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Il coraggio della libertà

Siamo davvero strani! Ammettiamolo! Aspiriamo con tutte le nostre forze ad essere liberi e nel momento in cui riceviamo questo dono puntualmente lo rifiutiamo! Difronte alla libertà l’uomo sembra essere preso da una paura istintiva.

In genere, si pensa che essere liberi sia così facile ma se siamo sinceri con noi stessi dobbiamo riconoscere che quando si tratta di decidere liberamente, si sente il peso della decisione… la libertà diventa un fardello. Minaccia la sicurezza di un’esistenza ben regolata, abbiamo paura di rimettere tutto in discussione!

Quando l’uomo esercita davvero il dono della libertà, si trova difronte a problemi di gravità estrema… comincia ad aver paura e ha fretta di disfarsi della libertà e di consegnarla nelle mani più esperte e più accorte delle autorità civili o religiose, magari, rendendosi schiavo dell’autorità di turno!

Siamo abituati ad essere condotti come bambini. Troviamo più comodo affidare ad altri il compito di distinguere il ‘bianco’ dal ‘nero’, di definire ciò che è male, di indicarci quello che bisogna fare o non fare o peggio ancora, quello di cui abbiamo bisogno!

E’ precisamente questa apatia che Gesù è venuto a scuotere!!! Gesù è venuto a restituire all’uomo la sua libertà confiscata o ceduta a beneficio delle autorità civili o religiose… Ma l’uomo ha paura del ‘disordine’ introdotto dalla libertà. Appena liberato torna di nuovo indietro! Vi ricordate del popolo d’Israele che rimpiange le cipolle che mangiava in Egitto?

Libro dei Numeri 11,4-6 Gli Israeliti ripresero a piangere e dissero: "Chi ci darà carne da mangiare? Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cetrioli, dei cocomeri, dei porri, delle cipolle e dell'aglio. Ora la nostra gola inaridisce; non c'è più nulla, i nostri occhi non vedono altro che questa manna".

Allo stesso modo facciamo noi! Appena liberati e capaci di disporre del nostro futuro, delle nostre scelte torniamo indietro! E se non lo facciamo fisicamente almeno col pensiero! Restituiamo la libertà a chi vuole donarcela o peggio la cediamo a chi vuole sottrarcela, perché è una responsabilità troppo grande, troppo gravosa, troppo difficile da vivere!

Nel bellissimo libro di Dostoevskij ‘I Fratelli Karamazov’, l’autore mette in scena un dialogo tra Gesù che ritorna a far visita agli uomini e il ‘Grande Inquisitore’ della Chiesa che cerca di smascherare i falsi profeti. Il romanzo è ambientato nel sedicesimo secolo in Spagna, a Siviglia quando l’Inquisizione, quell’organismo della Chiesa che aveva il compito di stanare gli eretici e di far confessare loro errori o mancanze anche sotto tortura, era al culmine. E’ una pagina terribile e poco gloriosa della storia della Chiesa che bisognerebbe avere il coraggio di guardare in faccia.

Questo ipotetico Gesù semina disordine  e confusione e sembra turbare una società civilizzata, gerarchizzata, ben organizzata in tutti i suoi ingranaggi. Dopo la cattura, il Grande Inquisitore interroga Gesù e dice:

“Perché vieni a disturbarci? Sei venuto troppo presto. Una volta sei venuto a dare la libertà agli uomini e hai seminato lo scompiglio. L’uomo non è capace di addossarsi la libertà, è felice quando è sottomesso. Ha bisogno di un’autorità che si incarichi di indicargli dov’è il male e dov’è il bene. Tu hai sopravvalutato l’uomo e hai penosamente fallito. E’ per questo che ti hanno crocifisso. Fortunatamente, avevi dato potere alla Chiesa e la Chiesa ha potuto correggere la tua opera. Noi, noi sappiamo ciò che l’uomo vuole. Noi sappiamo prenderlo e trattarlo. L’uomo aspira a essere preso in carico, è schiavo per natura, ha bisogno di essere guidato, di sentire il polso del padrone. Ha bisogno di essere diretto. Che sei venuto a fare qui e adesso? Hai detto che saresti venuto alla fine dei tempi. Allora non venire in anticipo!!”I fratelli Karamàzov, Fëdor Dostoevskij

Gesù lo guarda e tace..

E’ un dialogo che a me inquieta tanto! E’ terribilmente attuale! Io credo che ogni giorno l’uomo vive nella tenaglia di scegliere liberamente o di demandare ad altri le proprie scelte… di nascondersi dietro a chi sceglie per lui o esporsi in prima persona… di aspirare ad essere se stesso o ripiegare sul ‘meglio percorrere strade già battute’.

Noi non abbiamo il diritto di rinunciare a questa libertà, anche se il suo peso talvolta può sembrarci insopportabile. Non abbiamo il diritto di abdicare alla nostra responsabilità. Questo è il nostro dovere, questa è la nostra vocazione. L’uomo non ha scelta: per essere se stesso ha bisogno di essere libero. Questo rischio, questo fardello deve accettarlo. E’ responsabile della propria libertà!

E se abbiamo paura di scegliere perché abbiamo paura di perdere qualcosa dobbiamo prendere coscienza che l’uomo non si realizza se non attraverso una serie di rotture, di strappi più o meno dolorosi che lo rendono indipendente, autonomo, e passo dopo passo lo fanno pervenire alla libertà

Ma questo cammino non è uno sforzo di volontà solamente! La vera libertà così come ce la propone Gesù è un percorso che si può fare avendo Lui come modello, come compagno!
Cristo è la più grande forza rivoluzionaria della storia. Cristo è inquietante, Cristo è imbarazzante. Scompiglia le società. Scompiglia chi si compiace della propria debolezza e approfitta della propria impotenza. Sottrae l’uomo alla tendenza naturale a ritornare indietro, alla voglia di regredire verso il tepore del seno materno o che lo trattiene. Cristo scuote l’apatia, smaschera i falsi fuggiaschi, spezza i vincoli delle abitudini. Ci rimette in piedi, ci mostra il cammino e ci dice:

“Va, svincolati, parti”

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Agostino Di Meglio

Agostino Di Meglio, classe '74, vivo a Roma dove lavoro come consulente web in una società di informatica. Ho frequentato i primi due anni dell'Istituto Teologico di Assisi. Ho tante passioni tra cui il mare... mi richiama tanto l'infinità di Dio e del suo Amore! Sono innamorato della vita e sono sempre in ascolto di essa, perchè è maestra e perchè è uno dei mezzi privilegiati attraverso cui Dio mi parla.

Sito web: buonanovella.info



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