banner header
Log in

L'Ottava ammonizione di S. Francesco

Ammonizione 8: EVITARE IL PECCATO DI INVIDIA

Dice l'Apostolo: «Nessuno può dire: Signore Gesù, se non nello Spirito Santo»; e ancora: «Non c'è chi fa il bene, non ce n'è neppure uno». Perciò, chiunque invidia il suo fratello riguardo al bene che il Signore dice e fa in lui, commette peccato di bestemmia, poiché invidia lo stesso Altissimo, il quale dice e fa ogni bene.

Anche in questa Ammonizione Francesco resta concentrato sui "beni" posseduti dai frati, per aiutarli a non lasciarsi trarre in inganno dall'apparente bontà di quel possesso. Diventare poveri economicamente, dopo aver rinunciato a tutto e aver abbracciato la vita minoritica, non significava automaticamente e sicuramente essere entrati nella libertà dei figli di Dio che hanno abbandonato ogni meccanismo di potere e di possesso per diventare "frati minori". Diventati poveri economicamente, i frati erano però diventati ricchi di beni spirituali, quelli compiuti per il Signore e per il Regno, quelli delle buone opere e dei buoni risultati, quelle dell'insegnamento, quelle delle prediche, delle opere di carità. Ed è qui che si mostra la lettura profetica ed evangelica di Francesco per il quale nonostante la loro natura "buona" questi beni "spirituali" potevano diventare per i frati tanto pericolosi quanto quelli "materiali".

Non la qualità delle opere rivela la coerenza dell'identità del frate, ma l'ascolto del cuore con il quale esse sono compiute. Nell'ammonizione precedente aveva ricordato a coloro che possedevano la ricchezza della conoscenza delle parole della Scrittura il rischio pericolosissimo di appropriarsene: fare di esse una ricchezza a vantaggio della propria persona così da essere apprezzata e stimata dagli altri; quella ricchezza, invece, di essere un dono riconsegnato a Dio, condividendolo con i fratelli, era diventato appropriazione per il dominio. Di fronte a questo fratello ricco e superbo dei beni che Dio gli aveva permesso di compiere è collocata da Francesco in questa VIII ammonizione l'altra figura di frate direttamente opposta ma in qualche modo correlata al precedente: colui che invidia i beni compiuti dagli altri. L'invidia è parente stretta della superbia. Quest'ultima guarda il mondo dall'alto verso il basso, quella invece dal basso verso l'altro. E mentre il superbo, dimenticando Dio, attribuisce a se stesso il bene e se ne appropria, l'invidioso chiama in campo Dio e lo accusa di ingiustizia. E' di estremo interesse la costruzione della breve ammonizione su questo tema strategico delle relazioni all'interno della fraternità.

L'invidioso presentato da Francesco in questa ammonizione sa molto precisamente che i beni compiuti dal fratello sono opera di Dio; è Lui che l'ha permessi donando a quel fratello quelle capacità e possibilità di compiere il bene. Tale presupposto è il principio da cui si origina la natura di bestemmia del sentimento di invidia: Dio non è giusto, e dunque non è buono, altrimenti avrebbe distribuito in modo diverso quelle possibilità e capacità donate a quel fratello. L'invidia è dunque la rabbia che un uomo prova a motivo del senso di ingiustizia che egli sente di aver subito; e il colpevole è proprio Colui che invece si lascia chiamare Buono e Giusto. Francesco dunque è estremamente duro e radicale nei confronti del sentimento di invidia, definendolo come "bestemmia", cioè come ribellione contro Dio il quale di fatto è accusato di menzogna, perché non è quello che ci chiede di riconoscergli, cioè Buono e dunque Giusto.

Alla radice però di questo movimento di ribellione vi è un meccanismo più profondo e di natura infernale presente nel cuore del "fratello" che invidia il "fratello". La bestemmia innalzata a Dio, accusandolo di ingiustizia, nasce dalla rabbia profonda ma invisibile che divora quell'uomo per il fatto di non essere in alto, sopra gli altri, cioè là dove sente che invece è collocato l'altro a motivo del possesso di quei beni. Il fratello che invidia suo fratello è mosso da un solo desiderio: vorrebbe per sé quei beni, per appropriarsene e gloriarsene, e così occupare quel posto dal quale finalmente ergersi sugli altri e diventare "qualcuno" ammirato e lodato. Dunque l'invidia è parente stretta della superbia, perché è in essa che si vorrebbe trasformare. L'invidioso è il fratello povero del superbo, ed entrambi hanno lo stesso padre: il desiderio di potere e di dominio. E in quella famiglia non potrà mai esserci la pace, perché quei figli generati da quel padre saranno perennemente in lotta per accaparrarsi quei beni che continuano a definire "spirituali". Ma nelle loro mani quei "beni" si sono trasformati nel loro contrario: "materiali" e dunque di morte.

-----------

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere fotocopiata, riprodotta, archiviata, memorizzata o trasmessa in qualsiasi forma o mezzo – elettronico, meccanico, reprografico, digitale – se non nei termini previsti dalla legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni ed integrazioni. E’ consentito riprodurre l’opera a condizione che sia integrale (o in parte) e che sia citato l’autore e la fonte (www.buonanovella.info) a cappello dell'articolo citato.

Ultima modifica ilDomenica, 12 Gennaio 2014 18:20
Padre Pietro Maranesi

Sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Rettore dell' Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi. Docente di Teologia Dogmatica e Francescanesimo all'Istituto Teologico di Assisi. Autore di varie pubblicazioni tra le quali Facere Misericordiam (2007), L'eredità di frate Francesco (2009), Il sogno di Francesco (2011), La clausura di Chiara d'Assisi (2012).




Per poter lasciare un commento devi prima fare il login oppure effettuare la registrazione

17°C

Roma

Bel tempo

Umidità: 63%

Vento: 9.66 km/h

  • 11 Apr 2016 20°C 13°C
  • 12 Apr 2016 23°C 16°C
I segni dei tempi li sappiamo riconoscere?