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La ventiquattresima ammonizione di san Francesco

Ammonizione 24: LA VERA DILEZIONE

Beato il servo che tanto è disposto ad amare il suo fratello quando è infermo, e perciò non può ricambiargli il servizio, quanto l’ama quando è sano, e può ricambiarglielo.

La seconda caratteristica del “servo beato” presentata da Francesco ai suoi frati riguarda la “gratuità” del suo agire. Usando una metafora, si potrebbe dire che questa caratteristica del servo di Dio, insieme all’umiltà, costituisca la seconda essenza del profumo che deve caratterizzare l’uomo che segue lo stile del vangelo. Ma anche in questo caso, la gratuità, come era per l’umiltà, è tanto preziosa quanto difficile da garantire presente in verità in colui che si qualifica “servo di Dio” e “frate minore”, cioè “cristiano”. E per verificarla Francesco ripropone lo stesso metodo della precedente ammonizione. Infatti, come in quel caso l’abito di vita dell’umiltà era garantito dal ribaltamento delle relazioni “normali” proponendo uno stile umile e libero dal potere proprio con coloro che erano sottoposti, anche nella presente Ammonizione la gratuità dell’agire del servo è misurata da una situazione radicalmente asimmetrica quale è l’infermità in cui è caduto il fratello.

Il testo proposto da Francesco è così chiaro ed efficace nella sua logica educativa da far sembrare non solo inutile ma anche difficile ogni commento ulteriore. La parola “gratuità” non è pronunciata esplicitamente come lo era precedentemente l’“umiltà”, eppure è di essa che Francesco sta parlando. La gratuità è accorgersi e, dunque, accogliere la necessità dell’altro senza fare calcoli nei quali valutare i vantaggi o gli svantaggi che derivano da quell’operazione. Nel medioevo la malattia era costantemente la sorella stretta della morte. Il malato era appunto un “in-fermo”, cioè uno che aveva perso la forza di essere “fermo”, stabile, ed è per questo che si diceva (e ancora oggi) “cadere nell’infermità” (cf. Rnb X 1 e Rb VI 6). Quali sentimenti e atteggiamenti si deve avere con questo peso caduto a terra, che ti chiede di assumerti la fatica della sua “infermità”? La risposta è precisa: usa quei sentimenti che hai già avuto con lui quando era sano o che avrai quando ritornerà sano! Francesco sembrerebbe dire: fai attenzione a come reagisci nelle due diverse situazioni (di fronte al fratello sano e quando è infermo) e vedi se in esse i tuoi sentimenti sono uguali o diversi! E la verità della tua generosità devi trovarla non nei sentimenti vissuti nei confronti del fratello sano e pronto a riconoscere i tuoi servizi, ma quelli provati e donati al fratello diventato “un peso morto” a causa della sua infermità. Insomma, anche in questo caso, come nell’ammonizione precedente riguardo all’umiltà, la proposta formativa di Francesco mira ad un obbiettivo fondamentale: aiutare i suoi frati a smascherare in loro ogni forma di doppiezza relazionale per poter operare su se stessi una possibile riunificazione del cuore e dell’azione, non più divisi da sentimenti che cambiano secondo le diverse situazioni di vita. Perché solo un uomo unificato e autentico nei sentimenti, cioè guarito da una schizofrenia relazionale che si lascia guidare dal criterio del vantaggio e delle opportunità, potrà diventare un uomo beato, perché egli resterà nel suo intimo sempre lo stesso gestendo con semplicità e dunque con verità tutti i rapporti umani accolti e amati nel nome di Colui che si è fatto umiltà e gratuità per esserci accanto nei nostri momenti di fragilità e infermità.

Riguardo poi alle scelte concrete che i frati dovranno mettere in atto con i frati “infermi” vi è un passaggio della Regola molto interessante, nel quale si ordina quanto segue: «Se uno di essi cadrà malato, gli altri frati lo devono servire come vorrebbero essere serviti essi stes­si» (Rb VI 9). La proposta è parallela alla precedente riguardo ai sentimenti con cui vivere l’infermità dell’altro. Oltre ad assicurare i sentimenti di gratuità nei confronti degli infermi, il frate deve anche operare scelte adeguate per “servire” quella “instabilità” e debolezza del fratello caduto malato. E per Francesco esse hanno una fondamentale misura per essere valutate e assunte: il frate che vorrà servire l’infermo dovrà diventare egli stesso “infermo”. Solo dal di dentro di quella debolezza e fragilità egli potrà capire cosa significa “cadere infermo” e riconoscere quali siano le possibilità migliori per servirlo. Non solo dunque dovrà verificare che i sentimenti con cui vive il servizio al malato siano per quanto possibile gratuiti e generosi, ma anche dovrà entrare in un forma di solidarietà e condivisione della situazione del malato che lo renda capace di trovare le vie migliori per affrontare con efficacia l’infermità del fratello.

Dunque, l’infermo caduto a terra (amm. 24) come anche il suddito sottoposto all’autorità di un altro (Amm 23a) costituiscono le due figure nelle quali il frate deve verificare l’aggettivo che qualifica la sua identità: “minore”. Se nel primo caso essere “minore” significava abbassarsi fino a mettersi a fianco dell’altro, qui invece si potrebbe dire che essere frate minore nei confronti dell’infermo implica “sottomettersi” a lui. Spesso Francesco nei suoi scritti utilizza l’aggettivo “subditus”-“sottomesso” per designare l’atteggiamento che debbono assumere i frati nelle diverse situazioni della vita per essere in verità “minori”, una scelta che utilizzando le parole di 1Pt 213, li porta ad essere “subditi omni humanae creaturae propter Deum” (2LetFed 47). Sottomettersi a colui che è caduto malato, significa assumere sulle proprie spalle il suo peso, cioè mettersi sotto di lui per rialzarlo dalla sua “infermità” e sorreggerlo nel suo cammino, offrendo il proprio corpo come sostegno a colui che “caduto nell’infermità” rischia di restare ai margini della strada.

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Ultima modifica ilLunedì, 05 Maggio 2014 23:44
Padre Pietro Maranesi

Sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Rettore dell' Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi. Docente di Teologia Dogmatica e Francescanesimo all'Istituto Teologico di Assisi. Autore di varie pubblicazioni tra le quali Facere Misericordiam (2007), L'eredità di frate Francesco (2009), Il sogno di Francesco (2011), La clausura di Chiara d'Assisi (2012).




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