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Le rovine del Tempio

Non rimarrà pietra su pietra

(Mt 24,1 e 2)

Gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio. Gesù disse loro: "Vedete tutte queste cose? In verità vi dico, non resterà qui pietra su pietra che non venga diroccata."

 

Immagina una persona corpulenta, un pan di burro tutto rotoli di grasso, e hai un'immagine di quello che può diventare il tuo spirito: adiposo, coperto di grasso fino a diventare troppo ottuso e pigro per pensare, per osservare, per esplorare, per inventare. Perde la sua sagacia e la sua perspicacia, la sua vivacità e la sua elasticità, e s'intorpidisce. Guardati attorno e vedi quante persone sono ridotte così: opache, assonnate, protette da strati di grasso, che non chiedono altro che non essere disturbate o stimolate a svegliarsi.
Che cosa sono questi strati di grasso sull'anima? Tutte le fissazioni che tu alimenti, tutte le idee preconcette che ti sei fatte su persone e cose, tutte le tue abitudini, i tuoi legami. La società in cui vivi, la cultura di cui ti sei nutrito, ti hanno letteralmente coperto di questi strati e ti hanno insegnato anche a non rendertene conto, a dormirci sopra e a lasciare che siano gli altri, gli "esperti", i tuoi politici, i tuoi intellettuali a pensare al posto tuo. E tu finisci schiacciato dal peso di un'autorità e di una tradizione che non vengono mai nè vagliate nè discusse. Vediamo questi strati uno per uno.
Primo strato. Le tue idee. Se riguardo a una persona ti fissi su una tua idea, a questo punto tu non ami più quella persona bensì l'idea che te ne sei fatta. Lo/la senti dire qualcosa?, lo/la vedi comportarsi in una certa maniera? Immediatamente ci applichi un'etichetta: "È stupida", "È noioso", "È crudele", "È decisamente deliziosa"..., eccetera. E da questo momento esiste uno schermo, uno strato di grasso tra te e questa persona, perché la prossima volta che la incontrerai tu la vedrai in base a queste tue idee, anche se nel frattempo questa persona ha subito dei cambiamenti nel tempo. Facci caso: non è stato forse così con quasi tutte le persone che conosci?
Secondo strato. Le tue abitudini. Sono un elemento essenziale del vivere umano: senza la base delle abitudini come sapremmo camminare, o parlare, o guidare un'auto? Ma le abitudini vanno riservate al lato meccanico della vita: non devono intervenire nell'ambito dell'amore e dell'intelletto. C'è forse qualcuno che desidera essere amato per abitudine? Ti sei qualche volta seduto su una spiaggia ai bordi dell'acqua, e sei rimasto affascinato dalla solennità e dall'arcano dell'oceano? Anche il pescatore guarda giorno e notte l'oceano, ma non fa alcun caso alla sua grandiosità. Come si spiega? Con l'effetto opacizzante di quello strato di grasso chiamato assuefazione. Ti sei fatto modelli prestabiliti su tutte le cose che vedi, e quando le rivedi, tu non vedi più queste cose nella loro cangiante freschezza bensì quella tua idea fissa. Ed è così che ti comporti con la gente e con le cose, è questa la relazione che stabilisci con esse: nessuna freschezza, nessuna novità, ma sempre le stesse idee stanche, gli stessi sentieri percorsi e ripercorsi fino alla noia: ecco i frutti dell'assuefazione.
Tu non sai più guardare in maniera diversa e più creativa perché, essendoti formato un abito mentale secondo il quale trattare il mondo e le persone, ti senti autorizzato a inserire nel tuo spirito il pilota automatico e a farti un pisolino.
Terzo strato. I tuoi legami e le tue paure. È lo strato più facilmente percepibile. Stendi una spessa coltre di attaccamento o di paura (e perciò di disamore) su ogni cosa o su ogni persona? In quel momento tu cessi di vedere quella persona o quella cosa quali realmente sono. Ripensa a qualcuna delle persone che non ti piacciono o che temi, e vedrai quanto è vera questa affermazione.
Ti rendi conto ora che ti trovi in una prigione creata dalle tue credenze, dalle tradizioni della tua società e della tua cultura e dai modelli, dai pregiudizi, dai legami e dalle paure che derivano dal tuo vissuto personale? Muri e muri circondano la cella di questa tua prigione, per cui sembra quasi impossibile che tu possa uscirne un giorno per entrare in contatto con la ricchezza della vita e dell'amore e della libertà che stanno fuori della fortezza che ti imprigiona
Eppure l'impresa non solo non è impossibile ma addirittura è facile e piacevole. Che cosa puoi fare per venirne fuori? Quattro cose puoi fare.


