banner header
Log in

Prendi la tua croce e seguimi

La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio

«Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a sé stesso, prenda la sua croce e mi segua» Matteo 16,24

Tre condizioni, Signore, e non bisogna temerle, ma adempirle per trovare la gioia e la pace interiore.

Rinunciare a me stesso… l’amore per la propria persona nasce insieme a noi, con l’istinto della vita stessa, grazie al quale provvediamo ad ogni bisogno del corpo e non solo. E’ un amore che il Padre ha seminato dentro di noi, grazie al quale esistiamo. Non è ad amare me stesso che mi chiedi di rinunciare, ma rinunciare all’inclinazione al male, al peccato capace di rovinare anche l’amore per noi stessi, puro e naturale come concepito da Te, rendendolo simile ad un fiume in piena che produce danni e distruzione: tutto per me, per il mio ego, per la mia carriera, per le mie necessità; nulla per il prossimo, per l’affamato, per l’assetato, per il nudo, per chi in bisogno, per chi è solo, per chi è straniero. Quante volte non solo non offro loro nulla, ma addirittura li sfrutto? E’ a quest’uomo “vecchio”, guidato da egoismo, dal desiderio di dominare l’altro e da passioni disordinate che mi chiedi di rinunciare, a quella parte di me che non ti appartiene, che ci allontana: paura, scontentezza, menzogna, pensieri e parole che non sanno di Te. Perché sei un Dio amorevole, paziente, misericordioso, che non costringe ma che allo stesso tempo non ammette compromessi.

E’ quest’uomo vecchio che vorresti vedere crocifisso, impresa che spesso sembra superi le nostre forze. Non c’è combattimento più forte di quello contro me stesso, sempre tentato a giustificarmi, a trovare scuse, a rinviare. Diceva Socrate che dietro i nostri dolori ci sono i nostri errori, e infatti, la caduta altro non è che l’inversione dei valori. Non possiamo di certo guadagnarci la salvezza, Signore, come la fede essa è dono e grazia, ma possiamo facilmente perderla con un modo di pensare e di agire lontano dalla Tua verità. Non posso chiamarmi Tuo seguace se non sono capace di rinunciare. “Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà: ma chi avrà perduto la sua vita per amor mio, la troverà” (Mt 16,25). Voglio seguirti, sentirmi Tuo non in base a delle convenzioni di superficie, ma desidero appartenerti con tutto me stesso.

Prendere la croce… abbracciare in maniera incondizionata tutto ciò che permetti, la quotidianità, anche i miei limiti, Signore, in un atto di perfetta obbedienza. “La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio.” (1 Cor. 1, 18). Perché questa croce che tanto temiamo, che cerchiamo di allontanare plasma l’anima: portata senza responsabilità e spirito di sacrificio, senza umiltà e pazienza ci può addirittura condurre a diventare crocifissori. Come Noè, vorrei poter mantenere la lucidità nell’ ascoltarti nei momenti difficili, e vorrei la forza di Abramo per mettermi nelle Tue mani quando mi viene chiesto un sacrificio.

Vorrei la pazienza di Giobbe per sopportare sconfitte, umiliazioni e solitudine. Non posso chiamarmi Tuo seguace se temo e sfuggo le croci quotidiane. Quante volte vacillo e cado anche sotto il peso delle più piccole, mi tormento e grido contro il cielo per poi provare vergogna nel pormi dinanzi a Te… Perché spesso ci dimentichiamo, Signore, che dopo ogni venerdì della Passione c’è una domenica della Risurrezione, che tutto ciò che viviamo ha un senso quando sappiamo proiettare e affidare la nostra vita a Te. Così come le braccia crocifisse sono incapaci di operare il male, così il cuore e la mente che abbracciano pienamente la croce non possono agire se non per il bene e nella verità. E la croce diventa onestà, amore per la verità, amore per la povertà, umiltà, ascolto, ubbidienza.

Sant’Agostino raccontava una bellissima parabola in cui paragonava la vita del cristiano con i grappoli d’uva: mentre ancora sulla vigna non soffrono alcuna pressione, ma non danno il loro mosto; il male che subiscono mentre vengono schiacciati non dura a lungo, e il dolore partorisce qualcosa di prezioso, il vino; se il grappolo temesse di essere schiacciato e rimanesse sulla vigna finirebbe per essere mangiato dagli uccelli, o per marcire; così l’anima di chi non conosce alcun dolore o tormento, sempre a rischio di diventare anima sterile. Nell’abbandono e nell’accettazione, non passiva e codarda, bensì impegnativa della propria realtà, la croce diventa dignità; hai fatto nuove tutte le cose, mio Signore.

Mi chiedi di seguirti, camminare sulle impronte dei Tuoi passi. Nell’incertezza del domani mi doni la sicurezza di una strada già tracciata: Tu per primo hai portato un peso enorme sulle spalle, hai sofferto, sei caduto e ti sei rialzato. Sul cammino verso Golgota mi hai insegnato che la croce non si può portare senza fede e senza porre la speranza nel Padre; che la parola “impossibile” non fa parte del vocabolario dei figli di Dio. Nulla di ciò che mi viene chiesto è nuovo, Signore, tutto è già stato fatto prima. E’ solo ripercorrendo i Tuoi passi che trovo non solo forza, pazienza e sollievo, ma gioia di vivere. Aiutami a camminare per le vie del mondo così come hai fatto Tu: senza fare rumore, senza creare spettacolo, senza costringere, senza sentenziare, ma con umiltà e dolcezza, amando soltanto. Come Paolo vorrei poter dire: “Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.”

-----------

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere fotocopiata, riprodotta, archiviata, memorizzata o trasmessa in qualsiasi forma o mezzo – elettronico, meccanico, reprografico, digitale – se non nei termini previsti dalla legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni ed integrazioni. E’ consentito riprodurre l’opera a condizione che sia integrale (o in parte) e che sia citato l’autore e la fonte (www.buonanovella.info) a cappello dell'articolo citato.

Ultima modifica ilMartedì, 07 Marzo 2017 15:25
  • Citazione: Mt 16,24
Andreea Chiriches Leone

Sposata e mamma, laureanda in lingue e culture straniere, professa perpetua nell’Ordine Francescano Secolare.
Autrice del blog “Passione di Cristo, passione per la vita” , raccolta di riflessioni condivise nella speranza che possano rivelarsi utili, come spesso si può rivelare utile una parola, una prospettiva diversa, l’esperienza condivisa.

Sito web: https://deealeonedei.wordpress.com/



Per poter lasciare un commento devi prima fare il login oppure effettuare la registrazione

17°C

Roma

Bel tempo

Umidità: 63%

Vento: 9.66 km/h

  • 11 Apr 2016 20°C 13°C
  • 12 Apr 2016 23°C 16°C
I segni dei tempi li sappiamo riconoscere?