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Giuditta ed Ester, la bellezza che salva

Due testi brevissimi, quelli di Giuditta ed Ester, eppure profondamente intensi nel racconto presentato e soprattutto nel messaggio teologico che intendono trasmettere. Due figure molto simili, sia nell’aspetto che nelle vicende che le vedono coinvolte: due donne che fanno della loro bellezza lo strumento efficace per la salvezza del loro popolo.

Siamo difronte a racconti di tipo midrashico, nei quali personaggi e vicende rimandano a figure e significati altri. Siamo, soprattutto, nel periodo in cui Israele ha bisogno di rafforzare la propria identità nazionale, di ridire a sé stesso che la debolezza nella quale si vedeva immerso davanti agli altri popoli poteva (e certamente sarebbe stata) trasformata in vittoria da YHWH.

Ecco allora che Giuditta ed Ester si trovano nell’ambientazione iniziale entrambe in una condizione di fragilità. Il fatto stesso di essere donne rappresenta, soprattutto pensando alla cultura del tempo, una tipica condizione di inferiorità e marginalità.

A partire da qui, tuttavia, vediamo emergere in loro un’intelligenza sottile e sensibile, una capacità di sapiente astuzia che meraviglia il lettore suscitando uno sguardo di ammirazione per il coraggio e l’intraprendenza delle due donne.

Conosciamo le due storie: Israele è in pericolo di sterminio, sembrano non esserci possibilità di salvezza davanti al nemico decisamente più potente. Non ci sono risorse e forze sufficienti per fronteggiare l’avversario. Giuditta ed Ester, donne di grande fascino, scelgono, ognuna nella propria storia e modalità, di sfruttare l’arma della propria bellezza per sedurre i nemici potenti e liberare Israele dal pericolo di essere sterminato.

Qualcosa di estremamente vulnerabile, quale può essere l’aspetto e la bellezza concentrate nella fragilità di due figure femminili, diventano l’arma più forte ed efficace, tanto da rendere vittorioso chi prima era sull’orlo del baratro.

Cosa dice, dunque, Israele raccontando a sé stesso la storia di Giuditta e di Ester?

E’, in fondo, l’invito che sempre il Signore stesso gli ha rivolto:

“non temere!”. Perché sebbene tu percepisca la tua piccolezza e povertà, sebbene tu ti accorga di essere circondato da pre-potenze capaci di sopraffarti in un batter d’occhio, ricordati che Adonai è il tuo Signore, colui che “abbassa i potenti ed innalza gli umili”, colui che ribalta le sorti dei popoli e di ciascun uomo sulla terra. E lo fa servendosi della stessa fragilità, purchè tu impari a confidare in Lui, a gridare a Lui invocando il suo Nome.

“Ella depose la veste di vedova
per sollievo degli afflitti in Israele,
si unse il volto con aromi,
cinse i suoi capelli con un diadema
e indossò una veste di lino per sedurlo.
I suoi sandali rapirono i suoi occhi,
la sua bellezza avvinse il suo cuore
e la scimitarra gli troncò il collo.
I Persiani rabbrividirono per il suo coraggio
per la sua forza fremettero i Medi.
Allora i miei poveri alzarono il grido di guerra e quelli si spaventarono,
i miei deboli gridarono forte,
e quelli furono sconvolti [...]
Canterò al mio Dio un canto nuovo:
Signore grande sei tu e glorioso,
mirabile nella tua potenza e invincibile.”  
(Gdt 16, 7-13).

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Ultima modifica ilLunedì, 20 Gennaio 2014 23:48
Stefania Baglivo

Studentessa presso l'Istituto di Scienze religiose in Assisi. Lavora nel Centro d'accoglienza della Caritas diocesana di Assisi e sta imparando dai poveri a conoscere Dio.




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