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Lo pose nel mezzo

E, preso un bambino, lo pose in mezzo...

Marco 9, 33-37

Gesù e i suoi discepoli giunsero a Cafarnao. E quando fu in casa, chiese loro: “Di che cosa stavate discutendo lungo la via?”. Ed essi tacevano. Per la via infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Allora, sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: “Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti”. E, preso un bambino, lo pose in mezzo e abbracciandolo disse loro: “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me; chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”

Siamo ancora ai primi mesi dell’attività pubblica di Gesù. I discepoli che oramai gli stanno attorno sono convinti che Gesù è il Messia di Dio. Ma per loro Messia significa trionfatore potente, sovrano privilegiato. Essi sognano di stargli accanto nello splendore della sua gloria, di questo sono certi. Solo discutono sull’ordine di vicinanza a lui, e dunque sul grado di dignità. Chi di loro sarà il più grande?

Gesù reagisce dapprima con un insegnamento: “Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti”. Gesù è venuto a portare una novità: questa novità riguarda anche i criteri per stabilire l’effettiva importanza e grandezza di una persona. Ora per Gesù è chiaro che il metro a cui attingere il criterio di giudizio, la misura, è Dio stesso che ha il diritto di stabilirlo. E Dio aveva posto se stesso come metro, scegliendo di essere un Dio a servizio degli uomini, proprio nella loro piccolezza, nella loro debolezza e persino indegnità. La conseguenza era chiara: è grande colui che assomiglia al Grande, a Dio: colui che assume l’atteggiamento dell’amore che si dona, che cerca il vantaggio altrui, persino la salvezza di chi colpevolmente sta andando verso la perdizione. Non era forse in questo che Gesù stesso esprimeva la sua grandezza, lui che non cercava di essere servito, ma di servire?

E dopo l’insegnamento dato con le parole, un insegnamento fatto di gesti e parole mescolati insieme. Prende un bambino, lo abbraccia e lo pone al centro e afferma: “Chi accoglie un bambino accoglie Dio stesso!”. Bisogna tener presente che, a differenza della nostra mentalità fortemente segnata dalla cultura romantica, un bambino ai tempi di Gesù non era circondato da quel riguardo che normalmente usiamo noi. Un bambino era un adulto mancato e soprattutto uno che ancora non era in grado di osservare la legge. Qualcosa ai confini con i pagani o addirittura con le bestiole. Per questo nella comunità dei “puri”, quale voleva essere quella degli esseni di Qumram, i bambini non venivano ammessi, così come gli storpi e i dementi.

Proprio perché piccolo, proprio perché privo di alcun merito, proprio perché radicalmente dipendente dall’aiuto che riceve da altri, il bambino sta a cuore a quel Dio che attraverso Gesù inaugura il suo regno a favore dei piccoli e dei poveri. Così che chi vuole accogliere Dio, deve aprirsi ad accogliere i piccoli e i poveri. E più uno è accogliente verso i piccoli e i poveri, più è grande agli occhi di Dio. Ma accogliere piccoli e poveri non è altra cosa che farsi a propria volta piccolo e povero, per amore: insomma farsi il più piccolo di tutti nel senso del farsi servo di tutti.

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  • Citazione: Mc 9, 33-37
Agostino Di Meglio

Agostino Di Meglio, classe '74, vivo a Roma dove lavoro come consulente web in una società di informatica. Ho frequentato i primi due anni dell'Istituto Teologico di Assisi. Ho tante passioni tra cui il mare... mi richiama tanto l'infinità di Dio e del suo Amore! Sono innamorato della vita e sono sempre in ascolto di essa, perchè è maestra e perchè è uno dei mezzi privilegiati attraverso cui Dio mi parla.

Sito web: buonanovella.info
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