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Gesù e i bambini

Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso

Marco 10,14-15

«14Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. 15In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in esso».

Nessuno ha necessità di tutto come un bambino: ha solo ciò che gli si dà, è in una situazione di dipendenza assoluta, è una mano sempre aperta per ricevere.
I bambini non riescono a meritare ciò che ricevono e vivono d'amore gratuito; questa è la situazione, in fondo, dell'uomo di fronte a Dio perché noi per vivere non abbiamo bisogno solo degli altri, ma anche di Colui che è totalmente Altro, di Dio.
Riceviamo tutto noi stessi, la totalità (e pienezza) della vita da Lui: possiamo amare, amarci ed accettarci soltanto perché siamo incondizionatamente amati (e accettati) da Dio.

È una relazione unidirezionale: l'Uomo, per prima cosa, è chiamato a ricevere, Dio a donare.
Per questo l'accesso al Regno di Dio è riservato ai bambini: sanno accogliere e non hanno diritti e/o pretese.
Non si può entrare nel Regno per forza, diritti e pretese così come non è amato davvero chi è amato per diritto, forza o pretesa.
Poi, solo nella misura in cui uno è amato, ama: solo quando si riceve si può sempre donare.

Cogliamo l'invito di Gesù a voler entrare davvero nel Suo Regno, a farci piccoli, come bambini, perché Dio è dono, amore, compassione e se l'uomo non impara a ricevere non si impossesserà mai del Dono dell'Amore e della Sua Fonte.

La vita dei bambini, inoltre, riporta tutti noi all'essenzialità: come ad un bimbo bastano poche e fondamentali cose per essere sereno, anche per noi è inutile affannarci nella vana ricerca di cose superflue.
A volte la felicità è più a portata di mano di quanto si creda, è nella semplicità, in uno sguardo, in una piccola attenzione che ti fa sentire speciale, in un abbraccio che ti rimette insieme; se io so che c'è un Padre che mi ama pronto a gettarmi le braccia al collo, appena accenno un passo verso di Lui, come faccio a non correre e buttarmi a capofitto in questo abbraccio?

Questo brano evangelico poi riporta alla memoria le parole che papa Francesco ha detto a proposito del ciclone che ha colpito quest'anno, devastandola, parte delle Filippine:
«Quando i bambini incominciano a crescere non capiscono le cose ed incominciano a fare domande a mamma e papà: "Perché?, Perché? Perché?''... Perché il bambino non capisce. Ma se noi stiamo attenti vedremo che il bimbo non aspetta la risposta dei suoi genitori ma ha bisogno che, in quell'insicurezza, il suo papà e la sua mamma lo guardino.
Ha bisogno degli occhi dei suoi genitori, del cuore dei suoi genitori. In questo momenti di sofferenza non stancatevi di dire: "Perché?" come i bambini.
E così attirerete gli occhi di Vostro Padre: attirerete la tenerezza del Papà del Cielo su di voi.»

Chiedere perché, non spiegazioni, chiedere che il Padre ci guardi, esattamente come fa il bambino.
Il bambino infatti ha una fiducia totale, incondizionata, illimitata nel genitore: cerca la sua presenza, si rassicura anche al solo saperlo vicino.
Tutto ciò ci ricorda che chi si fida e si affida a Dio può dire, con le parole del salmista:
"Signore, i miei occhi guardano in alto.
Io resto tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio alla madre." (Sal 131,1-2)

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Ultima modifica ilDomenica, 14 Settembre 2014 23:44
  • Citazione: Mc 10,14-15
Maria Carmen

Mi chiamo Maria Carmen (per tutti Marica), ho 24 anni, studentessa di Economia. Abito a Prato, sono catechista da diversi anni e ciò mi dà una gioia immensa. Una passione mai sopita per la scrittura come modalità preferita per trasmettere emozioni, una mania per la lettura. Sin da bambina ho avuto sempre una spinta particolare a non fermarmi al risaputo ma a continuare a pormi domande ed è così che potrei definire il mio modo di vivere la fede; una ricerca continua, un cammino in salita per cercare di vivere secondo lo Spirito anche nei giorni nostri, prendendo coscienza del fatto che, come diceva la volpe al Piccolo Principe, “L’essenziale è invisibile agli occhi!”, che Dio è veramente dentro di noi e il non vederlo non lo rende meno presente.




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