Primo, renditi conto che sei attorniato dalle mura di una prigione e che il tuo spirito si è appisolato. Non capita a molti di rendersi conto di questo, per cui vivono e muoiono da carcerati: si sono "conformati", si sono adattati alla vita di prigione. Alcuni diventano riformatori e allora lottano per migliorare il tenore di vita all'interno della prigione: una migliore illuminazione, una ventilazione più efficiente... E' difficile che qualcuno diventi un ribelle, un rivoluzionario che arrivi a demolire le mura della prigione. Per diventare un rivoluzionario tu devi soltanto e anzitutto vedere le mura della prigione.
Secondo, osserva per ore e ore e attentamente le mura della tua prigione: i tuoi modelli, le tue abitudini, i tuoi legami e le tue paure: così, semplicemente, senza giudicare o condannare. Vedrai che cadranno in frantumi.
Terzo, dedica un po' di tempo a osservare le cose e le persone attorno a te. Guarda (ma guarda realmente! come se li vedessi per la prima volta) la faccia di un amico, una foglia, un albero, un uccello in volo, il comportamento e i modi di fare della gente che ti circonda. Così puoi vederli realmente (o almeno è sperabile) nella freschezza che li caratterizza, senza l'opacità e le velature che gli vengono sovrapposte dalle tue idee e dalle tue abitudini mentali.
Quarto, il più decisivo. Mettiti comodo e osserva come funziona il tuo cervello: vi scoprirai un ininterrotto fluire di pensieri, di sensazioni e di reazioni. Guarda tutto questo fluire con gli sguardi "lunghi" con cui segui, per esempio, lo scorrere di un fiume o di un film. Ti accorgerai che questo sguardo su ciò che sta dentro di te ti prende molto più dello scorrere di un fiume o di una pellicola. E ti dà una sensazione molto più fresca di vita e di liberazione. In effetti, puoi essere definito un essere vivente se non sei consapevole neppure dei tuoi pensieri e delle tue reazioni? Una vita inconsapevole, è stato detto, non è degna di essere vissuta. Anzi, non si può neppure chiamare vita. Sarebbe un'esistenza meccanica, da robot; sonno, incoscienza, morte: e queste cose la gente chiama vita!
Osserva, perciò, scruta, discuti, esplora, e il tuo spirito rivivrà, si libererà del grasso e ritornerà' acuto, e vivace, e attivo. La tua prigione crollerà, una pietra dopo l'altra, finché del tuo Tempio non resterà pietra su pietra, e su te scenderà la benedizione di una disinibita visione delle cose: le vedrai così come sono, avrai raggiunto una esperienza immediata e diretta della Realtà.

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  • Citazione: Rovine
Giovanni Isidori

Studente di Sacra Teologia all'Istituto Teologico di Assisi.

Ausiliario alla Sicurezza presso la Basilica di San Pietro in Vaticano.

Cantore nel coro-guida "Mater Ecclesiae", coro gregoriano di risposta nelle celebrazioni presiedute dal Sommo Pontefice.

Sito web: https://www.facebook.com/giovanni.isidori
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