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Sono la mia vocazione

...perché anch'io sono stato conquistato da Cristo Gesù

(Fil 3,12-14)

12Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch'io sono stato conquistato da Cristo Gesù. 13Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, 14corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

Mi sta particolarmente a cuore questo brano della lettera che Paolo scrive a quelli di Filippi, una delle prime comunità fondate insieme a Silvano e Timoteo nel suo secondo viaggio.

Questa lettera la scrive durante la sua prigionia a Roma.

E’ quindi una lettera accorata, intensa e piena di tenerezza paterna di chi sa che da li a poco lascerà ‘orfani’ molti. Sa di avere una grande eredità da lasciare e pertanto cerca di scuotere la coscienza della comunità di Filippi parlando loro di una meta che non devono mai perdere di vista come lui sta facendo, e di una perfezione che si sta sforzando di raggiungere.

Ma di quale meta parla Paolo? di quale perfezione?

La meta di cui stà parlando è certamente la pienezza della sua vocazione, della sua missione.

L’esortazione apostolica di papa Francesco “Evangelii gaudium” dice che ‘noi non abbiamo una missione, noi siamo una missione…’

Quant’è bella questa espressione! Io la trovo davvero liberate, mi mette addosso pace, ma anche desiderio di capire quale missione io sono, non a quale missione sono chiamato con l’ansia e la paura di sbagliare comprensione e magari spendere tutta la vita per una missione che non mi appartiene!

Papa Francesco tra le righe invita ancora una volta a capire chi sono io profondamente, quali sono i desideri che mi abitano, le speranze che mi muovono, le urgenze, le premure… chi sono io nella mia interezza di sentimento e volontà. Tutto questo mi fanno vivere la missione che è solo la mia e che nessun altro potrà fare al posto mio.

E sta’ a vedere che questa missione corrisponde esattamente alla volontà di Dio? Inutile dire quanto siamo frustrati a comprendere questa volontà di Dio ‘fuori’ da noi, quasi fosse un pacchetto preconfezionato di cose da fare, da dire e da vivere! Come se io desidero fare una cosa mentre Dio me ne chiede un’altra!

Non voglio assolutamente sminuire l’importanza di un buon discernimento che deve sempre accompagnare chi desidera entrare nella vita piena, nella relazione con Dio. Voglio semplicemente dire quanto è importante la conoscenza di se stessi in un cammino di fede. San Tommaso diceva che ‘La grazia presuppone la natura come la perfezione presuppone il perfettibile’ nel senso che bisogna stare attenti a non cadere nel falso concetto di “miracolismo” che spinge l’uomo ad una passività difronte a Dio: se lui vuole, se così ha pensato, se così è scritto e cavolate varie! Più conosco me stesso e più scopro Dio, e più conosco Dio e più capisco me stesso! Senza soluzione di continuità… Questo è meraviglioso!

A buon diritto allora possiamo dire che lo stesso discorso vale per la vocazione: io non ho una vocazione, non devo capire qual è la mia vocazione, io sono la mia vocazione!

Allora, imparando a conoscere me stesso con la grazia dello Spirito Santo che mi accompagna, entrerò nella ‘perfezione’ della mia missione e non potrò così perdere mai di vista la meta che desidero raggiungere. Tutto diventa chiaro e desiderabile perché assaporo l’amicizia di Dio e la bellezza della relazione con gli altri. E desideri che anche gli altri possano godere di tutto questo! Forse è proprio questo lo spirito che abita Paolo.

Se così fosse si capisce bene anche la fretta che ha, ‘mi sforzo di correre’ dice, perché il desiderio è così grande che vorrei raggiungerla presto.

Perché?

Perché è stato conquistato da Gesù Cristo! Perché è felice e nessuno può fermarlo, perché è “afferrato” da Cristo e nemmeno la paura della morte lo ferma… e tutto quello che prima gli sembrava importate e vitale, ora lo considera ‘spazzatura’ (la traduzione corretta è ‘cacca secca’).

Cosa c’è di più bello, di più ambizioso, di più grande e auspicabile che stare nella vita, nella gioia profonda che nessuno ti può togliere, sapendo profondamente che sei al tuo posto?

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Ultima modifica ilVenerdì, 21 Novembre 2014 22:11
  • Citazione: 1Cor 1,21-23
Agostino Di Meglio

Agostino Di Meglio, classe '74, vivo a Roma dove lavoro come consulente web in una società di informatica. Ho frequentato i primi due anni dell'Istituto Teologico di Assisi. Ho tante passioni tra cui il mare... mi richiama tanto l'infinità di Dio e del suo Amore! Sono innamorato della vita e sono sempre in ascolto di essa, perchè è maestra e perchè è uno dei mezzi privilegiati attraverso cui Dio mi parla.

Sito web: buonanovella.info



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