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La Seconda Ammonizione di S.Francesco

Ammonizione 2:  IL MALE DELLA PROPRIA VOLONTÀ

Disse il Signore a Adamo: «Mangia pure i frutti di qualunque albero, ma dell'albero della scienza del bene e del male non ne mangiare» (Gen 2,16-17). Adamo poteva dunque mangiare i frutti di qualunque albero del Paradiso, egli, finché non contravvenne all'obbedienza, non peccò.
Mangia infatti, dell'albero della scienza del bene colui che si appropria la sua volontà e si esalta per i beni che il Signore dice e opera in lui; e cosi, per suggestione del diavolo e per la trasgressione del comando, é diventato per lui il frutto della scienza del male. Bisogna perciò che ne sopporti la pena.

La seconda ammonizione si lega strettamente alla precedente: mentre nella prima il Santo poneva nell'eucarestia la sintesi dello stile evangelico di essere frati minori, nella seconda invece vuole chiarire ai suoi compagni quale sia l'antiprogetto di questa loro identità evangelica. A tal proposito la risposta di Francesco è semplice e diretta: l'antiprogetto è il peccato. Tuttavia la definizione del peccato offerta da lui ribalta a mio avviso ogni ovvia comprensione di questa categoria, rendendola complementare anche se opposta a quanto detto riguardo all'eucarestia.

Per chiarire la natura di peccato il punto di partenza è assunto, come era già avvenuto nella prima ammonizione e come si ripete quasi sempre nelle successive, da un testo biblico, in questo caso da Gn 2,16-17, in cui si racconta del comando di Dio rivolto ad Adamo di non mangiare del frutto proibito. Il peccato, afferma in via preliminare Francesco, è contravvenire a questa richiesta. Tuttavia l'applicazione concreta di cosa significhi per i frati "mangiare" di quel frutto è avanzata da Francesco nella seconda parte del testo, dove il lettore si trova di fronte ad una interpretazione della natura di peccato a dir poco sorprendente e quasi rivoluzionaria nel contesto medievale. Mentre nella teologia del tempo il peccato era essenzialmente disobbedienza ai comandamenti di Dio attraverso azioni moralmente cattive, per Francesco invece "mangia dell'albero della scienza del bene colui che si appropria della sua volontà e si esalta per i beni che il Signore dice e opera in lui". Le due azioni del mangiare sono da lui collocate in un rapporto diretto: appropriarsi della volontà significa esaltarsi dei "beni" santi operati dal frate con l'aiuto di Dio. Il peccato dunque non si identifica con le opere "cattive", atti questi forse assenti nell'agire dei frati all'inizio del loro entusiasmo spirituale, ma ha a che fare con le "cose buone" che Dio permette loro di compiere. Il peccato di cui parla Francesco, e lo ricorda ai frati come inversione della loro chiamata evangelica, è il mangiare il bene che si compie, cioè fare il bene per ingrandire il proprio nome e la propria posizione. E allora, l'invito rivolto da Francesco ai suoi uditori mediante la proposta di quel testo biblico è quello di non guardare semplicemente o esclusivamente l'azione compiuta, per vedere se è un bene o un male, ma di scrutare il cuore con cui la si compie, perché un cuore che cerca se stesso opera il bene per se stesso, cioè mangia dell'albero del bene.

E' qui che l'ammonizione 2 si contrappone alla precedente, mostrando quale sia l'antiprogetto al progetto evangelico (la via della carne e la via dello spirito): mentre nella precedente credere-mangiare l'eucarestia significava diventare un pane che si dona senza pretendere nulla, offrendo-restituendo se stessi come dono, qui mangiare dall'albero del bene significa appropriarsi del bene per esaltarsi e gloriarsi. Dunque le due vie della vita presentate da Francesco nelle due prime ammonizioni sono precise e contrapposte: mangiare per offrirsi come un bene gratuito o mangiare per appropriarsi dei beni che, con tenacia di volontà e grande sforzo, si cerca di operare. Insomma: mangiare del pane eucaristico conduce al servizio per condividere, al contrario mangiare dell'albero del bene rivela una logica di potere presente nel cuore desideroso di dominio.

L'ultima notazione sul testo della seconda ammonizione. Chi vive divorando per se stesso il bene che si sforza di fare deve "sopportare la pena" di questo stile di vita. La pena di cui parla Francesco in chiusura del testo non è da capire solo in rapporto alla pena eterna, ma anche alla pena attuale che nasce dall'ansia e dall'affanno di "operare il bene" per riceverne contraccambio. E' l'ansia penosa e maledetta del commerciante che deve essere sul mercato con una merce sempre vincente per esaltarsi costantemente del suo prodotto. Ma quanta fatica e forse angoscia procura una vita cristiana vissuta come commercio di meriti! Tanti meriti, tanta pena!

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Ultima modifica ilDomenica, 12 Gennaio 2014 18:38
Padre Pietro Maranesi

Sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Rettore dell' Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi. Docente di Teologia Dogmatica e Francescanesimo all'Istituto Teologico di Assisi. Autore di varie pubblicazioni tra le quali Facere Misericordiam (2007), L'eredità di frate Francesco (2009), Il sogno di Francesco (2011), La clausura di Chiara d'Assisi (2012).




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