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Il Fulminato di Galilea. A toccarlo, ci si fulmina.

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

Marco 1,21-28

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.

Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».

La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Lo definirono “Il Carismatico”, come per dire: “Vedete, ha delle qualità superiori alla media”. Nulla di più sbagliato per l'Uomo di Nazareth, dopo trent'anni in cammino alla conquista della storia. L'unico suo carisma fu vivere prima ciò che dopo pronunciò: le sue parole erano abitate dalla sua vita, mica parole secche e accartocciate come quelle di scribi e farisei. Lo capirono essi stessi, avversi e avversari del Dio di Betlemme: «Erano stupiti del suo insegnamento» (liturgia della IV^ domenica del tempo ordinario). Stupiti: l'agguato della meraviglia e dell'imbarazzo, la feritoia della sorpresa e dell'inaudito, l'imboscata di ciò che per natura è imprevedibile e inimmaginabile. Il Regno di Dio, i suoi misteri reconditi, la sua spavalda e arcana bellezza. L'intrigo di chi è il più bello tra i figli dell'uomo: parola di salmisti.

L'autorità è parola nobile per il popolo latino. Nel suo grembo trattiene la radice del verbo augeo (“accrescere, aumentare, incrementare”). Ha autorità chi permette d'ampliare e d'ampliarti, che riesce a farti fare cose che fino a poc'anzi pensavi impossibili, chi ti prende per mano e t'addita prospettive interessanti. Chi ti indica con il dito la luna insegnandoti a non guardare il dito, bensì la luna. Autorità non è dispotismo e questo il Nazareno lo sa. E' umile appartenenza, sublime tatto, delicatissimo pertugio attraverso il quale proporre e predisporre all'infinito. “Ha autorità quell'uomo” - si rinfacciano tra loro scribi e farisei. Un giorno – dategli il tempo minimo per accendersi e accendere la storia – s'arrenderanno e, a braccia allargate, si confesseranno: «Guardate che non guadagnate nulla: ecco, il mondo è andato dietro a lui» (Gv 12,19). Il mondo segue chi al mondo addita il Cielo: nessuno mai parlò come Lui, forgiatosi in trent'anni e oltre di vita nascosta e di pesanti misteri cuciti addosso. Da Cafarnao parte: terra di pesche e di reti da riassettare, di pescatori e non di letterati, di periferia e non di sfolgoranti bellezza. Da Cafarnao: da ciò che è poco più di nulla, dal dimesso, dall'inaspettato. L'uomo, dopo di Lui, potrà nascere in un pollaio e diventare uno splendido cigno: potrà nascere in una reggia e tradursi in uno squallido omino di cartapesta. Parole, le sue, da prendere in toto o da lasciar stare: chi le tocca rimarrà fulminato. Per sempre, ad oltranza: carne e bruciori. Scottature.

Il Maestro non aveva nè casa, nè cattedra. Tutto gli serviva: il pendio di un monte, la barca di Pietro, i portici del Tempio, le sinagoghe di Nazareth e di Cafarnao. E predicava dappertutto, come il Seminatore della parabola; lungo la strada, sulla pietra e tra le spine. Perchè tutti devono udire la Parola. E come non era legato a dun luogo, così no nera legato a nessuna persona e anessun argomento. Ogni cosa gli serve di pretesto: i gigli del campo, gli uccelli dell'aria, i lupi, le pecore. E ognuno lo poteva interrogare e porgli domande, per cui il Vangelo è piuttosto un dialogo, ove il Signore risponde anche a quelli che non osavano interrogarlo, cosa che capita spesso, quando l'avvilimento del costume politico o civile ci ha preso la spina dorsale.

Perchè non lo interrogate anche voi? Perchè non gli dite il vostro dubbio e il vostro tormento? Parlategli senza timore e senza riguardi. Non vi minaccia, nè vi denuncia, nè fa lo scandalizzato. Il suo Vangelo no nve lo posso leggere e voi non lo potete capire che attraverso un dialogo, senza convenienze, con Lui.

(P. Mazzolari, Il compagno Cristo. Il Vangelo del reduce)

Lo seppero i demoni, profondi conoscitori della regalità di Cristo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». Lo conoscono quell'Uomo: è la rovina del loro padre Lucifero, sarà la rovina di tutta l'intera sua discendenza. Gli urlano addosso, lo tallonano, lo spintonano. Lui non teme, li affronta, sa dove andare: «Taci! Esci da lui!». Che era come dire: “Spostati, Lucifero, non abbiamo più tempo da perdere. Fatti da parte”. Un Dio che s'intromette col male: si sporca le mani, gli sbatte in faccia la sua deficienza, lo mette a soqquadro: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». Non lo capiscono ancora: né scribi, né farisei, né tantomeno i discepoli. L'unico che lo capisce è Lucifero e i suoi soci: è un intralcio quell'Uomo, va sradicato, le proveranno tutte. Il suo insegnamento è dei più terribili: non insegna solo con la voce. Insegna con lo sguardo, ammaestra con i movimenti, conquista con le gesta. Di Lui spande profumo in tutta la Galilea, il suo nome è cercato e ricercato, il timbro della voce è conosciuto. Quando parla non ammette distrazioni: è tutto occhi, tutto orecchie, tutto corpo. E' terribile quell'Uomo Nazareno: ha Se Stesso in suo potere, è il peggior potente che si possa trovare lungo la strada del presente e del passato.

Sarà una rovina per tutti, non per molti, per tutti: per alcuni una rovina rovinosa, per altri una dolcissima rovina. Di quelle augurabili, di quelle stordenti, di quelle che imbarazzano: rovinerà ruderi di debolezza per restaurarli in abitazioni di bellezza. Tradurrà l'impotenza in potenza e l'ignoto in conosciuto. Sarà il Dio delle meraviglie: punto e a capo. La guerra è iniziata: prendete posizione.

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Ultima modifica ilLunedì, 02 Febbraio 2015 00:14
  • Citazione: Mc 1,21-28
Don Marco Pozza

Creativo e poliedrico, don Marco Pozza nasce il 21 dicembre 1979 a Calvene (VI) e diventa sacerdote il 6 giugno 2004. Dopo aver dedicato i primi tre anni del suo sacerdozio come vice-parroco in un quartiere alle porte di Padova, ha intrapreso gli studi per conseguire il Dottorato in Teologia Fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma: dal 17 settembre 2011 è Cappellano della Casa di Reclusione di Padova (sez. penale).

Curioso interprete di un cristianesimo dell'innamoramento, esercita il suo sacerdozio nelle vesti inedite di scrittore, di giornalista (è editorialista di Avvenire) e di maratoneta. Ragione per cui – all'infuori delle sbarre del carcere – è quasi impossibile non trovarlo in viaggio per conto di Lui. Pur consapevole che la strada che Dio gli sta tracciando sarà ben lungi dai Sacri Palazzi, ha scelto in anticipo quello che potrebbe essere l'incipit della sua prima enciclica: «Ho odiato ogni minuto di allenamento ma mi dicevo: non rinunciare. Soffri ora e vivi il resto della vita da campione» (Cassius Marcellus Clay).

Custode di una personalità dalla difficile interpretazione e gestione, tutto trova luce e ragione nel suo essere sacerdote innamorato della sfida che Dio ha posto sulle sue spalle.

http://www.sullastradadiemmaus.it/




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