente assordante che ostacola il grido d’amore di raggiungermi. E la tua croce è soprattutto questo: un perpetuo grido d’Amore, perpetuo quanto le mie colpe.

Sei sceso nell’argilla, nel mio nulla. E da quella croce abbracci me e il mondo intero. Il volto spento, il corpo martoriato, le braccia distese… è l’Amore che sprigiona la sua luce nel nostro fango. Il Cielo si piega su quel legno per attirarci a sé, in un grido d’amore che vive in eterno. Tante volte siamo troppo piccoli per comprenderlo, i nostri cuori troppo piccoli per contenerlo. E’ amore che trabocca, che va oltre le mie prestazioni e le mie imprese; non c’è qualcosa che potrei fare per essere più amata o meno amata; è l’imperativo imprescindibile di Dio, che va oltre meriti e colpe. Fa, Signore, che possa sentirlo e donarlo sempre: dimenticando ciò che mi trattiene, amando a mia volta al di là dei muri e dei consensi, oltre le mie troppe incapacità.

Da quel legno, il tuo grido di amore mi esorta a donare; a donare non tanto dal poco che ho quanto dal poco che sono, ovunque e senza quote impostate in base a valutazioni preferenziali. Anche se qualcuno non sarà pronto e non saprà ricevere, anche se dovessero alzare muri. Donare ciò che siamo è il metodo più a portata di mano per amare che possediamo; questo non esaurisce la nostra essenza, al contrario, ci costruisce pienamente, più ricchi, più simili a te e più vicini al Cielo. Crocifisso, insegni la più sublime forma d’amore, quello non esclusivo, in base alla gravità delle colpe che noi, esseri umani, sappiamo misurare così bene, in decimi di millimetri.

Tante volte ci scordiamo che hai offerto te stesso più che per i sani, per i peccatori più inferociti, quelli che noi, giudici spietati, isoliamo, escludiamo, ridicolizziamo. Come sarebbe bello poter amare finché non ci sia più spazio per il giudizio… E come sarebbe bello se comprendessimo che siamo nati per amare e non per sentire, come maggiormente oggi capita, che non ci sia spazio sufficiente per più esseri umani sullo stesso pezzo di terra; circondiamo di indifferenza e filo spinato i pezzi di terra di cui non siamo affatto padroni, ma semplici curatori che si dimostrano altamente incapaci di gestire quanto hai messo sotto i nostri piedi.

Diceva Sant’Agostino che l’uomo vale tanto quanto vale ciò che ama. Concedimi Signore che l’anima s’impregni di te, che quel grido d’Amore che vive in eterno possa raggiungermi ovunque, ogni istante della mia esistenza. Fa sì che solo nell’amore si manifestino il mio potere e la mia grandezza.

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Ultima modifica ilGiovedì, 16 Giugno 2016 11:53
  • Citazione: Sal 8,4-7
Andreea Chiriches Leone

Sposata e mamma, laureanda in lingue e culture straniere, professa perpetua nell’Ordine Francescano Secolare.
Autrice del blog “Passione di Cristo, passione per la vita” , raccolta di riflessioni condivise nella speranza che possano rivelarsi utili, come spesso si può rivelare utile una parola, una prospettiva diversa, l’esperienza condivisa.

Sito web: https://deealeonedei.wordpress.com/



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