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Abbracciando sorella morte

Francesco aveva preso congedo dai frati ed era pronto ad andare incontro a sorella morte. Gli ultimi atti della sua esistenza costituiscono le ultime pennellate di una vita consegnata all'amore di Dio nelle mani dei fratelli.

La Compilazione di Assisi, nella sua assenza totale di ordine cronologico nel narrare i fatti mettendoli insieme come un fastello di ricordi, ritorna più volte sulle vicende vissute dal Santo durante gli ultimi periodi della vita segnati dalla malattia e poi dalla morte. Su quest'ultimo evento, due sono in particolare gli spazi testuali nei quali offrono interessanti notizie sugli ultimi giorni di Francesco. Siamo al periodo che precede la morte, quando Francesco accetta di passare un tempo nel palazzo del Vescovo di Assisi per la sua gravissima situazione di salute. Quell'uomo che aveva vissuto una vita dura e aspra, accetta di essere ricoverato in un nobile e ricco palazzo per poter lenire le sue sofferenze. E di quest'uomo umano, che ha bisogno di conforto e aiuto fino ad accettare di essere nel palazzo del Vescovo, ci vengono raccontati due interessantissimi episodi avvenuti in quel luogo. Il primo riguarda il desiderio di «dare conforto al suo spirito, onde non venisse meno a causa delle aspre e diverse infermità» (Comp. 99: FF 1637), e a tal fine fa chiamare alcuni suoi frati che lo allietassero con il canto delle lodi di Dio, lodi che faceva sentire anche alla scorta di gente che faceva veglia fuori del palazzo per impedire che, al momento della morte di Francesco, i frati portassero via il suo corpo dalla città. Ma come era possibile che un "santo", come era oramai ritenuto dalla gente, volesse essere confortato e consolato dal canto, invece di pregare e prepararsi alla morte? Fu questa la domanda, o forse il rimprovero, che gli rivolte frate Elia. La gente cosa penserà di questi canti? La risposta di Francesco è di un uomo che accetta i suoi bisogni senza dover dimostrare nulla:

Fratello, lascia che io goda nel Signore e nelle sue Laudi in mezzo ai miei dolori, poiché, con la grazia dello Spirito santo, sono così strettamente unito al mio Signore che per sua misericordia, posso ben gioire nell'altissimo! (CompAss. 99: FF 1637).

L'episodio successivo fa vedere l'altra faccia di questa umanità umana nel morire di Francesco. Le lodi di fatto lo aiutavano ad incontrarsi e forse gestire non solo il dolore ma anche la paura della morte. Interessante in tal senso il dialogo, raccontato nel numero successivo, tra Francesco e il medico che viene a visitarlo nel Palazzo del Vescovo. Alla reticenza del medico nel comunicargli che la morte era prossima, Francesco lo invita ad essere onesto e senza paura:

Dimmi la verità, che cosa prevedi? Non avere paura poiché con la grazia di Dio non sono un codardo che teme la morte (CompAss 100: FF 1638).

E' chiaro che al desiderio di verità si affiancava il tremore di fronte ad essa. Un uomo che aspetta un verdetto e lo aspetta da uomo. Il verdetto fu spietato, annunciandogli la prossima morte tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre. La famosa risposta data Francesco è quella di un uomo che accetta la sua paura ma è disponibile agli eventi: «Ben venga mia sorella morte».

Il secondo blocco di testi si trovano agli inizi della Compilazione, dove gli eventi si spostano dal palazzo del Vescovo in Assisi alla valle sottostante nella chiesetta della Porziuncola. Consapevole della sua imminente morte egli volle lasciare di nuovo Assisi, e concludere il suo tragitto terreno là in basso, nella povertà di quel tugurio dove l'aveva iniziato con i suoi compagni la sequela di Cristo. Era inutile restare nel palazzo del vescovo, non c'era più nulla da fare per la sua salute, e allora «si fece portare a Santa Maria della Porziuncola in barella» (Comp. Ass. 5: 1546). Stava andando incontro alla morte per abbracciarla là dove aveva incontrato la vita. In questo contesto la Compilazione racconta tre episodi nei quali viene di nuovo presentato un uomo che si appresta a consegnarsi alla morte in modo umano. Il primo episodio è legato alla discesa verso la Porziuncola quando volle prendere congedo dalla sua città di Assisi. Dopo essere sceso in basso nella valle e aver chiesto di essere posto in fronte alla città, benedice Dio per le meraviglie che egli aveva compiuto e invoca la sua benedizione su di lei affinché «essa sia sempre luogo e dimora di coloro che ti conoscono e glorificano il tuo nome benedetto» (CompAss. 5: FF 1546). In quel luogo di uomini e di donne egli aveva incontrato e amato Dio e oltre a ringraziarne Dio ringrazia idealmente quella città affidandola a Dio.

Il secondo episodio riguarda l'aggiunta fatta da Francesco nel suo Cantico delle creature della strofa sulla morte corporale, chiedendo poi a frate Angelo e a frate Leone di cantarglielo «a lode del Signore e a consolazione dell'anima sua e degli altri» (CompAss 7: FF 1547). Più che nei testi liturgici la preparazione alla morte è trovata nel canto trobadorico, nella lauda medievale con la quale quell'uomo era sempre riuscito a esprimere se stesso e ad incontrare Dio; ed essa restava dunque la via prediletta da quell'uomo per prepararsi all'ultimo incontro. Quell'uomo, sfatto dalla malattia, non smette di essere un giullare che ha bisogno di cantare per proclamare la vita ed essere sostenuto nella sua battaglia finale.

L'ultimo atto è quello più umano di tutti, nel quale quell'uomo ha pudore di nascondere la sua umanità bisognosa degli altri e delle creature per essere consolato e preparato all'accoglienza di colei che gli toglierà tutto. Prima di morire volle chiamare accanto a se donna Jacopa dei Settesogli affinché oltre la sua amicizia le portasse una tonaca nuova per il funerale e anche un dolcetto «che era solita prepararmi quando soggiornavo a Roma» (CompAss 8: FF 1548). Per essa, arrivata da Roma per suggerimento divino, portando tutto quello che Francesco aveva desiderato, non valeva la clausura e, su desiderio di Francesco, fu introdotta subito dall'uomo di Dio: «Così ella entrò dal beato Francesco, versando davanti a lui molte lacrime». Il desiderio della sua presenza e dei suoi dolcetti, da lei preparati il giorno dopo, costituiscono gli ultimi atti registrati dalla Compilazione di questo morire umano, di un morire in cui Francesco accetta di essere uomo con il bisogno di consolazione e di vicinanza, di amicizia e di tenerezza. E' in questo contesto di umanità semplice che Francesco si incontra con Dio: «E avvenne come piacque a Dio, che, proprio nella settimana che donna Jacopa era arrivata, il beato Francesco migrò al Signore». Muore un uomo, con i suoi bisogni e le sue paure, che cerca consolazione e incoraggiamento, che cerca la musica e i dolcetti, che cerca la sua gente per essere aiutato in quell'incontro tanto desiderato ma anche tanto impegnativo e forse anche temuto.

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Ultima modifica ilSabato, 07 Dicembre 2013 00:35
Padre Pietro Maranesi

Sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Rettore dell' Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi. Docente di Teologia Dogmatica e Francescanesimo all'Istituto Teologico di Assisi. Autore di varie pubblicazioni tra le quali Facere Misericordiam (2007), L'eredità di frate Francesco (2009), Il sogno di Francesco (2011), La clausura di Chiara d'Assisi (2012).




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