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Il "giudizio" di Dio - 3 parte

lun11apr2Come abbiamo avuto modo di vedere nel precedente articolo, il “RIB” è un altro modo di fare giustizia: nel “giudizio” si accusa il colpevole per condannarlo. Nel “RIB” si accusa il colpevole per perdonarlo.

Lo scopo del “RIB” è infatti perdonare. Se colui che ha sbagliato dice che è dispiaciuto del male commesso, se pone alcuni segni che manifestano concretamente il suo proposito di cambiamento, diventa possibile cancellare il passato e ritrovare la perfetta intesa, nella verità della riconciliazione. Appare chiaro che la vittima, cioè la parte lesa, ha il potere sublime di far incominciare una nuova vita.

Se il “RIB” funziona e quindi il cuore del peccatore arriva ad essere toccato, viene fatta giustizia nel senso che l’ingiusto smette di essere tale. Non è come nel tribunale dove io rendo l’ingiusto incapace di fare del male, perché semplicemente gli lego le mani; l’effetto del “RIB” invece è che io trasformo colui che è ingiusto in un uomo che è ritornato ad essere giusto, perché con il “RIB” l’ingiusto smette di fare il male.

Il “RIB” attua la giustizia che non è il dare all’altro la pena che si merita, ma è fare quella giustizia dove si interrompere radicalmente il cammino dell’ingiustizia, perché colui che faceva il male adesso si è messo a fare il bene: il male non c’è più e l’ingiustizia non c’è più.

Capite ora la portata rivoluzionaria di questo modo di fare giustizia? Questa è la giustizia di Dio! Questa è la giustizia che Dio fa con noi!

Cosa vi viene in mente? Non so a voi ma a me questo fa pensare che la morte di Gesù è il definitivo “RIB”, la definitiva offerta di perdono che il Padre ha fatto all’uomo.

Con Gesù, Dio è venuto ad “accusarci” e a farci vedere il nostro peccato non per una condanna ma per il PERDONO! Se viene accettata l’offerta di perdono e quindi se c’è la confessione del peccato, mi viene rivelato non solo che il mio peccato è già stato perdonato ma addirittura che proprio perché è stato perdonato il mio peccato in realtà non c’è più. Quel perdono è riuscito a togliermelo dalle mani e c’è solo finché io lo voglio, ma appena io dico: “Vorrei non averlo fatto”, io scopro che l’amore di Dio è stato talmente grande da riuscire a non farmelo fare.

Vorrei però sottolineare l’importanza del pentimento per non sminuire minimamente la gravità del peccato e del male che siamo capaci di fare!

Quando c’è pentimento c’è sempre il perdono del Signore. Il perdono non dipende dalla grossezza del peccato ma dalla verità del pentimento. Forse allora difronte all’offerta del perdono la domanda a cui devo rispondere è “Sono davvero pentito di quello che ho fatto? Sono cosciente che quanto ho fatto è un male e fa male alla mia vita?” Ecco perché non c’è perdono per quelli che non si pentono perché in fondo in fondo non penso di aver fatto qualcosa di male e allora non c’è posto al perdono… di che cosa devo essere perdonato?

Badate bene: con questo articolo non voglio minimamente gettare discredito sulle nostre modalità di fare giustizia, ovvero quelle derivanti dal codice civile e penale che si ergono a tutela di coloro che subiscono ingiustizie. Voglio solo mettere in evidenza che c’è un altro modo di fare giustizia che ci viene donata da una Sapienza più grande e che forse ha qualcosa da dirci. Io sono persuaso che se il Signore agisce così verso i suoi figli  (perché questa è la perfezione della giustizia),  il RIB dovrà essere anche la procedura che questi figli assumono nel rapporto fraterno, perché solo così riusciamo ad essere “perfetti come'è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt 5,48).

Vorrei concludere con una riflessione: Il peccato più grande che l’uomo potesse commettere lo ha già fatto: uccidere Dio! Ma in virtù di questo definitivo RIB il nostro peccato non c’è più e non c’è neppure la tomba a dire che il nostro peccato c’è, perché non c’è il morto ammazzato ma c’è solo il Signore della vita che è morto per dare la vita e perciò è risorto e questo è il perdono di Dio.

Spero solo di non avervi incasinato di più le idee! Ma se poco poco ho messo in discussione quell’incancrenita idea di un Dio giudice e vendicativo che noi tutti abbiamo, sono contento!

 

Per approfondire

Se avete desiderio di approfondire quanto ho esposto in questo articolo potete leggere questo libro:
"Quelli che amo io li accuso" - Il rib come chiave di lettura unitaria della Scrittura.

Fonti: Appunti della teologa e biblista Bruna Costacurta.

Ultima modifica ilVenerdì, 23 Agosto 2013 23:25
Agostino Di Meglio

Agostino Di Meglio, classe '74, vivo a Roma dove lavoro come consulente web in una società di informatica. Ho frequentato i primi due anni dell'Istituto Teologico di Assisi. Ho tante passioni tra cui il mare... mi richiama tanto l'infinità di Dio e del suo Amore! Sono innamorato della vita e sono sempre in ascolto di essa, perchè è maestra e perchè è uno dei mezzi privilegiati attraverso cui Dio mi parla.

Sito web: buonanovella.info
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