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La Sesta ammonizione di S. Francesco

Ammonizione 6: L'IMITAZIONE DEL SIGNORE

Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon pastore che per salvare le sue pecore (Cfr. Gv 10,11; Eb 12,2) sostenne la passione della croce. Le pecore del Signore l'hanno seguito nella tribolazione e persecuzione (Cfr. Gv 10,4), nell'ignominia e nella fame (Cfr. Rm 8,35), nella infermità e nella tentazione e in altre simili cose; e ne hanno ricevuto in cambio dal Signore la vita eterna. Perciò é grande vergogna per noi servi di Dio, che i santi abbiano compiuto queste opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il semplice raccontarle!

La prima notazione da fare al testo dell'ammonizione 6 riguarda il verbo di apertura, che riprende lo stesso della precedente, con due piccoli cambiamenti: mentre prima il testo si apriva con "Attende homo" adesso invece "Attendamus omnes fratres". Diverse possono essere la traduzione del verbo : "tutti noi frati" "facciamo attenzione", "guardiamo con cura", consideriamo attentamente". Spesso Francesco si rivolge ai suoi con questo o simili verbi, capaci di destare attenzione, perché quello che sta per dire è molto importante per la vita dei frati. Anzi: nel richiamo coinvolge anche se stesso usando un "tutti noi frati" con il quale rafforza l'efficacia del richiamo.

Dopo aver suonato la tromba dell'attenzione il Santo propone tre situazioni a cui i frati sono invitati a volgere il loro sguardo. Innanzitutto occorre vedere e stupirsi dell'amore che ha animato il pastore per le pecore, per le quali ha preso su di se la croce. Con questo ricordo Francesco si ricollega chiaramente alla chiusura della precedente ammonizione dove ricordava che la croce era la vera gloria di cui un uomo poteva vantarsi. Qui di fatto ne offre un motivo ulteriore: non solo, come era nella precedente, perché in quel momento abbracci la verità del tuo essere di carne, ma anche perché essa è il segno e l'evento con il quale il Signore si prese cura di noi. In Lui si trova il modello di ogni relazione vera: non si tratta di gloriarsi sugli altri ma di prendersi cura di loro come un pastore che muore per le sue pecore.
A questa prima fondamentale scena fa seguito una seconda a cui i frati debbono volgere ancora la loro attenzione. Le pecore che hanno seguito il loro pastore hanno condiviso il suo cammino di dono, entrando anche nella fatica dell'essere "amore crocifisso". Nella frase Francesco usa un altro verbo a lui carissimo: seguire. La sequela caratterizza la dinamica della relazione: puntando gli occhi sul pastore e fidandosi del suo tragitto, le pecore percorrono la stessa via, certe che essa conduce alla vita. La loro gloria, il loro vanto, la loro ricchezza sta nel tenere fisso lo sguardo su di Lui, sicure e fiduciose che egli si prende cura di loro rendendole intrepide nel seguire i suoi itinerari che conducono a Gerusalemme.

Allo sguardo attento che le vere pecore hanno avuto sul pastore, mettendosi alla sua sequela, si contrappone l'ultimo richiamo fatto da Francesco ai suoi frati. "Facciamo attenzione frati" che il nostro guardare con attenzione le storie di "santità" delle pecore che hanno seguito il pastore, non cada nella più totale contraddizione. Se lo sguardo puntato su queste storie di sequela non diventa modello di riferimento esistenziale, ma solo occasione di "raccontare" per averne poi gloria, allora tutto ciò diventerebbe motivo di "grande vergogna". Guardare a quelle storie solo per raccontarle e così gloriarsi, significherebbe tradire quelle vicende, rendendole merce di scambio e non motivo di vita. La tromba suonata da Francesco, dalla quale esce la parola "vergogna", è dunque rivolta a tutti che coloro che parlano di Dio e delle opere da lui compiute negli uomini veri, quelli che hanno vissuto la vita seguendo l'agnello immolato nella grande tribolazione, senza però lasciarsi toccare dal desiderio di quella sequela. Essi usano "la croce" per il loro vantaggio, ma non credono che essa conduca alla vita.

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Ultima modifica ilDomenica, 12 Gennaio 2014 18:27
Padre Pietro Maranesi

Sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Rettore dell' Istituto Superiore di Scienze Religiose di Assisi. Docente di Teologia Dogmatica e Francescanesimo all'Istituto Teologico di Assisi. Autore di varie pubblicazioni tra le quali Facere Misericordiam (2007), L'eredità di frate Francesco (2009), Il sogno di Francesco (2011), La clausura di Chiara d'Assisi (2012).




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