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La quindicesima ammonizione di san Francesco

Ammonizione 15: I PACIFICI

Beati i pacifici, poiché saranno chiamati figli di Dio. Sono veri pacifici coloro che in tutte le contrarietà che sopportano in questo mondo, per l’amore del Signore nostro Gesù Cristo, conservano la pace nell’anima e nel corpo.

E’ interessante il fatto che nelle quattro ammonizioni in cui Francesco commenta altrettante beatitudini di Gesù (XIV-XVI), due di esse, la nostra e la XIII, siano dedicate alla stessa esortazione evangelica: beati i pacifici perché saranno chiamati figli di Dio. Tuttavia, contrariamente alla precedente, il brevissimo testo proposto in questa, cerca di sviluppare un commento più aderente alla formulazione evangelica, al fine di spiegare chi siano i pacifici.

Anche in questo testo continua il metodo di Francesco, gi à visto in azione nelle precedenti ammonizioni, dell’ermeneutica di sé “per via di contrasto”: è veramente pacifico non semplicemente colui che conserva la pace nel corpo e nell’anima, ma colui che la conserva “nelle avversità” della vita, quando è chiamato a “sopportare” gli eventi contrari. Tuttavia, ciò non è ancora del tutto sufficiente per spiegare chi sia il vero “pacifico”, perché Francesco aggiunge, in forma apparentemente di inciso sebbene costituisca il centro del testo, qualcosa d’altro: è veramente pacifico colui che sopporta tutte le contrarietà “per amore del Signore nostro Gesù Cristo”. A mio avviso, questa precisazione stabilisce due aspetti fondamentali della proposta del Santo.

Innanzitutto le contrarietà di cui parla Francesco, quelle “buone” che provano e verificano la verità del frate, nascono “per amore di Gesù”, cioè esse non sono casuali né frutto della sconfitta subita nella battaglia per il potere e il dominio, ma la conseguenza di una scelta di vita che i frati hanno fatto. La sequela di Lui da parte dei frati, che hanno assunto una esistenza consegnata a Dio mediante uno stile da “frati minori”, cioè che hanno rinunciato alla logica del potere e del dominio per rendere vero e credibile il vangelo, condurrà immancabilmente a “persecuzioni” in questa vita. Coloro che hanno scelto Gesù come modello e, con lui, vogliono essere poveri in spirito, nel pianto, miti, affamati e assetati di giustizia, vogliono essere uomini che scelgono la misericordia, che desiderano di avere un cuore puro, che si fanno operatori di pace e che accettano anche di essere perseguitati per la giustizia (Mt 5,3-10), costoro non possono non sperimentare le avversità. E’ sicuro infatti che lo stile di vita assunto per amor di Gesù e fidandosi di Lui, li condurrà ad essere insultati, perseguitati e a subire ogni sorta di male (Mt 5,11). L’amore del Signore Gesù, assunto quale riferimento nelle scelte dei frati nel loro vivere dentro al mondo, oltre a renderli sale e luce della terra (Mt 5,13-14), li obbligherà a subire e sopportare le immancabili contrarietà che sorgeranno da questa sequela.

A questo primo livello del ruolo dell’amore di Gesù nel comprendere la chiamata alla vita pacifica, si aggiunge il secondo. Le avversità a cui saranno chiamati i frati, oltre ad offrire loro l’opportunità di verificare quanto sia vero in essi lo stile del Signore che hanno detto di aver abbracciato, li obbligherà ad attaccarsi più fortemente a Lui se vorranno “sopportare” tutto da pacifici, senza cioè essere “scandalizzati” dagli eventi ed essere portati via dalla loro scelta evangelica. Solo “per amore di Gesù Cristo” essi potranno restare in quello stile, assumendo “nella pace” quelle conseguenze difficili che essi, già fin dall’inizio, sapevano che sarebbero arrivate. Quegli eventi, dunque, non solo misurano quanto quell’amore del Signore sia vero e profondo, ma anche lo radicano nel profondo e lo rendono riferimento stabile della battaglia per la pace del cuore. Solo lo sguardo puntato sul Volto di Colui che è stato povero, mite, misericordioso, amante della giustizia, che è restato fermo nella sua scelta di vita fino alla croce, potrà permettere al frate minore di “sopportare” la sua croce, cioè di prenderla sulle sue spalle ogni giorno e portarla dietro il suo modello.

Solo così, radicato nell’amore del Signore, potrà allora “conservare la pace nell’anima e nel corpo”. Essa non sarà dunque l’atteggiamento dello stoico o del rambo della situazione che resta superiore alle sofferenze che sta patendo. La pace di cui parla Francesco è la capacità di restare “consegnati” a quello stile, lasciandosi legare da una appartenenza a Colui che si è lasciato consegnare. Il Suo corpo e la sua anima sono restati fermi nella pace non perché furono imperturbabili, insensibili e superiori al dolore, ma perché consegnati fino alla fine della propria vulnerabilità lasciandosi inchiodare quale forma sicura di obbedienza. “Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e gemiti… E pur essendo Figlio imparò l’obbedienza da ciò che patì” (Eb 5,7-8). La pace del corpo e dell’anima è la conseguenza di un “restare” consegnati, senza lasciarsi scandalizzare e dunque irritare e ribellare dai patimenti che nascono dalle avversità di quella scelta. La pace del cuore significa sapere a chi si appartiene, per diventare e restare, così, uomini di pace e di misericordia, di giustizia e di mitezza. La pace è la libertà e la tenacia di restare dietro quel modello, sicuri che egli è l’unica possibilità per vincere ogni guerra e ogni violenza, perché esse vengono sconfitte innanzitutto in noi stessi, quando il nostro corpo e la nostra anima si legano a colui che ha dato se stesso per liberare il mondo dalla morte, la grande e radicale avversità che ci toglie la pace. “Egli infatti, reso perfetto da ciò che patì, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono” (Eb 5,9).

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Ultima modifica ilMartedì, 11 Febbraio 2014 00:11
Padre Pietro Maranesi

Sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Rettore dell' Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi. Docente di Teologia Dogmatica e Francescanesimo all'Istituto Teologico di Assisi. Autore di varie pubblicazioni tra le quali Facere Misericordiam (2007), L'eredità di frate Francesco (2009), Il sogno di Francesco (2011), La clausura di Chiara d'Assisi (2012).

1 commento

  • Simone
    Simone Martedì, 11 Febbraio 2014 11:08 Link al commento

    Anche chi non ha deciso di abbracciare la vita di frate minore dovrebbe imparare il segreto di tutto questo... Grazie Padre Pietro per lo splendido cammino che ci stai facendo tra le ammonizioni di Francesco!




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